Di un mare il Garda ha il moto
ondoso e gli spruzzi, le spiagge e le calette segrete, il profumo
e i colori. Ma sul Garda soprattutto le dimensioni regalano un'illusione
d'infinito. E la sponda di fronte si allontana, svanisce
Per
molti turisti Sirmione è Catullo. La sua vita e la sua poesia
si possono riassumere in due sole parole: si innamora. Di Lesbia.
Per lei, forse nella villa romana di Sirmione, nelle Grotte, scrive
versi unici, per lei dopo più di 2000 anni è ancora
vivo.
Odi et amo, "odio e amo", scrive un giorno. Il suo
è un amore contrastato, a volte disperato. Ma è necessario
per vivere.
"Continuo a detestarla, ma mi venga un accidente
se non la amo!". Da qui percorrendo la costa in senso orario,
ecco Desenzano con la sua villa romana, il porticciolo che entra
nel salotto veneziano di piazza Malvezzi, poi la spiaggia del lido
di Lonato, con la vicina, elegante abbazia di Maguzzano. Resti di
mura, castelli e ville da sogno, spuntano ad ogni passo. Anche tra
i vigneti delle colline, nella vicina Valtenesi. Se è di
Padenghe l'ultimo re longobardo, Desiderio, e nel borgo
fortificato di Moniga nasce un giorno un vino curioso e intrigante,
il chiaretto, pochi chilometri più avanti, c'è Salò,
"Magnifica Patria" al tempo della Repubblica di Venezia.
è l'antica capitale del lago, la terra di Gasparo Bertolotti,
da molti ritenuto l'inventore del violino. Solo nella vicina Cremona
si raggiungerà però la perfezione con liutai come
Amati, Guarneri, Stradivari. Il Garda da sempre è una tappa
obbligata per i grandi viaggiatori. Da Goethe a Byron, Lawrence,
Ibsen, da Foscolo a Carducci, Rilke, Gide. Ezra Pound un giorno
scrive a Joyce, invitandolo sul lago:
"Qui mi sento a casa mia".
E Joyce arriva a Desenzano
La storia sulle rive del Garda
è di casa. Dopo l'impresa di Fiume, nel 1921 Gabriele D'Annunzio
si stabilisce infatti a Gardone Riviera.
E alla morte del poeta-soldato quella sua villa, quel suo
"Vittoriale
degli Italiani" è dichiarata monumento nazionale, visitata
ogni anno da centinaia di migliaia di turisti. è il luogo
della fantasia e del ricordo, tra oggetti eccentrici, cimeli kitsch,
doni di persona
ggi famosi dell'epoca, stanze surreali. C'è persino una nave
nella montagna, un teatro, l'aereo del volo su Vienna, il Mas della
beffa di Buccari. E tutto appare magicamente deformato, come nei
sogni
Il viaggio continua fra gli ulivi lungo una riviera
d'argento. La chioma degli ulivi, viva e lucente in ogni momento
dell'anno, moltiplica i riflessi del lago. Diventa parte del paesaggio,
che risalendo cambia moltissimo. Superato il golfo di Maderno (stupenda
la raccolta chiesa romanica di Sant'Andrea) e l'abitato di Toscolano
(merita una deviazione la pittoresca Valle delle Cartiere) la montagna
sembra proprio prendere d'assalto il lago. Insolite pietre e terrazzamenti
danno vita alle antiche limonaie, costruzioni che, abbandonate e
progressivamente trasformate in abitazioni, ora vengono riportate
all'antico splendore. Il clima mite permette coltivazioni di agrumi
rari, cedri e bergamotti: tecnici delle Università di Milano
e di Catania vi si dedicano con impegno e passione. La strada corre
per lunghi, spettacolari, tratti in galleria. Si raggiunge Limone
e il paese di Daniele Comboni, il grande vescovo missionario, è
oggi il paradiso degli ultraottuagenari: qui la gente ha nel sangue
una proteina anomala che pulisce le arterie dai grassi. Da Gargnano
(dove si corre a settembre la leggendaria regata della Centomiglia)
sino a Riva è un sogno per chi ama la vela. E il windsurf.
Qui il vento la fa infatti da padrone, increspando fortemente la
superficie del lago. Lasciando la costa la strada si inerpica di
colpo, il paesaggio si fa montano. Le case di Attila, curiose abitazioni
dal tetto spiovente di paglia, dominano l'altipiano di Rest nella
vicina Valvestino. Il territorio è quello di Magasa e queste
case, simili a quelle ungheresi attorno al lago Balaton, sono state
costruite da soldati arrivati sin qui sotto la bandiera degli Asburgo.
Dal lago si sale tra pareti di roccia, strapiombi, cascate d'acqua
e viste mozzafiato. Si va a Tignale e Tremosine, su altipiani da
favola. Li conoscevano bene gli Etruschi (che qui hanno lasciato
delle tracce) e in tempi più recenti Thomas Mann, che di
quella strada per Tignale si è ricordato in un suo capolavoro,
La montagna incantata.