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Sabato 16 Dicembre 2017 












Le mille bolle blu della Basilicata
Un vulcano le cui violente eruzioni, avvenute 800.000 anni fa, hanno ricoperto di tufo e pozzolane una vasta area nel nord della Basilicata, rendendola fertile di boschi, uliveti e vigne: è il Vulture. Dalle sue pendici sgorgano innumerevoli sorgenti di acque limpide e frizzanti, che la permanenza a contatto con le rocce laviche ha reso minerali e curative. Una terra aspra e ruvida dalla natura incontaminata quella del Vulture, che però è anche terra di storia: nel raggio di qualche decina di chilometri sorgono infatti Venosa, patria del poeta latino Orazio, la medievale Melfi, i castelli di Federico II di Svevia e una manciata di splendide chiese e abbazie romaniche.

Un itinerario affascinante, dai tanti volti: all'insegna del benessere con una sosta alle terme di Rapolla; a contatto della natura, passeggiando a piedi o a cavallo nei boschi di faggi, castagni, querce e pini della Foresta di Monticchio, lungo i sentieri percorsi nell'Ottocento dai leggendari briganti. Senza dimenticare le gioie del palato, grazie ai tanti prodotti tipici della zona, accompagnati dall'antico vino Aglianico, introdotto dai Greci.

Primo Giorno
A Rapolla, mattinata dedicata ai trattamenti con le acque curative e i fanghi. Nel pomeriggio visita a Melfi, prima contea normanna in Italia.
 
Cena al ristorante Novecento a Melfi: cucina tipica lucana e un'ampia scelta delle migliori etichette di Aglianico.
Secondo Giorno
   
A spasso nella natura del Vulture e dei laghi di Monticchio. Poi, lungo i sentieri che percorrevano i banditi lucani nel XIX secolo e, al rientro, tappa a Rionero in Vulture.
 
Alla Locanda del Palazzo di Barile, per una full immersion nella cucina locale. Per gli amanti della natura, poi, una particolare "caccia" a gufi, barbagianni e civette.
Terzo Giorno
   
Un tuffo nel passato di Venosa, tra edifici medievali e catacombe paleocristiane. Visita ad Acerenza con le sue fontane note per le proprietà curative delle acque.
 
Per chiudere in bellezza, la buona cucina si abbina all'incanto di un palazzo settecentesco, al ristorante Palazzo Gala di Acerenza.

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Duomo di Rapolla, Annunciazione

Rapolla, Santa Lucia

Rapolla

Paesaggio tra Melfi e Rapolla


Melfi, il campanile del Duomo

Melfi, porta Venosina

Veduta di Melfi

Melfi - il Castello

 
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Itinerario
Primo Giorno

In giornata
Base del nostro itinerario è Rapolla, sede dell'unico stabilimento termale che utilizza le proprietà curative delle famose acque minerali del Vulture. Raggiungibile in treno o pullman, il centro abitato è situato sul pendio di una collina alla base del Vulture. Le acque, di composizione salso-solfato-bicarbonato-alcalina, sono usate per varie applicazioni terapeutiche : da bere, per balneoterapia, inalazioni e fanghi. Un'ottima occasione per rigenerarsi, per curarsi o, per chi si sente sano come un pesce, per usufruire del centro di cosmesi termale. In paese, da visitare la cattedrale del XII secolo con portale romanico e formelle del 1209 raffiguranti l'Annunciazione e il peccato originale e la bizantineggiante chiesa di S Lucia, dell'XI secolo. Per un pranzo veloce è possibile fermarsi al ristorante delle terme.

Imboccando la SS 303, in pochi minuti si arriva a Melfi, città medievale, prima contea normanna in Italia. La cittadina è dominata dalla mole del castello normanno (oggi Museo Archeologico Nazionale del Melfese "Massimo Pallottino"), dimora estiva di Federico II di Svevia e il più noto dei castelli federiciani della regione. Poco lontano sorge il Duomo del 1155, ristrutturato nel XVIII secolo in stile barocco: della costruzione originale resta il campanile in pietra chiara e scura. All'interno è custodito un crocifisso ligneo del XV secolo e una tavola del XII, raffigurante una Madonna col Bambino.

