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Martedì 12 Dicembre 2017 












Barocco in Val di Noto
Si incontrano il carrubo, gli agrumeti e i mandorli in Val di Noto. Ma soprattutto si incontra un fiorire di chiese, palazzi e cancellate sontuose. Un vero trionfo di decorazioni e merlettature che rappresenta il carattere distintivo di questa terra, fiore inatteso di una grave tragedia: il terremoto del 1693. Sconvolgendo tutto l'angolo sud-orientale dell'isola, il sisma distrusse completamente Catania, Noto, Modica, Ragusa e molti altri centri. Per la maggior parte formati a Roma, gli architetti della ricostruzione si ispirano ai capolavori del barocco romano, superandolo per l'esuberanza di forme, volumi e temi scelti per la decorazione scolpita. Si tratta di un barocco originale, comunemente chiamato 'Barocco della Val di Noto', che si distingue da una città all'altra soprattutto per l'utilizzo dei materiali da costruzione. Basterà uno sguardo per cogliere come il barocco grigio-scuro di Catania, dovuto all'uso della pietra lavica, sia ben diverso da quello luminoso, color miele di Noto. Un viaggio in Val di Noto permette di scoprire quello stile che, pur nell'originalità di ciascun luogo, rende questa terra un'unica, grande scenografia architettonica ed artistica.

Primo Giorno
Catania, la barocca città dell'Etna
 
Da via Etnea a Villa Bellini
 
'Dolce Catania'
Secondo Giorno
   
A Noto, il 'giardino di pietra'
 
Ancora barocco da via Nicolaci a Noto Alta
 
Al Caffè Sicilia, pasticceria d'autore
Terzo Giorno
   
Modica, "..un proscenio di pietre rosa.."
 
A Ragusa Ibla, cercando "l'impressione di una frontiera"
 
Cena in un baglio d'epoca

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Barocco in Val di Noto

Badia di Sant'Agata

Catania. Piazza del Duomo. La Fontana dell'Elefante

Catania, duomo

 
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Barocco in Val di Noto
Primo Giorno

Mattina
Catania è la città dell'Etna. E con il vulcano che spesso l'ha tradita, facendo scendere le colate di lava fin dentro le sue mura, la città ha un rapporto intenso. A ricordarcelo c'è il colore scuro che caratterizza i monumenti, le case, i portoni, spesso realizzati in pietra lavica. Catania ha avuto un suo secolo triste: il '600, quando, a distanza di poco più di 30 anni, viene invasa dalla lava (1669) e distrutta da un terribile terremoto (1693). Ma è anche il secolo che segna la rinascita, con un nuovo assetto urbano, grandi arterie, piazze e monumenti. Cambiò faccia dall'oggi al domani Catania, dopo quei nefasti eventi. I due cataclismi obbligarono a ricostruire quasi completamente persino il centro geografico della città, laddove si erano insediati i Greci e i Normanni avevano eretto la prima Cattedrale. Si ricorse a precauzioni urbanistiche e a stili più moderni; si ricorse a quel barocco, per il quale Catania è famosa e del quale si ha qui un primo assaggio.

Prima sosta in Piazza del Duomo, cuore della città dall'epoca medievale ma ormai di aspetto barocco. Questo spazio, da sempre simbolo sia del potere laico sia di quello religioso, fu progettato da uno degli architetti che presiedette alla ricostruzione settecentesca, G.B. Vaccarini. Sua è infatti la Fontana dell'Elefante , che riecheggia l'omonima composizione del Bernini a Roma. Risulta insolita, eppure di grande suggestione, la commistione di elementi religiosi cristiani (la tavoletta angelica, la croce, il giglio e la palma a rappresentare Sant'Agata, patrona della città) e pagani (l'obelisco, legato ai culti egizi di Iside). Dello stesso architetto è il prospetto del Duomo , che a seguito del terremoto conserva solo alcuni resti del luogo di culto costruito dai Normanni a fine XI secolo. A dimostrare che sia la chiesa più importante della città ci sono, all'interno, la tomba di Vincenzo Bellini e il tesoro di Sant'Agata, cui l'edificio è dedicato. Alla martire romana è intitolata anche la settecentesca Badia di Sant'Agata , rivolta verso il fianco sinistro del Duomo, altro saggio di architettura del Vaccarini. A destra del Duomo, invece, ecco la Porta Uzeda che venne aperta dopo il terremoto del 1693 nelle mura medievali. In asse con la facciata della chiesa parte via Garibaldi, che si interrompe in corrispondenza di piazza Mazzini, da dove via Auteri conduce a sinistra al Castello Ursino , il 'segno' per eccellenza del passaggio in città dell'imperatore Federico II di Svevia; gli spazi interni, semplici e razionali come tutta l'architettura sveva, fanno da cornice al Museo civico, ricca collezione che dall'epoca romana si spinge sino al '700. Un altro degli illustri cittadini di Catania è ricordato poco lontano: la casa di Giovanni Verga è su via Garibaldi cui si arriva per via Castel Ursino.

