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Giovedì 14 Dicembre 2017 












Il sud della Sardegna in moto
Il blu cangiante del mare, l'entroterra aspro e selvaggio, le tracce della storia, antica e recente, si incrociano in questo affascinante itinerario che percorre la parte meridionale della Sardegna, isola dai mille volti. Un percorso vario e avventuroso, fra sterrati e serpentine, divertenti salsiscendi e spettacolari punti panoramici che collegano lunghe spiagge e calette nascoste. Circa 600 chilometri (di cui circa 60 di sterrato) immersi nell'ambiente selvaggio del Gennargentu, conquistati dalle spiagge lambite dal mare cristallino, affascinati dall'epopea della civiltà nuragica e dalle fatiche dei minatori di ieri.

Primo Giorno
Lungo la costa tra cale e spiagge. Sui monti del Gennargentu.
 
Serata a Villasimius e sotto le stelle a capo Carbonara.
Secondo Giorno
   
Nel selvaggio Gennargentu.
 
Nell'entroterra, una serata allietata dal folklore locale.
Terzo Giorno
   
Miniere, mare e isole.
 
Tra le dune di Baia Chia.

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Cagliari vista dal porto

Veduta aerea di Villasimius

Costa Rei

I tacchi di Ulassai (Og), veduta dalla Grotta di Su Marmuri


Nei dintorni di Gairo



 
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Itinerario
Primo Giorno

In giornata
(Per un piano dettagliato delle strade e delle distanze, consultare la sezione "Come muoversi")

Lungo la costa fra cale e spiagge
Lasciata Cagliari, ci si dirige verso est lungo la strada costiera che porta a Villasimius. Dopo pochi chilometri il percorso diventa subito entusiasmante e, in prossimità del golfo di Carbonara, offre visioni davvero spettacolari. A Villasimius merita una sosta la caraibica spiaggia di Porto Giunco, che si raggiunge in pochi minuti dirigendosi verso Capo Carbonara e svoltando a sinistra al cartello. Il posto è davvero incantevole, ma è solo una delle numerose spiagge e calette, tutte bellissime, che arricchiscono questo tratto di costa. Proseguendo verso nord, si resta colpiti dalle acque verdi della lunghissima spiaggia di Costa Rei, dove un ampio insediamento turistico toglie forse un po' di magia al luogo. Oltrepassata Costa Rei, lungo la strada costiera, si segue l'indicazione per la spiaggia di Portu Piratsu; da qui si procede su una strada sterrata che attraversa il promontorio di Capo Ferrato, raggiunge la costa dal lato opposto, per condurre dopo una decina di chilometri a San Priamo, dove si incontra la statale 125. Si prosegue ora verso nord, superando Muravera e Villaputzu. Al paese di Quirra si può deviare a destra per un tuffo nelle acque cristalline della splendida spiaggia di Quirra, prima di congedarsi dall'ambiente marino.
Da qui in avanti, infatti, l'itinerario volge all'interno, alla scoperta di paesaggi non meno spettacolari: si segue ancora la statale 125 verso nord, lungo la valle del fiume Quirra, e al valico di Genna 'e Cresia si svolta a sinistra verso Jerzu.

Sui monti del Gennargentu
L'ambiente è ora decisamente montano e la strada si inerpica curva dopo curva tra gigantesche e singolari formazioni rocciose. Dopo Jerzu la strada prosegue e, superato Ulassai (interessante deviazione alla grotta di Su Murmuri), si lancia in una lunga discesa sotto pareti a strapiombo fino a incrociare la statale 198. Qui si svolta a destra e, dopo qualche tornante, si trova il suggestivo villaggio fantasma di Gairo, abbandonato negli anni Cinquanta per timore delle frane, dove si può sostare qualche istante tra le case abbandonate e semicrollate. Si segue la strada, che avanza sinuosa e panoramica e, in prossimità della graziosa chiesetta del Carmine, si devia a sinistra per Nuoro imboccando la statale 389. Dopo 8 chilometri inizia il tratto nuovo della statale, ma gli amanti della piega preferiranno senz'altro seguire il vecchio itinerario, molto più panoramico e divertente (pren­dere a sinistra per Villanova Strisaili). La strada percorre la valle del riu Calaresu, in un ambiente alpino che alterna pascoli e foreste, salendo lentamente fino ai 1246 metri del passo Arcu Correboi. Da qui si scende con una bella serpentina al passo di Caravai, lasciando a destra un bivio e seguendo le indicazioni per Fonni. Poco prima di entrare in paese, si trova sulla destra il bivio per Desulo.
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Primo Giorno
Il sud della Sardegna in moto

Sera
Se si è ancora verso Villasimius e non ci si è ancora addentrati nel Gennargentu, il consiglio è di immergersi nell'anima godereccia della località costiera.
Si può partire con una cena in terrazza: al ristorante La Lanterna, per esempio, che offre cucina tradizionale: culungiones di patate e formaggio, sa fregula al pomodoro e basilico, sabadas al formaggio e miele e piatti di pesce. Dopo cena, per i più romantici si consiglia vivamente una gita a Capo Carbonara , per lasciarsi sedurre dallo spettacolo potente della natura sarda by night!
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Il sud della Sardegna in moto