Oltre ai "classici" uliveti e vigneti che contraddistinguono il paesaggio del Vulture, nel territorio del comune di Melfi si trovano i castagneti dai frutti più rinomati: provengono da un'area di 700 ettari in cui si produce il "marroncino di Melfi". Se ai piaceri della tavola preferite la storia e volete vivere fino in fondo l'atmosfera della splendida e raffinata corte melfese di Federico II, con contorno di cantastorie, mangiafuoco, musici e danzatori, venite qui nell'ultimo fine settimana di ottobre durante il raduno internazionale di falconeria . In città vengono organizzate in vari periodi dell'anno feste e sagre. Prima di uscire dalla città, passate per l'antica porta Venosina che si apre nelle mura normanne, unica delle sei originarie ancora conservata.
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Rapolla, notturno

 
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Primo Giorno
Le mille bolle blu della Basilicata

Sera
Per concludere degnamente la prima giornata di permanenza con un "tuffo" nei sapori del Vulture, l'ideale è un ambiente accogliente e curato: quello del ristorante Novecento a Melfi (www.novecentomelfi.it), che offre una cucina lucana ricca dei prodotti del territorio (formaggi, salumi, verdure sott'olio, funghi), compresa una buona scelta di etichette di Aglianico. Tra i "piatti forti", i frascinelli (una sorta di orecchiette) con pomodori secchi e rucola, i ravioli di castagna con salsiccia, zucca e ricotta e l'agnello a cutturidd' (molto cotto).
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Vulture, ulivi

Monticchio, il lago Grande

Laghi di Monticchio - Abbazia di San Michele sul Lago Piccolo




Rionero in Vulture, piazza Fortunato

Vista di Barile

La foresta di Monticchio

Vigneti sul monte Vulture

 
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Itinerario
Secondo Giorno

In giornata
Chi lo desidera la mattina continuerà i trattamenti alle terme, per poi dedicare il resto della giornata alla natura, con una visita al vulcano spento del Vulture , dove godere di un paesaggio incantevole e vario, tra montagne e colline, prati in fiore e fiumi, laghi e fitti boschi. Dalla base di partenza di Rionero in Vulture (raggiungibile imboccando la SS per 9 km) si sale verso il monte. Nel doppio cratere, a 650 m di altitudine, tra pioppi e ontani, si sono formati i verdi laghi di Monticchio (lago Grande e lago Piccolo), tra loro comunicanti attraverso un canale sotterraneo. La zona è Riserva Naturale Regionale dal 1971 a protezione della bramea, rarissima farfalla notturna legata alla presenza del frassino ossifillo e visibile solo per un breve periodo all'inizio della primavera. È l'unica rappresentante europea di un gruppo diffuso in India ed Estremo Oriente. Nell'istmo che divide i laghi sorgono i suggestivi ruderi dell'abbazia di S. Ippolito del secolo XII. Sul lago Piccolo si affaccia l'ex abbazia benedettina di S. Michele, costruita sulle grotte abitate nel X secolo dagli eremiti basiliani, con affreschi bizantini dell'XI secolo, rifatta nel Settecento. Ninfee spontanee crescono nei laghi, pescosi di carpe, tinche, trote e persico: sono incantevoli percorsi in barca.

