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Giovedì 14 Dicembre 2017 












Vulcano, Lipari e Salina: le tre sorelle maggiori
Sputate dalla furia dei vulcani, lasciate a raffreddare a colpi di vento e onde, le Eolie portano ancora il marchio delle terre di fuoco. Che rugge, zampilla lava e gas, cuoce l'acqua e la terra dove i crateri sono ancora attivi, si acquieta in calde sorgenti termali, si sfarina in sabbia nera e semina fertili vallate nelle isole dove le montagne bollenti hanno terminato il loro lavoro. E lascia in regalo fanghi che curano, acque che disintossicano, soffioni che ripuliscono i polmoni.

Terre salutari, conosciute e sfruttate sin dall'antichità, le Eolie si prestano a un viaggio all'insegna del benessere. Per provare il piacere antico di un bagno di vapore o di un impacco di fango. E scoprire che, pur essendo figlie dello stesso demiurgo, le sette sorelle non si somigliano, bucoliche alcune, mondane altre. A cominciare dalle prime tre per grandezza: Vulcano, ancora fumante di zolfo, Lipari che ospita l'unica cittadina di tutto l'arcipelago, Salina che ha abdicato il mare per seguire l'antico amore per la terra.

Primo Giorno
A Vulcano, l'isola di fuoco, tra sorgenti termali, piscine di fanghi sulfurei e paesaggi lunari.
 
Si cena e si dorme all'Hotel Les Sables Noirs, affacciato sulla spiaggia della Baia di Ponente famosa per le sue finissime sabbie nere.
Secondo Giorno
   
Lipari, l'isola di pomice e di ossidiana. Per una giornata indimenticabile all'ombra della rocca spagnola.
 
Si chiama Filippino ed è il locale più rinomato di Lipari. Dal 1910 sulla cresta dell'onda con la sua cucina che sa di mare.
Terzo Giorno
   
Salina, la dolce isola del sale, la più verde delle sorelle, da sempre devota alla terra e all'agricoltura.
 
Si cena al ristorante Cafe 'nni Lausta, che propone piatti della cucina eoliana. Si dorme all'Hotel Signum.

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Isola di Vulcano, Gran cratere e fumarole

Isola di Vulcano. Spiaggia con fumarole sulfuree

Isola di Vulcano. Grotta del Cavallo

Isola di Vulcano da Vulcanello


Vulcano, la costa



 
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Itinerario
Primo Giorno

In giornata
Ancor prima di vederla ti afferra alla gola. Un odore acre, aspro, che stordisce i sensi, accende il respiro e brucia i polmoni. Perché l'isola di Vulcano, la più vicina alla costa dell'isola madre, la Sicilia, è un grosso cratere che esala gas, sputa miasmi di zolfo, fa bollire il mare come un infernale calderone, arde le spiagge fino a farne polvere di carbone, scioglie la rabbia in fanghi e acque termali calde. Nata dalla furia di quattro vulcani Lentia, Vulcano del Piano, La Fossa e Vulcanello l'isola custodisce, insieme a Stromboli, uno dei due vulcani attivi dell'arcipelago. Un monte rissoso, che esplode e poi tace, a sbalzi, come un bimbo capriccioso. Una cosa talmente imprevedibile che gli studiosi lo tengono continuamente sotto stretta sorveglianza. Una cosa che ti entra negli occhi subito, appena sbarchi sull'isola. Perché tutto qui, paesi, alberghi e ville se ne sta adagiato ai piedi del Grande Cratere, in quel vasto pianoro formatosi durante l'eruzione del 183 a.C.

