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Sabato 16 Dicembre 2017 












Alla scoperta della dolce Sicilia
L'influenza della cultura araba ha lasciato in Sicilia profonde tracce non solo nell'architettura, ma anche nella cucina e, in particolare, nell'arte dolciaria. Un viaggio in Sicilia consente di scoprire nei sapori di un cannolo di ricotta, di una cassata o di un gelato, le millenarie stratificazioni lasciate da tutti i popoli che hanno attraversato l'isola. Gli aspetti più evidenti del carattere della pasticceria siciliana sono soprattutto due: le profonde radici arabe e il successivo sviluppo nel chiuso delle cucine conventuali (alcune ricette fondamentali sono arrivate ad esempio dai Monasteri della SS. Annunciata di Paternò e di Santa Chiara a Noto). Anche se oggi si ritrova il frutto di queste lontane esperienze in tutte le pasticcerie dell'isola, alcune località si distinguono per lavorazioni particolari legate alla tradizione. Il nostro itinerario ci conduce alla scoperta di golose specialità caratteristiche della costa orientale della Sicilia, quella che va da Messina a Modica.

Primo Giorno
Tra le strade di Messina per assaggiare la deliziosa "pignoccata"
 
I pistacchi del vulcano e i gelati di Giarre
 
Pernottamento tra i limoni ad Acireale
Secondo Giorno
   
Catania, la barocca città dell'Etna
 
Passeggiata lungo le strade principali di Catania e partenza per Sortino
 
Una dolce serata a Sortino con il miele degli Iblei
Terzo Giorno
   
Siracusa e la torta dedicata a Santa Lucia
 
Mandorle e barocco a Noto
 
La cioccolata modicana, vecchia ricetta proveniente dalla Spagna

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Alla scoperta della dolce Sicilia

Sant'Annunziata

Pignoccata

Fontana di Orione

 
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Itinerario
Primo Giorno

Mattina
Il nostro Weekend inizia da Messina, città dalle origini antiche ma dall'aspetto moderno, ricostruita con criteri antisismici dopo il devastante terremoto che nel 1908 l'ha rasa al suolo, imitando un altro disastroso sisma, quello del 1783, e purtroppo tanti altri disseminati nell'arco della sua storia. Fondata dai Calcidesi nella seconda metà del VIII secolo a.C. col nome di Zancle, divenne colonia di grande importanza strategica e commerciale, data la sua felicissima posizione dominante lo stretto fra Sicilia e Calabria. Raggiunse la massima importanza durante il periodo degli Svevi, mentre gli aragonesi la fecero capitale. Le testimonianze dell'arte normanna, distrutte o alterate da rifacimenti, sono costituite dall'antico Duomo (in origine del XII secolo) e dalla coeva basilica di S. Annunziata dei Catalani. La città vanta inoltre un illustre Museo regionale, che nella sua sezione archeologica rivela con notevoli reperti l'importanza di Messina nell'antichità. Oltre che per la sua storia e la sua cultura, questo grande centro urbano è importante (come molti paesi siciliani) anche per la sua arte culinaria, e in particolare dolciaria. Infatti, prima di lasciare Messina e dirigerci verso il maestoso Etna, consigliamo una sosta calorica, per esempio alla pasticceria "Doddis", per assaggiare la tipica pignoccata , uno squisito dolce a forma di pigna.
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Etna

Gelato siciliano

Croccantini

 
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Primo Giorno
Alla scoperta della dolce Sicilia

