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Sabato 16 Dicembre 2017 













Tuscia, terra di cavalieri, pellegrini e briganti
Borghi medievali, rocche e bellezze naturali ben preservate. È un paesaggio intenso e antico quello della Tuscia, l'area geografica che coincide quasi interamente con la provincia di Viterbo nell'Alto Lazio. A nord di Roma, a sud della Toscana, tra il Tirreno e l'Umbria, questa zona è sempre stata snodo di passaggio tra quanti attraversavano l'Italia da nord a sud. Gran parte del suo sviluppo, infatti, è da attribuire al fatto che la Via Francigena, dall'anno mille in poi, passava proprio da qui. I pellegrini - ma anche i briganti - che la percorrevano, da oltralpe fino a Roma sede del Papato, hanno contribuito a fare della Tuscia un luogo ricco di tradizioni e opere d'arte. Fagotto in spalle e scarpe comode, non resta altro che partire anche noi, come moderni viandanti, alla volta della Tuscia.


Primo Giorno
Come un viandante per le vie di Viterbo
 
Amici mostri di Bomarzo
 
Cena nella faggeta di Soriano nel Cimino
Secondo Giorno
   
Turismo tra borghi fuori dal tempo
 
Bolsena, la città dei miracoli
 
Orvieto: a cena con la funicolare
Terzo Giorno
   
Alla corte dei Farnese
 
Acquapendente
 
Cena nella riserva di Monte Rufeno

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La via Francigena dell'Alto Lazio

Veduta di Viterbo

Palazzo dei Papi di Viterbo

 
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Alto Lazio
Primo Giorno

Mattina
Viterbo ancora oggi parla del suo illustre passato: da fulcro della civiltà etrusca e romana, allo status di libero comune e città dei Papi. Ricca di ospizi, alloggi, memorie storiche, Viterbo possiede ancora le mura dei secoli XI e XIII e numerose case medievali, piazze e scorci pittoreschi, in particolar modo nei quartieri di San Pellegrino e di Piano Scarano. All'inizio del 1200 Viterbo era in grado di ospitare sino a 40 mila persone, oltre ai propri abitanti. Uno dei motivi del rapido sviluppo demografico della cittadina, si può trovare nell'epigrafe posta su Porta Sonsa, la porta principale della primissima cinta muraria. Questa ricordava, a chiunque fosse stato in schiavitù, che divenendo cittadino viterbese sarebbe stato considerato un uomo libero. Inoltre i pellegrini che si recavano a Roma, lungo la via Francigena, hanno contribuito dal Medioevo in poi a far della città il centro storico, amministrativo ed economico della Tuscia.

E i suoi monumenti lo testimoniano. Il più interessante del centro storico è il Palazzo Papale. L'edificio, voluto dal capitano del Popolo Raniero Gatti, era stato costruito per accogliere la corte pontificia, decisa ad allontanarsi dalla turbolenta sede romana. Scenario di ben cinque conclavi - compreso quello durato trentatré mesi dal quale uscì eletto nel 1271 papa Gregorio X - la residenza fortificata vanta una curiosità, l'origine della parola "conclave". I viterbesi, infatti, stanchi di attendere la decisione dei cardinali, costrinsero Gatti a chiudere il portone "cum clave", a scoperchiare il tetto e a ridurre il vitto agli stessi cardinali.

Altri importanti monumenti sono la Rocca Albornoz, oggi sede del Museo nazionale, la chiesa di S. Maria della Verità con l'adiacente Museo Civico, la Chiesa di S. Andrea, il complesso di S. Maria in Gradi e le numerose fontane, tra cui spicca la Fontana Grande situata nell'omonima piazza. Poco distante dal centro abitato, sull'antica Cassia, rimangono molti ruderi di stabilimenti termali, famosi fin dagli Etruschi, tra cui il ponte Camillario composto da un unico arco a grossi blocchi montati ad incastro senza cemento. La sorgente termale più importante è senz'altro quella del Bullicame, nota sin dall'antichità per le le proprietà terapeutiche delle sue acque e oggi sede dell'Orto Botanico.
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Parco dei Mostri a Bomarzo

Veduta del borgo di Bomarzo

 
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Primo Giorno
Tuscia, terra di cavalieri, pellegrini e briganti

Pomeriggio
La casa pendente, la testa di Glauco il pescatore diventato Dio marino dopo aver mangiato un'erba magica, ninfe marine e un teatro a ricordare la tragedia e la commedia della vita: questo ed altro ancora si può ammirare nel Parco dei Mostri, una sorta di itinerario fantasy in cui allegorie mitologiche si alternano a sculture fantastiche.

