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Venerdì 15 Dicembre 2017 












Delta del Po. In viaggio tra le acque
Un triangolo di terra scavato e inciso dall'instancabile lavorio del fiume, un'oasi naturalistica in cui l'acqua è regina e tutto sembra scorrere tranquillo: il Delta del Po è un ambiente emblematico dell'interazione tra l'uomo e il paesaggio, un intrico di corsi d'acqua e di terre strappate a quella stessa acqua, in millenarie opere di bonifica. Seguendo il fiume nel suo corso verso il mare, canali, boschi e pinete cedono il passo a canneti, lagune e spiagge. Sullo sfondo, il cielo basso tipico della pianura e i monumenti lasciati dal passato.

Un'area da vivere, andando alla scoperta - in bicicletta, a piedi o in barca - della tradizione culturale e gastronomica locale, con vini, molluschi, pesci e asparagi; un luogo da proteggere e tutelare, come ha fatto l'Unesco, che nel 1999 l'ha inserito nella lista dei Patrimoni dell'Umanità, e la Regione Emilia Romagna, che qui nel 1988 ha dato vita al parco naturale più esteso d'Italia; una terra infine capace di generare sogni, come quello ispirato ad Alfonso II d'Este di trasformare Mesola in una città fastosa e potente, la maggiore del Rinascimento. Di quel sogno naufragato (del resto, tra tutte queste acque...) resta oggi a testimonianza il castello di Mesola. E proprio da qui parte l'itinerario che si snoda attraverso Volano e Goro, toccando Comacchio e le Valli per concludersi con Argenta.

Primo Giorno
Mesola con il castello estense e Torre dell'Abate, il Bosco e l'abbazia di Pomposa
 
Cena e pernottamento all'albergo-ristorante Canneviè ricavato in antichi casoni da pesca
Secondo Giorno
   
Goro, il Klondike dei frutti di mare, Gorino e Porto Garibaldi
 
Cena al Bagno Sole di Porto Garibaldi e pernottamento a Comacchio in un piccolo bed and breakfast di charme
Terzo Giorno
   
Visita a Comacchio: Trepponti, Pescheria, nave romana e sosta nel ristorante Al Cantinon per gustare l'anguilla
 
A Ostellato, cena alla locanda della Tamerice con la cucina d'autore di Igles Corelli

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Bosco della Mesola

Castello della Mesola

Facciata dell'Abbazia di Pomposa

Bosco della Mesola


 
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Itinerario
Primo Giorno

In giornata
Si parte da Mesola, il centro sulla statale Romea che deriva il suo nome dall'antico aspetto di isola emersa per sedimentazione dei detriti. Proprio su questa "mensola", tra il 1578 e il 1583 il duca Alfonso II d'Este fece edificare in onore della moglie un imponente castello con torri merlate. Concepito come una cittadella in grado di ospitare la famiglia d'Este e tutto il personale di corte, il maniero fu in realtà sempre usato come punto di partenza per le battute di caccia.
Imboccando la strada per Santa Giustina si arriva alla secentesca Torre dell'Abate, costruita per difendere il territorio circostante e regolare il deflusso delle acque con un sistema di porte vinciane.

Tappa successiva è il Gran Bosco della Mesola, oltre mille ettari fitti di vegetazione dall'origine più che millenaria. In epoca estense la zona costituì la grande riserva di caccia dei duchi, mentre oggi il bosco è un'area protetta che rappresenta la prima meta italiana per gli amanti del birdwatching. Aggirandosi tra gli alberi - soprattutto di lecci, anche se le specie contate sono più di 400 - non è difficile vedere dei daini e avvistare cicogne, poiane e beccacce. Solo ai più fortunati, invece, capita di imbattersi nel più raro nibbio bruno e nei piccoli cervi locali, per cui non è ancora scongiurato il rischio di estinzione. Il viaggio prosegue sulla strada per Volano fino al Taglio della Falce, una zona d'acqua dolce e fitti canneti scelta come rifugio da molti uccelli. Lo strano nome deriva dall'omonima valle, che rappresentò l'ultimo intervento di bonifica dell'intero territorio nazionale. Proprio qui c'è un indirizzo goloso da non perdere: è il ristorante Taglio della Falce, dove gustare soprattutto anguilla e frutti di mare accompagnati dal pane di pasta dura dalla caratteristica forma a X.