Dall'approdo al Porto di Levante si getta subito uno sguardo ai due faraglioni dell'isola, il Grande, alto 56 metri, e il Piccolo (36 m), sotto il quale si trova l'area termale, nota per le proprietà terapeutiche dei suoi fanghi e del mare, riscaldato da una miriade di fumarole naturali. Antichi coni eruttivi, i faraglioni un tempo venivano utilizzati come miniere per l'estrazione di allume e zolfo. È qui che si estende la zona geomineraria, tra le più interessanti dell'isola. Venendo dal porto, sulla destra, ai piedi di quel che resta del Piccolo faraglione si apre la grande pozza, una vasca colma d'acqua e di fanghi sulfurei. A poca distanza dalla pozza si allunga una piccola spiaggia dove il mare è disseminato di fumarole sommerse: attenzione però, il gas è caldo e vicino ai soffioni l'acqua raggiunge temperature molto alte.

Sempre nella baia di Porto di Levante si trova la famosa spiaggia nera, una lingua di polvere buia, considerata tra le più suggestive di tutto il Mediterraneo. Da qui partono delle imbarcazioni che raggiungono la piscina di Venere e la grotta del Cavallo, ricca di gallerie, stalattiti e stalagmiti. Proseguendo lungo la costa verso nord per circa un chilometro si arriva all'istmo che collega Vulcano a Vulcanello, una penisoletta che supera di qualche metro il livello del mare creando una zona umida popolata da aironi e garzette. Da qui, a piedi in pochi minuti, si può raggiungere uno dei luoghi più suggestivi dell'isola, la valle dei mostri.

Ritornando verso Porto di Levante e seguendo la strada asfaltata in direzione Il Piano si imbocca, dopo un centinaio di metri, una stradina che si trasforma presto in sentiero. È qui che parte la passeggiata principe dell'isola, quella verso il cratere del vulcano. Un tratturo stretto, che s'inerpica a zig zag fino a raggiungere il piano del cratere, per proseguire seguendone il bordo. Un posto che assomiglia all'anticamera dell'inferno, disseminato dai grani gialli dello zolfo, punteggiato dalle piccole bocche delle fumarole che tossiscono vapori. Seguendo il sentiero si arriva alla sommità del vulcano, a quota 391 metri: da qui il panorama è superbo e lo sguardo arriva fino alle Bocche di Vulcano, il braccio di mare che separa l'isola da Lipari. Continuando il periplo del cratere ci s'imbatte in grosse rocce allungate e piene di crepe, simili a gigantesche pagnotte: sono le bombe a crosta di pane, i proiettili scagliati dal vulcano durante la sua ultima grande eruzione. Percorso il sentiero al contrario e ripresa la strada asfaltata si raggiunge Il Piano, la parte più antica dell'isola. Qui ci si può fermare per il pranzo da Maria Tindara, una piccola locanda dove gustare la specialità della casa: tagliatelle di pasta fresca 'alla vulcanara', saporitissime e piccanti.

Da questa grande area in direzione sud, stretta tra cime dai nomi che sembrano usciti da un racconto di fiabe come la sciara dell'Orso, il timpone del Corvo e il monte Aria comincia la parte più selvaggia e aspra dell'isola, dimenticata dagli uomini, dominata dalla natura. Le Grotte Trogloditiche sono cavità artificiali scavate ai tempi dell'età del Bronzo per farne sepolture: gli antichi abitanti delle Eolie seppellivano i loro morti vicino al vulcano che consideravano la via di collegamento tra il mondo dei vivi e quello dei defunti. Proseguendo ancora verso sud si raggiunge il mare e il piccolo abitato di Gelso, una manciata di case abbracciate al faro nuovo, con una bella spiaggia di sabbia nera, la spiaggia dell'Asino.
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Tramonto a Vulcano

 
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Primo Giorno
Vulcano, Lipari e Salina: le tre sorelle maggiori

Sera
Per la notte si ritorna a Porto di Ponente, affiancato a quello di Levante, all'Hotel Les Sables Noirs. Affacciato sulla celebre baia di Ponente, con la sua superba spiaggia nera, è frequentato dal jet set internazionale e offre belle e ampie camere. L'albergo ha anche un ristorante piuttosto rinomato con una panoramicissima terrazza. Dopo cena tappa alle Cantine Stevenson, locale elegante e raffinato dove sorseggiare cocktail con sottofondo di musica dal vivo.
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Lipari, la costa con la tipica macchia mediterranea

Lipari, un negozio di prodotti tipici nel centro storico

Lipari, il porto con la chiesa di San Giuseppe

Isola di Panarea, capo Milazzese


Terme di San Calogero risalenti all'età micenea (1500 a.C.)