Per comprendere che fu un vero e proprio piano d'intervento urbanistico ad indirizzare la ricostruzione di Catania, conviene percorrere alcune strade che ne sono la dimostrazione. A cominciare dall'ampia via Vittorio Emanuele per continuare con via Crociferi, dove se non fosse per i resti romani e il museo legato a Bellini tutto parlerebbe dello stile per eccellenza della città: il barocco del '700. È quasi certamente uno degli assi generatori dell'insediamento antico di Catania via Vittorio Emanuele , lunghissima arteria che dal mare dirige a ovest suggerendo l'orientamento della crescita dell'abitato fino al XX secolo. Il suo aspetto è quindi settecentesco (gli edifici che vi affacciano sono un buon esempio di barocco locale), ma molti sono i monumenti che rimandano al passato della città. Dapprima il Teatro romano , addossato al pendio della collina per sfruttarla come cavea (dell'esistenza di un più antico impianto greco ancora si discute). Poi l'Odeon, solo più piccolo del precedente impianto, dove si svolgevano le prove per cori e concorsi.
Le note riecheggiano anche fra le pareti del vicino Museo Belliniano : complici spartiti, ricordi e quant'altro rimanda al compositore catanese che qui nacque. Poi, ecco delinearsi il rettifilo di Via dei Crociferi, altro percorso della ricostruzione post-terremoto: è il salotto per eccellenza di Catania, cui danno lustro i prospetti di chiese e conventi di pure linee barocche settecentesche. La teoria di edifici di culto comincia con la chiesa di San Benedetto , maestosa e scenografica: all'esterno grazie alla scalinata racchiusa da una grata in ferro, e all'interno per gli stucchi alle pareti. Continua con la chiesa di San Francesco Borgia , anch'essa alta su una scalea, che la ricostruzione post-terremoto ha ripristinato nelle originarie forme seicentesche (ai Gesuiti che la commissionarono rimanda l'affresco nella cupola). E termina con la chiesa di San Giuliano , nel cui prospetto in parte convesso e nella cupola stretta da un loggiato si vuole riconoscere la mano di G.B. Vaccarini. Al termine di via Gesuiti, che inizia in asse con il prospetto di questo luogo di culto, si apre piazza Dante , spazio a esedra pure settecentesco che introduce la chiesa di San Nicolò (XVIII secolo): assai suggestiva è la facciata incompiuta, incredibile la vastità dell'interno (la chiesa è fra le più ampie della Sicilia), dove la decorazione è concentrata nei soli altari.
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Palazzo dell'Università

Collegiata

Anfiteatro

 
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Primo Giorno
Barocco in Val di Noto

