È la Valle del lago d'Idro, la Valsabbia, di un piccolo
lago scavato dai ghiacci all'alba dell'umanità. Un
lago piccolo per i bresciani, romantico per gli Olandesi che
lo hanno scoperto e ora lo prendono praticamente d'assalto
ad ogni estate. Pare una migrazione la loro e per tre mesi,
da Idro a Ponte Caffaro, la prima lingua diventa l'olandese.
Terra di alte montagne che si abbracciano come a rinserrare
la Valle, con il sole che si incunea a scaldare il cuore della
gente, la Valsabbia sa essere ospitale. Come solo in montagna
è ancora possibile, con ruvida generosità. C'è
una parola su tutte che parla al mondo dei buongustai, è
bagoss, un formaggio dalle tradizioni leggendarie, il tesoro
degli alpeg
gi, il gioiello dell'alta Valle. La Valsabbia presenta un
susseguirsi di dolci declivi, di borghi di rustica bellezza,
di rocche e pievi aggrappate alla roccia, colme di gioielli
artistici. Qui l'arte del legno, l'antica tradizione di intagliatori
come i Pialorsi, di età romanica di Idro è una meta classica per i turisti.
Sorge su antiche pietre romane e del resto quasi duemila
anni fa le legioni dei Cesari erano arrivate sin qui. Ma
prima di loro, a vivere di pesca e di pastorizia, sul lago
c'erano popolazioni retiche. La storia degli insediamenti
si perde infatti nella notte dei tempi. A Gavardo un bel
Museo Archeologico pro due secoli e mezzo fa da un artista
allucinato e visionario, Beniamino Simoni. Se un tempo si
traversava la Valle per devozione, oggi lo si fa anche per
diletto, sino al punto più lontano, Ponte di Legno
e il Passo del To fra l'Italia e l'Impero austro-ungarico.
Fino alla prima guerra mondiale qui le fortezze si fronteggiavano,
cannoni erano puntati in direzione del nemico. A ricordarlo
è rimasta la Rocca d'Anfo, una struttura militare
voluta da Napoleone. È nel suo genere unica in Europa,
con otto fortilizi mimetizzati e collegati fra loro, scavati
a varie altezze nella montagna a dominare la strada fra
Trento e Brescia. Terra di confine, la Valsabbia, con soldati
ungheresi a spiare gli italiani. Questo spiegherebbe molte
cose anche dell'insolito carnevale di Bagolino, tanto colorato
quanto misterioso. Per le sue musiche tzigane e i suoi costumi
variopinti, estranei alla tradizione locale e assai più
vicini al mondo tirolese e d'oltralpe. Si avverte sul lago
ancora la presenza "viva" di Garibaldi e delle sue camicie
rosse: qui, sulle montagne sopra Anfo, l'e roe dei due Mondi
sconfigge nel 1866 gli Austriaci e viene ferito. Ma prosegue
la sua vittoriosa avanzata. Solo quando il governo italiano
gli impone di fermarsi, da Bezzecca invia un telegramma
fra i più brevi di tutta la storia: "Obbedisco".
ti Boscaì, non si è perduta
Dolci declivi
che poi si fanno montagne, svettanti Prealpi, d'inverno piste
affollate di sciatori sulle nevi del Gaver. Sulle rive del
lago, preso d'assalto dai windsurf, la pieve va a raccontarla:
nelle sue sale dedicate all'età del bronzo è
esposta persino una piroga, insieme allo scheletro di un ors
o delle caverne e ad un unicum, una borraccia in pelle degna
di un re. Anche il fiume Chiese scorre e racconta la storia
della Valle, una Valle unita nelle tradizioni. Qui sulle montagne
sopra il lago d'Idro correva il confine tra due Stati.