È possibile esplorare l'ambiente incontaminato e selvaggio della contigua foresta di Monticchio , un vero paradiso naturale, a piedi, in bicicletta o a cavallo, magari seguendo i sentieri dei briganti , percorsi dai banditi lucani nel XIX secolo. Per restar leggeri, il pranzo sarà al sacco o nei "casoni", ristori nei boschi dove mangiare un piatto di ottimi salame e formaggio lucani sorseggiando Aglianico. Al rientro, visita a Rionero in Vulture, patria del bandito Crocco e antica cittadina con alcuni bei palazzi settecenteschi e chiese. Nei suoi rioni è possibile scorgere ancora le vecchie case contadine. Qui si svolgono i particolari riti della settimana santa. Non solo: nel suo territorio si trova la maggior parte delle sorgenti di acque minerali del Vulture . La vicina Barile vale una visita all'insegna dell'unico vino Doc della regione: l'Aglianico. Qui è possibile visitare le grotte di tufo e le cantine dove il vino viene messo a riposare.
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Barile, Cantina

 
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Secondo Giorno
Le mille bolle blu della Basilicata

Sera
A Barile nell'ottima Locanda del Palazzo (www.locandadelpalazzo.com), ospitata nel cinquecentesco Palazzo Caracciolo, si potranno gustare il baccalà con crema di lenticchie e peperoni, i ravioloni di ricotta e cannella, agnelli e capretti al forno ma anche piatti a base di pesce e, per chiudere, gelato al moscato e torta di noci con parfait all'Aglianico. Ampia e gustosa la scelta di formaggi e salumi lucani. I veri appassionati della natura ancora in piedi a questo punto potrebbero tornare nel bosco per cercare di avvistare gli animali notturni usciti alla scoperto: gufi, barbagianni, allocchi, civette e porcospini.
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Venosa, terme romane

Venosa - rovine dell'abbazia della SS. Trinità

Venosa - anfiteatro romano

Venosa - castello del Balzo


Acerenza

Acerenza, interno della cattedrale

 
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Itinerario
Terzo Giorno

In giornata
A ritroso nella storia, dal Medioevo di Federico II agli antichi romani, fino alla preistoria: è più che una promessa a Venosa, l'antica Venusia, dove nel 65 a.C. nacque il grande poeta latino Quinto Orazio Flacco che nelle sue liriche citò le bellezze naturali della sua terra. Tutti da scoprire gli edifici storici spesso costruiti con le pietre delle antiche costruzioni romane, il Castello del Balzo, realizzato nel 1470 dal signore di Venosa, al cui interno è allestito il Museo Archeologico Nazionale, la cattedrale costruita tra il 1470 ed il 1522 e alcune belle fontane. Fuori le mura sorgono i notevoli resti archeologici di epoca preistorica, romana e paleocristiana e la nota Abbazia della Trinità.

Si parte poi alla volta di Acerenza, distante circa 40 km da Venosa. La città, che sorge in posizione strategica in cima a una ripa che domina la valle del Bradano, fu centro importante fin dall'epoca romana. Contesa in seguito tra longobardi e bizantini, fu rasa al suolo su ordine di Carlo Magno. Ricostruita e fortificata dai normanni, l'antica Acheruntia vanta una bella Cattedrale ricostruita in stile romanico gotico del 1281. Le sue pietre, coperte di lichene, cambiano colore a seconda del grado di umidità dell'aria. Nel Convento di Sant'Antonio (piazza Giovanni XXIII) un'interessante mostra permanente presenta oltre tremila pezzi lignei intagliati, molti dei quali oggetti d'uso quotidiano. Il centro storico è caratterizzato da alcuni palazzi settecenteschi con portali decorati e dalle antiche fontane, una delle quali, La Pila, è nota per le proprietà curative delle sue acque, indicate per le patologie epatiche e gastroenteriche.
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Acerenza

 
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Terzo Giorno
Le mille bolle blu della Basilicata

Sera
Per chiudere in bellezza, la buona cucina si abbina all'atmosfera incantevole di un palazzo settecentesco al ristorante Palazzo Gala di Acerenza (www.palazzogala.com). Oltre agli immancabili salumi e formaggi locali, tra le proposte spiccano lagane e ceci, cavatelli e fagioli o rape. Da non perdere i secondi di carne: agnello alla acheruntina, gnumarelli (involtini di interiora di agnello), trippa e salsicce alla griglia.


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