Pomeriggio
L'ultimo dei grandi rettifili catanesi è diventato la via dello shopping di classe. E non poteva che essere così, visto che qui i ricchi borghesi vollero le proprie residenze nel XIX secolo. Ma questa è anche una delle zone dove la presenza di Sant'Agata è più forte, come ricordano i molti luoghi di culto legati alla patrona di Catania. Uno di questi è la chiesa di Sant'Agata al Carcere, sorta sul luogo in cui la martire sarebbe stata sacrificata, da dove è iniziata la storia della protettrice della città. Provveduto a reimpostare la città lungo le vie Vittorio Emanuele e Crociferi, il XVIII secolo vide prendere forma - con inizio sempre da piazza del Duomo - un altro rettifilo: via Etnea , la strada per eccellenza della ricca borghesia dell'800 e ancora oggi una delle più eleganti della città. Non tutti gli edifici però sono di quel secolo, a iniziare da quelli che rendono armoniosa piazza Università , e che infatti risalgono al '700 essendo stati realizzati dopo il terremoto del 1693, in parte dall'architetto per antonomasia della ricostruzione: G.B. Vaccarini. Nei primi anni di quel secolo venne innalzata anche la Collegiata , dove ha già le forme tipiche del tardo barocco la facciata curvilinea, elegante nelle modanature e nelle decorazioni. Là dove il rettifilo di via Etnea si interrompe in corrispondenza di piazza Stesicoro ci si imbatte in un altro ricordo del passato romano. Sulla sinistra si riconosce infatti l' Anfiteatro , ultimato nel II secolo utilizzando per la struttura di base la lava.
Via Cappuccini porta quindi in un angolo di Catania dove tutto parla della patrona della città, l'ulivo selvatico che fiorisce al centro di piazza Santo Carcere e la vicina chiesa di Sant'Agata al Santo Carcere , introdotta dal corpo barocco che venne aggiunto nel '700 a un luogo di culto di origini quattrocentesche: le reliquie racchiuse nelle teche rimandano alla martire romana, che sarebbe stata rinchiusa prima del supplizio in un vano sotto la chiesa. Ancora per via Cappuccini si esce in via Santa Maddalena che, divenuta via Tomaselli, costeggia a destra Villa Bellini , uno dei polmoni verdi della città, ideale per riposarsi dalla visita dei monumenti catanesi grazie all'ombra offerta da specie mediterranee ed esotiche.
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Olivette di Sant'Agata

Cannoli

 
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Primo Giorno
Barocco in Val di Noto

Sera
A Catania lungo la spettacolare via Etnea molte gelaterie celebrano ogni giorno il rito della granita con brioche, uno spuntino che sostituisce la prima colazione e magari l'aperitivo serale. La firma più nota in via Etnea è la Pasticceria Savia dove da oltre un secolo la stessa famiglia continua a eccellere nella tradizionale pasticceria regionale e nei gelati. In particolare sono famosi i cannoli di ricotta e pistacchi, le cassate, i biscotti di pasta di mandorla, i torroni e le olivette candite.
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Barocco in Val di Noto

Noto, veduta

Palazzo Landolina

Noto, Cattedrale

 
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Barocco in Val di Noto
Secondo Giorno

Mattina
Città di antiche e nobili tradizioni culturali, ricca di monumenti religiosi e civili, definita 'Giardino di Pietra' dal critico d'arte Cesare Brandi, Noto è riconosciuta la capitale del Barocco Siciliano; un barocco unico, che cattura la luce e traspare ovunque: nei palazzi, nelle chiese, nei conventi, nei monasteri, nelle scalinate scenografiche, nelle edicole sacre, nelle strade nascoste e nei vicoli più modesti.
Progettata sul colle delle Meti e ricostruita dagli architetti Gagliardi, Sinatra, Labisi insieme alle numerose maestranze locali, la città nuova, a seguito della distruzione di Noto Antica, fu edificata in un assetto regolare secondo i canoni architettonici ed urbanistici della Sicilia del '700. L'entrata al centro storico si guadagna attraverso la Porta Reale o Ferdinandea , di puro stile ottocentesco, al di là della quale si delinea l'eccezionale arteria principale della città: il corso Vittorio Emanuele. Seguendo il corso si toccano le tre piazze centrali. Prima tappa di questo itinerario è piazza Immacolata, dove alla sommità di una splendida scalinata a tre rampe si impone la chiesa di S. Francesco all'Immacolata con l'annesso convento progettato dagli architetti Gagliardi e Sinatra. La scenografia d'insieme è chiusa lateralmente dalle linee curve del prospetto del monastero del SS. Salvatore, culminante nella magnifica torre del belvedere dell'edificio. Proseguendo lungo il corso, sulla sinistra, quasi a concorrere con l'antistante basilica del SS. Salvatore, si erge la Chiesa di Santa Chiara , opera del Gagliardi.
Siamo giunti così nel cuore della città barocca: l'area maioris ecclesiae, la seconda e grande piazza e una delle più belle d'Italia, detta Piazza del Municipio, attorno alla quale si prospettano edifici di grande pregio architettonico. La Cattedrale si erge al culmine di una momumentale scalinata e domina la sottostante bellissima piazza. A causa del tempo e dell'incuria, l'edificio subì nel marzo del 1996 un rovinoso crollo, ma dopo un meticoloso e accurato periodo di ricostruzione la cattedrale venne riaperta al culto nel 2007. A destra della Cattedrale si sviluppa il complesso del SS. Salvatore che per il suo aspetto scenografico e la felice fusione architettonica delle tre costruzioni che lo compongono (il Monastero, la Basilica, il Seminario) comunica una grande armonia di stili. A sinistra è collocato il Palazzo Landolina dei marchesi di S. Alfano, la più antica famiglia nobiliare netina di origine normanna. Due piazzette semicircolari affiancano la scalinata della Cattedrale: piazza Landolina, di fronte all'omonimo palazzo, con un momento eretto in onore ai caduti della Grande Guerra e piazza Trigona, arricchita da un artistico palco in ferro battuto. Sempre in Piazza Municipio si affaccia il Palazzo Ducezio, sede del Municipio, progettato dal Sinatra nel 1748.
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Palazzo Nicolaci