Pomeriggio
Non troppo lontano da Messina si trova il parco dell'Etna, che merita certamente una visita. Partiamo quindi in direzione delle pendici del vulcano, e ci fermiamo a Linguaglossa, dove una strada secondaria, bellissima, lascia il paese e si arrampica sulla montagna. Le splendide abetaie lasciano presto il passo a distese di nera lava. Sulle pendici dell'Etna prospera l'unica coltivazione italiana di pistacchi che si riflette nelle lavorazioni delle pasticcerie di tutta la zona che li impiegano pestati o sfarinati nella lavorazione di numerosi biscotti. Il dolce classico locale è la "pistacchiata" o "fastucata" : i pistacchi vengono legati al fuoco con zucchero, cannella e profumo di vaniglia. Si ottengono pezzi simili al croccante o al torrone. Per provare questo dessert basta andare alla pasticceria "L'Alhambra", dove non si corre certo il rischio di rimanere delusi. Verso il tardo pomeriggio lasciamo Linguaglossa e ci dirigiamo verso Acireale, dove passeremo la notte, e nel tragitto ci fermiamo a Giarre, cittadina situata in una zona dal grande valore paesaggistico. Dalla piazza principale si può ammirare il grande vulcano in tutta la sua imponenza, e nelle campagne si incontrano lunghi filari di alberi secolari, terrazzamenti costruiti dal lavoro di intere generazioni, vigneti e frutteti che sembrano modellare le pendici dell'Etna, un insieme di piante che offre un incantevole spettacolo di colori. Queste terre sono inoltre il regno del gelato siciliano: da Giarre ad Acireale si tramanda infatti la tradizione più autorevole della morbida crema fredda esportata nel Settecento da Procopio dei Coltelli fino a Parigi.
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San Sebastiano

 
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Primo Giorno
Alla scoperta della dolce Sicilia

Sera
In serata arriviamo ad Acireale, centro artigianale e termale a strapiombo sullo Ionio, immerso in un giardino di limoni ai piedi dell'Etna. In questa parte della Sicilia, favorita dal clima e dall'altitudine, spicca la produzione di limoni: prodotto tipico è infatti la marmellata di limoni, utilizzata per innumerevoli preparazioni dolciarie. Dopo una gustosa cena al ristorante "Panoramico", suggeriamo una passeggiata nel centro del paese. Qui, immancabile punto d'incontro per gli appassionati di dolciumi è la piazza del Duomo, invasa ogni sera dai tavolini dei caffè che servono fino a tarda notte gelati d'ogni tipo e i classici "schiumoni" al gianduia, al caffè e alla fragola. Per il pernottamento c'è l'imbarazzo della scelta, sono molti infatti gli alberghi di categoria presenti in città: dall'hotel "Aloha d'Oro" alla "Perla Jonica", senza dimenticare l'agriturismo "Il Limoneto", situato in un'antica casa padronale circondata da agrumeti che presenta una splendida vista sull'Etna e sul Tirreno.
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Duomo di Catania

Fontana dell'Elefante

Castello Ursino

 
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Itinerario
Secondo Giorno

Mattina
Partiamo di buon'ora da Acireale per spostarci verso la vicina Catania, la città dell'Etna. E con il vulcano che spesso l'ha tradita, facendo scendere le colate di lava fin dentro le sue mura, la città ha un rapporto intenso. A ricordarcelo c'è il colore scuro che caratterizza i monumenti, le case, i portoni, spesso realizzati in pietra lavica. Questo importante nucleo urbano cambiò faccia dall'oggi al domani, dopo l'eruzione dell'Etna nel 1669 e il terremoto del 1693. I due cataclismi obbligarono a ricostruire quasi completamente persino il centro geografico della città, laddove si erano insediati i Greci e i Normanni avevano eretto la prima Cattedrale. Si ricorse a precauzioni urbanistiche e a stili più moderni; si ricorse a quel barocco, per il quale Catania è famosa e del quale si ha qui un primo assaggio. Prima di cominciare con una breve visita di questa straordinaria città consigliamo di celebrare il rito mattutino della granita con brioche, uno spuntino che sostituisce la prima colazione e, spesso, il pranzo di mezzogiorno. La firma più nota è la Pasticceria "Savia" di via Etnea dove da 103 anni la stessa famiglia continua a eccellere nella tradizionale pasticceria regionale, che vende anche via Internet, e nei gelati. In particolare sono famosi i cannoli di ricotta e pistacchi, le cassate, i dolcetti di pasta di mandorla, i torroni e le olivette candite. Dopo la colazione facciamo la prima sosta in Piazza del Duomo, cuore della città dell'epoca medievale ma ormai di aspetto barocco, dove è situata la famosa Fontana dell'Elefante, progettata da Giovanni Battista Vaccarini, conosciutissimo architetto siciliano. Dello stesso architetto è il prospetto del Duomo, che a seguito del terremoto conserva solo alcuni resti del luogo di culto costruito dai Normanni a fine XI secolo. A dimostrare che sia la chiesa più importante della città ci sono, all'interno, la tomba di Vincenzo Bellini e il tesoro di Sant'Agata, cui l'edificio è dedicato. In asse con la facciata della chiesa parte Via Garibaldi, che si interrompe in corrispondenza di piazza Mazzini, da dove via Auteri conduce a sinistra al Castello Ursino, il "segno" per eccellenza del passaggio in città dell'imperatore Federico II di Svevia; gli spazi interni, semplici e razionali come tutta l'architettura sveva, fanno da cornice al Museo civico, ricca collezione che dall'epoca romana si spinge sino al Settecento.
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Museo Belliniano