Il parco è frutto della mente di Vicino Orsini, nato in questa terra nel 1523. Uomo romantico e prode condottiero al servizio dello Stato Pontificio, di ritorno dalle guerre, fece posare nella valle sottostante il castello, una serie di sculture fantasiose e grottesche. La leggenda racconta che alla morte di sua moglie Giulia Farnese fece costruire nel parco, in sua memoria, un piccolo tempio dove, secondo le sue richieste, i sacerdoti della zona avrebbero dovuto commemorarla perpetuamente durante le messe.

L'intera costruzione di mostri, scolpiti in pietra vulcanica, il peperino, cominciò con molta probabilità nel 1552, ma rimase per lunghi secoli in stato di abbandono fino alla sua scoperta da parte di Salvator Dalì nel 1938. Non molto distante dal parco sorge, aggrappato a un colle sulla vallata del Tevere, l'antico borgo di Bomarzo dominato dal palazzo Orsini, riscostruito agli inizi del Cinquecento. All'interno, oggi sede del Comune, nella volta della sala del consiglio vi è un affresco di Lorenzo Berrettini raffigurante "Il trionfo della pace sulla guerra". Incoraggiante, no?
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Soriano nel Cimino

 
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Primo Giorno
Tuscia, terra di cavalieri, pellegrini e briganti

Sera
Dopo una visita al piccolo borgo medievale di Soriano nel Cimino, al Castello Orsini fatto erigere da papa Nicolò III nel tredicesimo secolo (le visite terminano alle 20), e una passeggiata tra i quartieri rinascimentali che lo racchiudono, si può partire in direzione dei Monti Cimini. L'agriturismo Parco dei Cimini (Azienda agricola tenuta Aliano) sulla Strada Romana tra Bagnaia e Soriano nel Cimino sorge alle pendici della Faggeta a circa 800 metri d'altitudine. Qui dopo aver cenato presso il risorante che utilizza esclusivamente i prodotti dell'azienda, si può pernottare per proseguire poi l'itinerario verso Montefiascone, all'indomani.
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La via Francigena dell'Alto Lazio

Montefiascone, Rocca dei Papi

Bagnoregio

 
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Alto Lazio
Secondo Giorno

Mattina
Papa Urbano V, Giulio II, Leone X, Paolo III e Pio IX: Montefiascone deve ringraziare questi illustri abitanti per essere ricordato nei libri di storia. Non che la bellezza dei luoghi o la varietà delle sue risorse (in primo luogo il vino) siano assenti in questo paese che domina il lago di Bolsena. Non a caso in questa cornice si tengono appuntamenti culturali folcloristici di vario genere.

Ma da un punto di vista urbanistico quasi tutti gli interventi possono essere riferiti all'iniziativa di un pontefice. Come nel caso, da parte di Urbano IV, del rimaneggiamento della suggestiva chiesa di San Flaviano che sorge lungo l'antica Via Francigena. Ma il vero benefattore del caratteristico borgo è papa Urbano V, a cui si deve la radicale trasformazione della Rocca per ospitare la corte pontificia e il titolo di diocesi.

Nella parte più alta del paese, accanto alla rocca, si trova la Cattedrale di Santa Margherita che vanta un primato: la sua cupola è fra le più grandi d'Italia. Tra le altre chiese che meritano una visita ci sono quella di Sant'Andrea e quella campestre di Santa Maria del 1526 in località Montedoro lungo la strada per Marta. Nel centro storico, poi, sono da notare il Palazzo Comunale, dominato da un massiccio campanile, il Palazzo Renzi e il pozzo di Urbano V.