Noto, San Domenico

Golfo di Noto, tonnara

 
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Secondo Giorno
Barocco in Val di Noto

Pomeriggio
Da Piazza Municipio proseguendo lungo il corso si apre a sorpresa, sulla destra, via Nicolaci , dove l'effetto scenografico prodotto dall'architettura barocca raggiunge il suo culmine: su di essa si affaccia, infatti, lo straordinario Palazzo Nicolaci del Principe di Villadorata . Continuando si arriva in piazza XVI Maggio. Il nome risorgimentale ricorda i moti antiborbonici del 1860. Sulla destra si trova una villetta, arricchita da un'artistica fontana sormontata da una statua marmorea dedicata al mitologico Ercole, opera di G. Orlando. Ai due lati due sculture di marmo e bronzo intitolate alla poetessa Mariannina Coffa e allo statista Matteo Raeli, due personaggi netini del XIX secolo. Affaccia su piazza XVI Maggio anche la chiesa di S. Domenico , capolavoro del Gagliardi, considerato uno degli edifici più raffinati del barocco siciliano.
Parallela al corso si snoda via Cavour, nella quale si affacciano i palazzi nobiliari in stile tardo barocco: palazzo Di Lorenzo dei Marchesi di Castelluccio; palazzo Astuto dei baroni di Fargione, palazzo Trigona dei marchesi di Cannicarao, i cui saloni sono affrescati con dipinti del pittore netino Mazza.
Salendo dalla scalinata antistante Palazzo Trigona e attraversando via Mariannina Coffa, si arriva a Noto Alta. Si raggiunge così via Impellizzeri, dove si alza maestoso l'omonimo palazzo, tuttora abitato dai baroni di San Giacomo, la più grande realizzazione di Noto Alta di stile tardo barocco. Lasciato Palazzo Impellizzeri, terminiamo la visita di Noto percorrendo via Sallicano fino a Piazza Mazzini, dove si trova la chiesa del SS. Crocifisso al termine di un'imponente gradinata. È l'edificio religioso più importante di Noto Alta costruito in corrispondenza, nell'asse urbanistico, con la Cattedrale.
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Marzaresi ai pistacchi

 
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Secondo Giorno
Barocco in Val di Noto

Sera
A Noto non ci sono soltanto grandiosi esempi di barocco siciliano per i quali la cittadina è nota in tutto il mondo. Il simbolo gastronomico di Noto è la mandorla di cui esistono grandi coltivazioni. Famosa è la preparazione della crema di mandorle, ottenuta semplicemente tritando molto finemente le mandorle crude e mescolandole con zucchero e poca acqua fino a rendere il prodotto omogeneo e spalmabile. In questo modo l'aroma della mandorla è esaltato al massimo. Il prodotto viene impiegato per arricchire crostate, torte, creme e altro. In estate la crema di mandorle, diluita con acqua fredda, diventa il dissetante e ricercatissimo latte di mandorle. A Noto l'indirizzo dolce più famoso è il Caffè Sicilia, nel cui laboratorio nascono esempi ricercatissimi di grande pasticceria siciliana spediti in tutto il mondo.
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Barocco in Val di Noto