Lipari, la costa

 Lipari. Artigianato di piatti di ceramica

 
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Itinerario
Secondo Giorno

In giornata
Venendo da Vulcano è come abbandonare l'inferno per un morbido e rilassato purgatorio. Languida, distesa sul mare come un'impudica bagnante, la cittadina di Lipari è l'unico vero grosso centro dell'intero arcipelago. Uno srotolarsi di strade che si slanciano verso i due opposti approdi naturali, Marina Lunga a nord e Marina Corta a sud, si arrotondano in piazzette, s'irrigidiscono in quella sorta di piccolo castrum che costituisce il centro storico. Arrivando dal mare l'isola di Lipari, la più grande e popolata delle Eolie, sfoggia subito la sua piccola capitale, come a ricordare che è lei il cuore di un arcipelago non a caso noto anche come "isole Lipari".

Appena scesi dall'aliscafo ci si ritrova immediatamente nella piazzetta di Ugo Sant'Onofrio, antistante l'approdo di Marina Corta, uno dei luoghi di ritrovo più gettonati dell'isola. Qui, al piano terra dei bei palazzi ottocenteschi che la incorniciano, ci sono ristoranti, bar e gelaterie con i tavolini all'aperto sempre affollatissimi. Alle spalle della piazza si allarga il centro storico delimitato da quattro ampie strade via Vittorio Emanuele, via Garibaldi, via Roma e via XXIV maggio che d'estate viene chiuso al traffico. Camminando tra le stradine ci si imbatte in negozi che propongono antiquariato, oggetti dell'artigianato locale e specialità enogastronomiche. Ma il luogo più interessante della cittadina è la rocca del Castello che domina il paese e che in alcuni suoi edifici ospita il Museo Archeologico Regionale Eoliano "Luigi Bernabò Brea".

Lasciata la cittadina e imboccando la strada in direzione ovest, verso Pianoconte, si vede in lontanza il piccolo abitato di San Salvatore, dove si possono ammirare alcune tipiche case eoliane restaurate. Dopo un breve tratto di strada si arriva al belvedere di Quattrocchi che offre uno dei più bei panorami delle Eolie con in primo piano la punta San Jacopo, alle spalle i faraglioni e sullo sfondo l'isola di Vulcano. Dopo circa 3 chilometri si raggiungono le antiche terme di San Calogero. Proseguendo sulla strada principale per circa un chilometro si arriva a Pianoconte, un'area fertile e sopraelevata dove si insediarono i primi abitanti di Lipari. Qui ci si può fermare per il pranzo a La Ginestra, un tranquillo ristorantino che offre il meglio della cucina tipica eoliana.

Ripresa la strada provinciale, dopo circa 5 chilometri si arriva al borgo agricolo di Quattropani, dove ancora oggi si produce la maggior parte degli ortaggi dell'isola. In posizione dominante sull'abitato si trova la seicentesca chiesa vecchia detta anche il santuario della Madonna della Catena. Da qui una breve scalinata conduce a una terrazza panoramica dalla quale si possono ammirare tutte le isole dell'arcipelago, a parte Vulcano. Lasciata Quattropani, in un paio di tornanti si discende verso la costa e il paesino di Acquacalda, nato per ospitare i minatori delle vicine cave di pomice, un tempo una delle ricchezze dell'isola. Da qui si prosegue lungo la costa settentrionale fino a doppiare punta Castagna, proprio di fronte all'isola di Panarea, e raggiungere Porticello. Lungo la strada si possono ancora vedere i pontili utilizzati per caricare sulle navi il minerale poroso estratto dal monte Pilato. Doppiato capo Rosso inizia la zona delle miniere di pietra pomice. Questo minerale domina anche il paesaggio di due bellissime spiagge, quella della Papesca, dove ci sono ancora i ruderi delle infrastrutture minerarie, e la spiaggia Bianca, una spettacolare distesa di pomice che termina in un mare turchese, un po' più a nord del paesino di Canneto.
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Lipari, il centro storico di sera