Se la sensazione di camminare in un paese il cui il tempo si è fermato a Montefiascone è forte, a Civita Bagnoregio è fortissima. L'antico borgo sorge infatti su una rupe tufacea, in perenne rischio di sfaldamento. Per questo è possibile acccedervi solo a piedi, lungo un ponte un tempo fatto di corde. La mancanza di auto e un silenzio che sovrasta tutta la vallata fanno il resto. In questo che sembra un tranquillo paese si sono intrecciate nei secoli molte sorti diverse. Oggi è un paese abitato da artisti e artigiani che cercano di strappare il bellissimo borgo allo scorrere inesorabile del tempo.
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Lago di Bolsena

Bolsena

 
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Secondo Giorno
Tuscia, terra di cavalieri, pellegrini e briganti

Pomeriggio
Il borgo medioevale di Bolsena, adagiato sui pendii collinari dei Monti Volsini, si affaccia sulle sponde nord-orientali dell'omonimo lago. La sua posizione ha favorito gli insediamenti umani fin dall'antichità, come testimoniano i resti di alcune palafitte primitive ritrovate sul fondo del lago. La sua antenata, Velzna, fu l'ultima delle città etrusche a cadere in mano ai Romani che la ribattezzarono poi Volsinii.

Oggi è un polo turistico molto ben organizzato, e non solo d'estate. Ma oltre ai turisti attratti dalla pesca nel lago si affiancano tuttora quei novelli pellegrini in visita alle catacombe ed all'altare del Miracolo Eucaristico nella Chiesa di Santa Cristina.

Bolsena è infatti chiamata la città dei miracoli per via di due eventi sovrannaturali che qui si sono palesati e che riguardano appunto la santa patrona, insieme a San Giorgio, della città. Il primo risale al 292, agli inizi del Cristianesimo. Per non aver rinnegato il suo amore per Dio Cristina fu gettata nel lago da suo padre, al tempo prefetto della città e rappresentante dell'Impero Romano. Ma la pietra che avrebbe dovuto portarla a fondo in realtà galleggiò portandola infine in salvo su una sponda.

Il secondo è il Miracolo del Corpus Domini, avvenuto nel 1263 sulla pietra, cha aveva salvato la santa, adibita a mensa d'altare. Nel corso di una messa celebrata dal sacerdote boemo, Pietro da Praga, al momento della elevazione, alcune gocce di sangue caddero dall'ostia sul corporale di lino e sui marmi dell'altare, che fin dal 1693 sono custoditi nella cappella del Miracolo della Chiesa di Santa Cristina. Papa Urbano IV, per celebrare il miracolo di Bolsena, istituì la festa del Corpus Domini, che ancora oggi si festeggia il 18 giugno con un'infiorata, avente per tema l'Eucarestia, per le vie del centro della cittadina. La sera del 23 luglio, Bolsena celebra invece la sua Patrona Santa Cristina con una rappresentazione di quadri viventi relativi ad episodi del martirio della Santa, mentre i primi di luglio non si può mancare l'appuntamento con la Sagra del Pesce lungo tutto il litorale.
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Orvieto, Palazzo del Popolo

 
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Secondo Giorno
Tuscia, terra di cavalieri, pellegrini e briganti

Sera
La città di Orvieto, costruita su una rupe di tufo, è un valido esempio di come l'opera dell'uomo sia riuscita ad integrarsi con la natura. Oggi, che non è più necessario salire sulla rupe a dorso di mulo, si può arrivare in città con la funicolare, un moderno sistema per godersi anche il panorama. Ciò è anche il segno di una riappropriazione pedonale del centro storico che si vuole a misura d'uomo per cittadini e turisti. Dopo una visita veloce alla città rupestre per la cena si può optare per un locale caratteristico del centro storico come ad esempio la Trattoria del Moro. Situato fra i monumenti del borgo medioevale, offre al visitatore la squisita cucina umbra con speciale predilezione per i piatti a base di cinghiale.
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La via Francigena dell'Alto Lazio

Gradoli

Palazzo Farnese a Gradoli

 
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Alto Lazio
Terzo Giorno

Mattina
Risalendo la via Francigena da Viterbo a Acquapendente fermiamoci qualche ora nel paese di Gradoli, residenza estiva dei Farnese, fondatori del'omonimo ducato. A 470 metri di altitudine sui colli intorno al lago di Bolsena, con otto chilometi di spiaggia a portata di mano, Gradoli è una tranquilla meta turistica.