Odeon

Via Etnea

 
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Secondo Giorno
Alla scoperta della dolce Sicilia

Pomeriggio
Per comprendere che fu un vero e proprio piano d'intervento urbanistico ad indirizzare la ricostruzione di Catania, conviene percorrere alcune strade che ne sono la dimostrazione. A cominciare dall'ampia via Vittorio Emanuele per continuare con via Crociferi, dove se non fosse per i resti romani e il Museo Belliniano tutto parlerebbe dello stile per eccellenza della città: il barocco del Settecento. Via Vittorio Emanuele è quasi certamente uno degli assi generatori dell'insediamento antico di Catania, lunghissima arteria che dal mare dirige a ovest suggerendo l'orientamento della crescita dell'abitato fino al XX secolo. Il suo aspetto è quindi settecentesco (gli edifici che vi affacciano sono un buon esempio di barocco locale), ma molti sono i monumenti che rimandano al passato della città, come ad esempio il Teatro romano e l'Odeon. Dopo questa via ecco delinearsi via dei Crociferi, altro percorso della ricostruzione post-terremoto: è il salotto per eccellenza di Catania, cui danno lustro i prospetti di chiese e conventi di pure linee barocche settecentesche. Un'altra arteria di primo piano di Catania e via Etnea, la strada più amata dalla ricca borghesia dell'Ottocento, una delle più eleganti della città. In questa via ha avuto sede storica il celebre "Caviezel", negozio aperto nell'Ottocento da immigrati svizzeri ora trasferitosi in via Cervignano: sono famosi i suoi "pezzi duri", la cassata gelata, la fetta di cedro, il cannolo gelato, la spuma di caffè. Là dove il rettifilo di via Etnea si interrompe in corrispondenza di piazza Stesicoro ci si imbatte in un altro ricordo del passato romano. Sulla sinistra si riconosce infatti l'Anfiteatro, ultimato nel II secolo utilizzando per la struttura di base la lava. Inizia poi via Cappuccini, che porta in un angolo di Catania dove tutto parla della patrona della città. L'ulivo selvatico che fiorisce al centro di piazza Santo Carcere e la vicina chiesa di sant'Agata al Santo Carcere, luogo di culto di origini quattrocentesche, ma rimaneggiato in epoca settecentesca: le reliquie racchiuse nelle teche rimandano alla martire romana, che sarebbe stata rinchiusa prima del supplizio in un vano sotto la chiesa. Ancora per via Cappuccini si esce in via Santa Maddalena che, divenuta via Tomaselli, costeggia a destra Villa Bellini, uno dei polmoni verdi della città, ideale per riposarsi dalla visita dei monumenti catanesi grazie all'ombra offerta da specie mediterranee ed esotiche. Dopo questa intensa giornata catanese, partiamo nel tardo pomeriggio per raggiungere Sortino, centro in provincia di Siracusa, sul versante orientale dei Monti Iblei, in cui è di particolare interesse la necropoli di Pantalica.
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Timo