Modica, San Giorgio

Modica, veduta

Modica, chiesa di San Pietro

 
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Barocco in Val di Noto
Terzo Giorno

Mattina
"Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera (...)". In queste parole del poeta Gesualdo Bufalino c'è tutta l'atmosfera di Modica. Tra le più pittoresche città della Sicilia, è situata nella zona meridionale dei Monti Iblei ed è divisa in due originali aree: Modica Alta, le cui costruzioni quasi scalano le rocce della montagna, e Modica Bassa, giù nella valle, dove un tempo scorrevano i due fiumi Ianni Mauro e Pozzo dei Pruni, poi ricoperti a causa delle numerosi alluvioni, e dove oggi si snoda il Corso Umberto, principale strada della città. L'aspetto è prevalentemente tardo barocco, quasi interamente risalente al dopo-terremoto (1693).
La visita di Modica ha inizio da Piazza Municipio, centro della vita istituzionale e cuore della città. Chiusa da edifici ottocenteschi, è caratterizzata dalla presenza della rupe del Castello, con la torre dell'orologio. Sulla destra, l'ex Convento di S. Domenico, sede del Palazzo di Città, ha un chiostro che ha subìto vari rimaneggiamenti in epoche diverse: rimangono i poderosi pilastri e gli archi a tutto sesto. Sulla sinistra del chiostro, una scaletta conduce ad una Cripta cinquecentesca. A fianco si trova la Chiesa di San Domenico , edificata sul finire del XIV secolo insieme all'attiguo convento.
Riprendendo il Corso Umberto, si vede, sulla sinistra, l'ex Monastero delle Benedettine, dal 1866 sede del Tribunale. Poco dopo eccoci alla Chiesa di San Pietro , dedicata al patrono della città. L'edificio, considerato il Duomo della Città Bassa, è originario del XIV secolo, ma fu ricostruito nel XVII. È preceduto da un'elegante scalinata, con statue dei dodici apostoli. Sulla destra del Corso Umberto, subito dopo il Duomo di S. Pietro, si possono ammirare i più bei mensoloni di Modica, quelli del Palazzo Tedeschi: le sirene musicanti, i delfini e i mascheroni di questo palazzo, sono un saggio della raffinata arte degli scalpellini modicani. Subito dopo si trova la Chiesa di S. Maria del Soccorso, edificata nel 1630 dai Gesuiti, arrivati in città per volere di Vittoria Colonna, Contessa di Modica. Ha una facciata dalle curve convesse, tipiche del barocco gesuitico. Annesso alla chiesa c'è il monumentale Palazzo degli Studi, davanti al quale appare un piccolo teatro ottocentesco in stile tardo barocco, il Teatro Garibaldi. Proseguendo, sulla destra si può ammirare il più bel palazzo di Modica Bassa, Palazzo Manenti. La facciata è decorata da una lunga balconata con inferriata liberty e originali mensoloni.
Più avanti, svoltando a destra per Via Luigi Barone, si sale per una scenografica scalinata di 250 gradini che immette negli Orti del Piombo e svela la Chiesa di S. Giorgio , il Duomo della Città Alta, prototipo delle chiese settecentesche di Sicilia e capolavoro del barocco ibleo. Proseguendo lungo i tornanti di Modica alta, si incontrano altre chiese settecentesche. Imponente, nella parte più alta della città, è la chiesa di S. Giovanni Evangelista. Lungo la scalinata che la precede si elevano 26 pilastri, che sorreggevano delle statue, delle quali ne restano solo tre. La facciata, costruita nel 1839, si presenta su due ordini, arricchiti da due coppie di colonne nel corpo centrale. L'interno, molto luminoso, è decorato nella volta, nel presbiterio e nelle cappelle da pregevoli opere in stucco. Da qui si scende per Corso Regina Margherita fino ad incontrare la chiesa dei SS. Nicolò ed Erasmo, chiusa al culto e quella di S. Teresa D' Avila. Continuando a scendere si passa, in Corso Francesco Crispi, davanti al Palazzo Tommasi Rosso, un imponente edificio barocco dai balconi modellati e ricchi di decorazioni. Proseguendo per Corso Crispi, si trova, sulla sinistra, la piccola Chiesa di S. Giaseppe che custodisce una marmorea Natività (1513) di ignoto artista locale. Si continua a scendere sfiorando il suggestivo quartiere Sbalzo, con le caratteristiche abitazioni in grotta, fino al fianco della Chiesa di S. Maria di Betlem. Per via Marchesa Tedeschi, si torna alla Piazza Municipio. Ripreso il Corso Umberto, si arriva fino all'imbocco di Via De Leva dove, in un suggestivo giardinetto, si trova il Portale De Leva. In stile tardo-gotico chiaramontano, rappresentava l'ingresso alla chiesetta dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo. Da qui, in pochi minuti, ci si reca alla Chiesa del Carmine, il cui portale e rosone rimasero integri dopo il terremoto del 1693, che distrusse l'intero edificio. Meravigliosa, all'interno, una Annunciazione di Antonello Gagini.
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Chiesa di San Giorgio