Una visita della cittadina non può prescindere da Palazzo Farnese, una costruzione di grande interesse, realizzata da Antonio da Sangallo il Giovane tra il 1515 e il 1526 sulle rovine di un precedente maniero feudale. La costruzione si deve al cardinale Alessandro Farnese poi Papa Paolo III, che continuò ad abitarlo nei mesi estivi anche quando fu nominato Papa.

Al lato del palazzo sorge la Collegiata di S. Maria Maddalena, costruita, probabilmente nella prima metà del '400 e ampliata e portata allo stato attuale verso il XVII secolo. Ha la facciata in stile barocco e il campanile settecentesco, nell'interno accoglie un fonte battesimale rinascimentale e un affresco del cinquecento. Dalla chiesa si accede
al Museo di Arte sacra dove sono conservati un ciclo di affreschi di scuola manieristica: 15 tavolette raffiguranti i misteri del Rosario, oltre a paramenti liturgici, suppellettili sacre ed ex-voto.

Se non siete ancora stanchi di chiese c'è da menzionare anche quella di San Michele Arcangelo, in via Cavour, che custodisce due opere di pregio. La prima è un affresco di scuola senese del Xv secolo che raffigura Cristo Crocifisso, mentre l'altro raffigura San Michele Arcangelo.

Gradoli è famosa inoltre per la Festa degli Incappucciati che si tiene ogni giovedì grasso. I sessanta membri della Confraternita del Purgatorio girano incappuciati per le strade del paese per raccogliere offerte di ogni genere. Con il ricavato di queste, messe all'asta, il mercoledì delle Ceneri si organizza un pranzo per duemila persone. E il menù non varia da cinque secoli.
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Acquapendente in festa

Veduta di Acquapendente

 
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Terzo Giorno
Tuscia, terra di cavalieri, pellegrini e briganti

Pomeriggio
Si parla già di questa cittadina nel 964 per la presenza in loco dell'Imperatore Ottone I. Alternandosi tra dominazione imperiale e Stato Pontificio, Acquapendente nel 1443 diventa sede di diocesi sotto il papato di Innocenzo X consolidando così lo status di cittadina libera. Snodo di passaggio per crociati e pellegrinaggi verso la Terra santa, sede di una casa di Cavalieri Templari, sembra che storia e religione qui non siano separabili.

Sul poggio "del massaro" a nord ovest dal centro c'è il monastero di clausura di Santa Chiara. L'antica fortezza medioevale ospita l'ordine delle Clarisse fin dal 1333: le suore si dedicano al ricamo e a confezionare ostie. Mentre dalla parte opposta, sul versante sud aldilà della via Cassia, sorge il Convento dei padri Cappuccini: la strada che porta al convento è lastricata con pietre di Bagnoregio e con le sue tappe rappresenta la via Crucis.

Ad Acquapendente ci si può perdere in itinerari inusuali, come quello che illustra le piante che crescono in città, visualizzato su antiche maioliche nella piazzetta del Rigombo, oppure prendendo parte alle escursioni naturalistiche nella vicina riserva di Monte Rufeno.

Ma l'appuntamento di più grande richiamo è la Festa di Mezzomaggio, in ricordo del miracolo della Madonna del Fiore, con l'antica tradizione dei Pugnaloni. Quest'ultimi sono grandi pannelli istoriati con petali di fiori e foglie che vengono portati in processione in occasione dell'antichissima festa.
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Terzo Giorno
Tuscia, terra di cavalieri, pellegrini e briganti

Sera
La riserva di Monte Rufeno, che si estende per quasi 3 mila ettari al confine con Umbria e Toscana, è caratterizzata dalla presenza, oltre che di boschi e cascate, anche da vecchi casali un tempo abitati e oggi testimoni di un'architettura rurale antica. Di trentadue recensiti nove sono stati ristrutturati. In uno di questi è ospitata l'"Osteria della montagna" un'ottima trattoria rustica, circondata dal parco. La cucina utilizza prodotti biologici locali.


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