Il Supramonte

Un murales ad Aritzo

Su Nuraxi nei pressi di Giara di Gesturi

Giara di Gesturi




 
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Itinerario
Secondo Giorno

In giornata
Nel selvaggio Gennargentu
Inizia qui la strada che conduce nel cuore del Gennargentu, in una tra le zone più aspre e selvagge dell'entroterra sardo, dove si possono percorrere molti chilometri senza incontrare anima viva. Dopo 18 chilometri di divertente saliscendi tra pascoli selvatici e fitti boschi di castagni, si arriva al passo di S'Arcu de Tascussi. Qui sulla sinistra inizia una strada di recente costruzione che porta al rifugio S'Arena (11 chilometri), punto di partenza per raggiungere, con un'escursione a piedi di qualche ora, la Punta La Marmora (1843 m), vetta del massiccio del Gennargentu e cima più elevata della Sardegna. Chi invece preferisce esplorare queste montagne selvagge in sella alla propria moto, può avventurarsi lungo uno sterrato che inizia pochi metri dopo il bivio per il rifugio S'Arena, sempre sulla sinistra, e conduce dopo circa 7-8 chilometri al passo Arcu Guddetorgiu; da qui una strada asfaltata panoramica e divertente scende per altri 13 chilometri alla statale 295, poco più a sud di Aritzo.
L'itinerario prosegue ancora verso sud fino a Laconi, poi si devia sulla statale 197 per Barumini. Qui è d'obbligo una sosta per visitare il villaggio nuragico Su Nuraxi, tra i tesori del Patrimonio UNESCO, splendida testimonianza della misteriosa civiltà che popolò la Sardegna nell'età del Bronzo.
Un'altra piccola deviazione permette di scoprire l'area naturalistica della Giara di Gesturi, un altopiano basaltico dalla forma curiosa dove scorrazzano liberamente alcuni branchi di cavalli selvaggi. Vederli non è difficile: basta salire sull'altopiano con la stradina asfaltata che parte da Gesturi e addentrarsi con la moto fino allo stagno Pauli Maiori, dove soprattutto d'estate i cavallini si radunano per bere.
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Cavatelli di Carloforte

 
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Secondo Giorno
Il sud della Sardegna in moto

Sera
In estate è ricco il calendario di feste, sagre ed eventi tra i paesi dell'interno: per scoprire cosa succede, la pagina Sardegna Turismo è un buon punto di partenza.
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Il sud della Sardegna in moto

La miniera di Montevecchio

La spiaggia di Piscinas con i vecchi carrelli minerari

Le dune di Piscinas

Isola di San Pietro - Golfo della Mezzaluna


Isola di San Pietro - Capo Sandalo

Isola di Sant'Antioco - Torre Cannai

 
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Itinerario
Terzo Giorno

In giornata
Miniere, mare e isole
Proseguendo lungo la statale 197 verso sud, si raggiunge Sanluri e da qui, piegando verso ovest, ci si porta a Guspini. Si prosegue poi per Montevecchio, suggestivo centro minerario ormai abbandonato. Si tratta di uno degli otto siti che compongono il Parco Geominerario della Sardegna, quel parco che l'Unesco, a Parigi, nell'assemblea del novembre 1997, ha definito "patrimonio culturale dell'intera umanità". Seguendo le indicazioni per Ingurtosu, con uno sterrato di 17 chilometri in buone condizioni, che costeggia altri insediamenti minerari ormai abbandonati, si arriva alla grande spiaggia di Piscinas. Il luogo è davvero unico, con dune di sabbia alte fino a 30 metri che si stagliano su un mare colore cobalto.
Si rientra sulla statale 126 per strada sterrata attraverso Bau Gennamari e si segue per Fluminimaggiore. Dopo 7 chilometri si devia sulla destra per Buggerru, un altro centro minerario appena abbandonato. La strada che da Buggerru porta a Masua, sterrata solo nella parte finale, offre visioni spettacolari, come i faraglioni di Cala Domestica. A Masua, dove una parte della miniera è ancora in attività, le rocce a strapiombo sul mare, in cui occhieggiano i fori delle antiche gallerie, sono uno spettacolo da non perdere.
Da Masua si scende poi ancora verso sud a Portoscuso, e da qui a Portovesme, dove ogni giorno partono numerosi traghetti per l'isola di San Pietro. Si arriva a Carloforte dopo una traversata di 45 minuti. Qui l'atmosfera è molto diversa rispetto al resto della Sardegna; a cominciare dalla lingua, un dialetto di origine ligure rimasto inalterato nei secoli, e dalla gente, ancora fedele alla vocazione marinara dei primi abitanti. Le escursioni in moto sono molte e tutte interessanti: dalla litoranea che lambisce la costa meridionale, alla strada interna di 13 chilometri che finisce al faro di Capo Sandalo. Da Carloforte si riprende il traghetto per Calasetta, sull'Isola di Sant'Antioco, dove si può andare alla scoperta di belle insenature poco frequentate. Alle isole di San Pietro e Sant'Antioco si può approfittare di una delle numerose escursioni in barca organizzate al porto, per andare alla scoperta degli angoli più segreti delle coste via mare.
Un istmo artificiale collega con la terraferma e non resta che ritornare verso Cagliari, dall'interno prendendo la SP2 da Sirai o con un giro più largo, percorrendo la SS195 lungo la costa meridionale.
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Tramonto sulle dune di Chia

 
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Terzo Giorno
Il sud della Sardegna in moto

Sera
Al tramonto, quando il cielo si colora di rosso, se si è scelta l'opzione SS195 si prende la strada costiera che corre tra Santa Margherita di Pula e Porto di Teulada.
È un percorso di grande suggestione che segue l'andamento mosso e frastagliato del litorale sulcitano, in un susseguirsi di declivi aspri o dolci, calette, macchie di ginepri e il blu del mare, fino a giungere a Baia Chia dove, alle spalle delle spiagge, si alza un candido cordone di dune alte fino a 24 metri. Uno spettacolo che emoziona come solo la Sardegna sa fare.


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