 
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Secondo Giorno
Vulcano, Lipari e Salina: le tre sorelle maggiori

Sera
Non si può lasciare Lipari senza essersi seduti alla tavola del più rinomato ristorante dell'arcipelago, Filippino (www.filippino.it). Aperto nel 1910, questo locale offre delle vere specialità come l'antipasto liparota con ortaggi sottolio, cucunci e pecorino o i turbanti di spatola al basilico. Tra i primi spiccano la zuppa di borlotti con sarde e finocchietto selvatico e i 'maccaruna' alla Filippetto; tra i secondi da assaggiare l'aragosta all'eoliana in salsa di capperi e il trancio di spada marinato alle erbette.
Dopo cena, chi cerca una serata movimentata ha soltanto l'imbarazzo della scelta. Il punto di ritrovo canonico è l'animata piazzetta di Marina Corta, affollata di bar e locali. Qui si può far tappa al Chitarra Bar (www.chitarrabar.com), che annovera tra i suoi ospiti abituali Lucio Dalla e dove c'è sempre musica dal vivo. Si suona anche al Kasbah Cafè (tel. 090.9811075), dove i tavolini sono in uno splendido giardino, e al Cafè La Precchia (tel. 090.9811303), aperto di recente ma già diventato un cult.
Per la notte si può prenotare una stanza all'Hotel Villa Meligunis: 32 camere ricavate da una villa del Settecento ristrutturata con una bella terrazza panoramica che affaccia su Marina Corta.
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Tipica casa a Salina



Salina - Pollara, Punta Perciato e l'Arco naturale


Isola di Filicudi. Grotta del Bue marino

Alicudi

Un asino ad Alicudi, l'unico mezzo di trasporto

 
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Itinerario
Terzo Giorno

In giornata
Già dal largo, ancor prima di avvicinarsi alla baia del piccolo porticciolo di Rinella, Salina prende le distanze. Non si sente molto simile alle sue sei sorelle: alta, la testa chiusa dentro le nuvole, le felci, i castagni e i vigneti a mangiarsi la terra. Una terra che non profuma di salsedine e zolfo, ma sa di campagna, di fichi d'India, di uva cotta al sole, di orti dove la rugiada non è poi così avara. Al mare lei non concede troppa confidenza, appena qualche spiaggia di ciottoli grandi e neri e una sola lingua di sabbia che le onde assottigliano anno dopo anno. Le case le ha ritirate a monte, tra la frescura delle valli che si aprono attorno ai suoi due grandi vulcani spenti monte Fossa delle Felci e monte dei Porri o sugli altipiani difesi dalle falesie. Seconda isola per estensione delle Eolie, Salina è la più verde, la più alta, la più ricca di acqua dolce.

La sensazione si fa ancora più forte appena sbarcati. Rinella è poco più di un morso di case sopra l'approdo. Dietro la banchina e la spiaggia la roccia sembra assalita da strani roditori che l'hanno lasciata esausta e piena di buchi: sono le grotte scavate dai pescatori per ricavare ricoveri per le barche. Il porticciolo si stempera in una strada stretta a tornanti come se le case volessero subito guadagnar terra. Lasciato il mare, l'isola ripiglia fiato e dopo qualche ampio tornante appare l'abitato a case sparse di Leni, il primo dei comuni dell'isola. La distanza dalle altre Salina l'ha fatta sentire anche qui: è l'unica delle Eolie minori ad avere dei comuni autonomi oltre a Leni ci sono Malfa e Santa Marina Salina che non risultino frazioni di Lipari. Qui si apre la Valdichiesa, la fertile vallata che separa i due vulcani, piantata a vite e capperi. Passata Leni la strada s'inerpica per circa 9 chilometri fino a raggiungere il bivio di Barbanacoli dove si prende a sinistra per raggiungere Pollara.