Immancabile la visita all' Abbazia di Pomposa, che si impone già da lontano: il campanile di questo splendido edificio romanico che risale al VII secolo spicca tra il verde della pianura da parecchi chilometri di distanza. Nel Medioevo vivace centro religioso e culturale, ospitò tra le sue mura anche Guido d'Arezzo, che qui inventò il moderno sistema di trascrizione musicale poi divenuto il pentagramma. L'itinerario prosegue a tutta natura con l'Oasi della Valle di Canneviè-Porticino, un bacino di acqua salmastra residuo delle valli che delimitavano il Bosco della Mesola e che sono state prosciugate in successive opere di bonifica. Si trovano qui, su due isolotti collegati da un percorso attrezzato, altrettanti casoni, un tempo "sorveglianti" del traffico fluviale. Se gli amanti del birdwatching possono fermarsi per avvistare germani reali, cormorani e folaghe, imboccando la strada panoramica Acciaioli che porta al Lago delle Nazioni ci sono ottime probabilità di vedere i cavalli bianchi del Delta, discendenti della razza francese Camargue.
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Casone nel Parco del Delta del Po

 
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Primo Giorno
Delta del Po. In viaggio tra le acque

Sera
Per respirare l'atmosfera tipica del Delta e assaggiare il pesce locale ci si può fermare nei Casoni Canneviè e Porticino, sulla via per Volano: stessa gestione per i due ristoranti (ma Canneviè offre anche il pernottamento), che propongono il tradizionale brodetto d'anguilla con polenta, la zuppetta di molluschi e i tortelloni con ripieno di branzino. Tra i secondi grigliata di crostacei e branzino al sale.
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Ponte di barche presso Gorino

Pescatore alla sacca del Goro

Il Po nei pressi di Goro

Mitili ripieni


 
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Itinerario
Secondo Giorno

In giornata
Dal 1985 Goro si è votata alla pesca, dando una sferzata all'economia locale con l'allevamento intensivo del gustoso mitile. Non che l'attività ittica sia spuntata tutto d'un tratto. Se infatti l'origine di Goro è come centro doganale, la sua importanza deriva proprio dalla presenza e dall'attività del porto che attualmente occupa la parte più interna della omonima Sacca. Proprio qui, in questa specie di braccio di mare oggi arretrato dalla costa, su una superficie di circa 7.000 ettari (un terzo del totale) si allevano i molluschi e i pesci che all'alba arrivano al mercato e nel pomeriggio vengono messi all'incanto nella tradizionale " asta ad orecchio ". Per i golosi di vongole un appuntamento imperdibile è la sagra locale che si snoda lungo gli otto fine settimana che vanno da metà luglio a metà settembre. Goro ha sempre lottato contro l'impaludamento causato dai detriti portati dal fiume e contro il mare, che in questo punto si trova a un livello più alto della terra.

A testimonianza della continua opera di contenimento delle acque, a pochi chilometri sorge Torre Palù, interessante esempio di ingegneria idraulica del Settecento. Anche Gorino, piccola frazione posta all'estremo limite della terraferma, deve la sua origine all'avanzamento della foce del Po. Oggi quest'area portuale è un vero e proprio polo turistico: qui ci si imbarca per la navigazione nel Delta e si possono affittare biciclette, anche magari solo per una passeggiata tra le reti dei pescatori lasciate asciugare al sole.

L'altra attrazione locale è il Faro, una costruzione moderna (risale infatti al secondo dopoguerra) ma comunque suggestiva per la sua posizione all'imbocco del Po. Ai suoi piedi si trova il romantico ristorante La Lanterna, raggiungibile con imbarcazione propria oppure con un servizio privato di traghetto. Inutile dire che il menù proposto è ittico e su ordinazione si cucinano gli antichi piatti dei pescatori, come la povera ma gustosa minestra di pesce. I filari delle viti che si scorgono in lontananza verso l'entroterra fanno da sfondo al tratto di strada che conduce a Porto Garibaldi, località balneare "battezzata" per decreto del re nel 1919 in memoria, manco a dirlo, di Giuseppe Garibaldi. Qui il fuggitivo, inseguito dalle truppe austriache, fu salvato dal colonnello Nino Bonnet il 3 agosto del 1849. Il nome precedente della zona era Magnavacca, proprio ad indicare una vasta area non coltivata.
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Porto Garibaldi