Cattedrale di San Giovanni

Ragusa Ibla

Chiesa di San Giorgio, particolare del portale

 
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Terzo Giorno
Barocco in Val di Noto

Pomeriggio
"Qui giunti si avverte l'impressione di una frontiera". Così Leonardo Sciascia scrisse di Ibla, vero e proprio gioiello dell'arte barocca in Sicilia. Nonostante il trascorrere dei secoli, il quartiere storico di Ragusa ha conservato intatto il suo fascino e la sua arte che deve, ancora una volta, tutto al terremoto del 1693.
La visita della città può cominciare a Piazza del Duomo, in salita e chiusa in alto dal maestoso scenario barocco della Basilica di San Giorgio , una delle massime espressioni dell'architettura sacra barocca. Ultimata nel 1775 su disegno di Rosario Gagliardi, presenta una elaborata facciata divisa in tre parti da fasci di colonne e motivi decorativi tipici dell'epoca.
Usciti dal Duomo, percorrendo via XXV Aprile, si arriva a Piazza Pola, dove si può ammirare la splendida Chiesa di San Giuseppe . Presenta una facciata molto simile a quella della Basilica di S. Giorgio ed è per questo attribuita al Gagliardi. Il suo interno elegante ci mostra suntuosi altari adorni di pitture e una mirabile statua d'argento di S. Giuseppe.
Proseguendo la passeggiata su via XXV Aprile si giunge ai Giardini Iblei , dai quali si possono godere magnifiche vedute sia dei monti che della valle del fiume Irminio. All'interno della villa vi sono tre chiese: quella di San Giacomo, quella di San Domenico che reca un campanile decorato con maioliche e quella dei Cappuccini che conserva il Trittico di Pietro Novelli, una delle tele più belle e interessanti che si trovano nel circondario.
Dal terrazzo antistante la chiesa si dipartono le scale che portano a Ragusa lbla, l'antico nucleo cittadino dove s'incontra, in uno stretto vicolo, la settecentesca Chiesa di Santa Maria dell'Idria. La chiesa fu costruita per l'ordine dei Cavalieri di Malta nel 1639, quando ebbero a lbla una commenda dell'Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani. Quasi a creare un unico complesso architettonico con la vicina Chiesa dell'Idria e con il palazzo della Cancelleria, si trova Palazzo Cosentini , forse il primo palazzo di Ragusa costruito in stile barocco. Un altro edificio che merita di essere visitato è la Cattedrale di San Giovanni che si trova nella piazza omonima. La chiesa, costruita tra il 1706 e il 1760, presenta una bella facciata barocca riccamente decorata, un imponente portale e un campanile a cuspide.
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Pasta alla Norma

 
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Terzo Giorno
Barocco in Val di Noto

Sera
In un magnifico baglio ristrutturato, immerso nella campagna iblea, si trova il ristorante Baglio - La Pergola. I sapori locali, sapientemente rielaborati, danno corpo ad una cucina di forte personalità, eppure delicata. Ottima anche la cantina, tra le più fornite della Sicilia.


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