Seguendo il ripido nastro asfaltato si arriva ai 283 metri del Semaforo: da qui si gode un superbo panorama sulle vicine isole di Alicudi e Filicudi. Poi la strada scende di colpo e si tuffa nel serro di Pollara. Candide e basse, circondate dal verde di vigneti e orti, le case della frazione sembrano quelle di un tranquillo paesino di campagna, almeno fino a quando non si arriva sull'orlo della falesia. Soltanto guardando giù lungo le pareti dritte, fatte a strati come una gigantesca millefoglie, ci si accorge di essere nel cuore di un'antica catastrofe: Pollara sta in mezzo a un cratere che esplose 13.000 anni fa sprofondando lentamente in mare. Di lui restano un immenso anfiteatro di tufo, una lingua di sabbia scura e un faraglione solitario. La splendida baia, una delle più belle di tutto l'arcipelago, custodisce anche un altro piccolo tesoro: la casa di Pablo, ovvero quella che nel film Il Postino, apparteneva al poeta Neruda.

Ritornati al bivio Barbanacoli si prende a destra per andare a Malfa. La conca dove si trova l'abitato è il cuore della produzione agricola dell'isola, piena di vigneti, orti e frutteti. La strada prosegue lungo la costa nord fino a doppiare Capo Faro e poi scende verso sud fino a raggiungere Santa Maria Salina. Centro più animato dell'isola, Santa Maria ha ottimi ristoranti come Portobello, dove ci si può fermare per il pranzo. La sua è una cucina all'insegna della semplicità che non manca però di alcune proposte decisamente originali.

Santa Maria Salina è l'unico comune dell'isola più legato al mare che alla terra. Da qui salpavano le navi cariche di malvasia e capperi; qui arrivano oggi traghetti e aliscafi, che fanno sosta anche a Rinella e Malfa. Ed è questo il punto di partenza migliore per fare un giro in barca intorno all'isola. Da Lingua parte la più classica delle passeggiate di Salina, l'escursione al monte Fossa delle Felci. Da Lipari arrivano a Lingua anche i leggeri ciottoli di pietra pomice che colorano di grigio le spiagge dell'antica salina cui l'isola deve il suo nome. Dietro le strisce di grossi ciottoli infatti c'è un laghetto salato. Chiuso verso il mare, il lago ha una forma triangolare, è profondo pochi metri e ha una superficie di 32.000 metri quadrati. Un tempo qui si lavorava il sale (la produzione industriale risale addirittura al periodo ellenistico) e a testimonianza di quest'antica fatica restano edifici del I e II secolo d.c., le vasche della salina e un piccolo museo, il Museo civico di Lingua, dedicato alla cultura materiale dell'isola. Oggi l'area umida è diventata un prezioso microambiente, dove si fermano in primavera e autunno centinaia di uccelli, gli ultimi emigranti delle isole di Eolo.
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Isola di Stromboli. Hotel La Sirenetta, piatti tipici

 
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Terzo Giorno
Vulcano, Lipari e Salina: le tre sorelle maggiori

Sera
Per gustare una cena a base di specialità locali si deve tornare a Santa Maria Salina e prenotare un tavolo al Ristorante Cafe 'nni Lausta (www.isolasalina.com). Qui il fantasioso chef, Fabio Giuffré, propone classici reinterpretati con un tocco creativo. Da non perdere la parmigiana di pesce e zucchine, la scaloppa di tonno impanata al sesamo, la tartare di tonno con finocchietto selvatico e cipolla di Tropea e il gustosissimo gelato di yogurt con marmellata calda di limone.
Per la notte invece si ritorna a Malfa, dove si trova uno degli alberghi più originali di Salina, l'Hotel Signum (www.hotelsignum.it). Costruito seguendo i dettami dell'architettura locale ha trenta camere distribuite in diversi edifici: ogni stanza sembra così una casetta a sé.


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