 
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Secondo Giorno
Delta del Po. In viaggio tra le acque

Sera
Una cena in un ambiente raffinato di Porto Garibaldi: il ristorante Bagno Sole offre ai suoi ospiti piatti della cucina tradizionale, con l'anguilla che fa la parte della regina: su richiesta viene preparata in sedici modi diversi!
Dopo cena, proseguendo per 4 chilometri lungo via Marina (è la continuazione del porto-canale) si arriva a Comacchio, dove si può pernottare a il Ponticello, un bed and breakfast di charme in pieno centro.
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Valli di Comacchio

Comacchio

Anguilla del gatronomo


 
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Itinerario
Terzo Giorno

In giornata
E' una storia che risale al Medioevo quella di Comacchio, fino a 30 anni fa isolata dalla terraferma e immersa tra i canali. Come la Venere del Botticelli, anche questo borgo è nato dalle acque, per la precisione da tredici isolotti che si sono formati per l'avanzamento della foce del Po. Pomo della discordia tra ferraresi e ravennati, papi e imperatori, fondò la sua fortuna proprio sull'elemento naturale, dedicandosi alla pesca e alla produzione del sale. Ma il successo, si sa, porta anche invidia: si spiega così il contrasto con l'altra città dell'acqua, Venezia. Ancor oggi, nonostante i profondi interventi delle bonifiche, l'assetto urbano conserva traccia dell'impianto originario, straordinariamente simile al capoluogo veneto: non prende il nome dal sospiro sofferente dei condannati, ma è altrettanto simbolico per il piccolo comune il Ponte dei Trepponti, che permette di superare la confluenza di cinque canali.

Da non perdere la Pescheria, un edificio del Seicento dove si svolge ogni mattina il mercato e soprattutto la Nave Romana, rinvenuta solo nel 1981. Degno di nota anche il Santuario di Santa Maria in Aula Regia, tradizionale antagonista dell'Abbazia di Pomposa che oggi ospita una comunità di cappuccini. Chi va in cerca dell'anguilla, altra icona della città, può gustarla per pranzo all'osteria-enoteca Al Cantinon (via Muratori, tel. 0533 314252): tagliolini o risotto, brodetto, fritta, a rotella sono solo alcune delle varianti proposte dal ristorante. Per fare incetta di prodotti tipici, tra i quali il panino all'anguilla marinata e il capitone allo spiedo, c'è la Bottega di Comacchio (via Pescheria, 3). Merita poi un'escursione a piedi o in bicicletta il Museo Civico delle Valli di Comacchio, dove immergersi nelle attività e nei ritmi della vita quotidiana di un tempo. In direzione di Argenta, strada facendo ci si imbatte nell'area archeologica di Spina, una necropoli greco-etrusca i cui reperti sono oggi custoditi al Museo Archeologico di Ferrara. Ad Argenta, infine, c'è l' Ecomuseo, composto da vere e proprie oasi naturali e da un'area espositiva.
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Valli di Comacchio al tramonto

 
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Terzo Giorno
Delta del Po. In viaggio tra le acque

Sera
Imperdibile la Locanda della Tamerice, a Ostellato, dove assaggiare le specialità dello chef Igles Corelli, uno dei maestri della cucina d'autore (eventualmente si può anche pernottare). Il menu del ristorante, in stile eclettico e con una mostra permanente di sculture di artisti contemporanei, fonde gastronomia del territorio e internazionale. Selvaggina e pesce, insaporiti da fiori ed erbe selvatiche, sono la base di piatti che variano a seconda della stagione. Si può iniziare dal budino di cipolla con salsa di foie-gras, zenzero e coriandolo, proseguire con gli spaghetti alla chitarra tiepidi con astice e verdurine all'olio di scalogno, passare ai gamberoni in tempura con spinaci fritti e profumo di zenzero e quindi concludere in bellezza con i bigné fritti e caramellati.


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