 
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Secondo Giorno
Alla scoperta della dolce Sicilia

Sera
Passiamo la serata e la notte a Sortino, paese dell'entroterra siracusano che deve la sua notorietà al miele che vi si produce. Si tratta in modo particolare del miele di timo, conosciuto ed apprezzato sin dall'antichità ed elogiato nei frammenti poetici di Virgilio, Ovidio, Teocrito. La pianta è quella del Thymus capitatus dei botanici, che cresce in luoghi aridi e sassosi ed abbonda tra le cave degli Iblei. Un'erba aromatica grazie alla quale le api danno un miele profumatissimo e denso chiamato satru, che viene raccolto tra luglio e agosto. Gli altri tipi di miele caratteristici di questo territorio sono quello di zagara (fiori d'arancio), che si raccoglie tra maggio e giugno e quello di carrubo.
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Duomo di Siracusa

Tempio di Apollo

Teatro greco

 
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Itinerario
Terzo Giorno

Mattina
In questo ultimo giorno di weekend partiamo da Sortino e ci dirigiamo verso Siracusa, ubicata nella cornice di un suggestivo porto naturale, chiuso a levante dall'isola di Ortigia (il nucleo urbano più antico) e alle spalle dall'altopiano dell'Epipoli. Considerata uno dei più importanti centri archeologici della Magna Grecia, conserva tracce del suo glorioso passato in ogni angolo della città: il Duomo, dalla facciata barocca, si eleva sul peristilio del tempio dorico di Athena; in piazza Pancali si trova il Tempio di Apollo con i resti del santuario dorico degli inizi del VI secolo a. C.; nel quartiere di Neapolis si possono osservare i resti del Teatro greco, dell'anfiteatro romano e la grande ara di Gerone; nella stessa zona è situata la grotta dei Cordari, la più famosa fra le latomie. Altri esempi della ricchezza archeologica di Siracusa si possono ammirare al Museo archeologico regionale "Paolo Orsi", il più grande della Sicilia. In tarda mattinata facciamo una sosta e ci concediamo uno spuntino che non potrà non terminare con una delle leccornie tipiche. Anche in questa città infatti, come nella maggior parte dei paesi della regione, la tradizione culinaria ha una grande rilevanza. La specialità più conosciuta Si chiama "cuccìa" ed è un piatto "di devozione" di Siracusa diffuso in tutta la Sicilia occidentale. L'origine è sicuramente araba. Secondo una leggenda durante una carestia successiva al martirio di Santa Lucia un giorno alcune navi arrivarono inattese nel porto di Siracusa e lasciarono un provvidenziale carico di grano. Era il 13 dicembre. Da allora per la festa di Santa Lucia i siracusani preparano una torta di grano con crema di ricotta, zucca candita, vaniglia e miele di zagara. La "cuccìa" si può trovare anche nelle pasticcerie della città durante tutto l'anno, insieme con la caratteristica "cotognata", una soda marmellata di mele cotogne confezionata nelle tipiche formelle in ceramica di Caltagirone, e con grande scelta di pasticcini di pasta di mandorle . Un dolce siracusano particolarissimo e molto diffuso è inoltre la "cubbaita", un morbido torrone di miele, semi di sesamo e mandorle tritate di antichissima origine. Il nome è sicuramente arabo: lungo tutta la costa nordafricana, dall'Algeria all'Egitto, esiste un prodotto analogo chiamato "qubbayt".
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Palazzo Nicolaci

Duomo di Noto

San Francesco

 
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Terzo Giorno
Alla scoperta della dolce Sicilia

Pomeriggio
Dopo pranzo ci spostiamo a Noto, città di antiche e nobili tradizioni culturali, ricca di monumenti religiosi e civili, definita "Giardino di Pietra" dal critico d'arte Cesare Brandi. Noto è riconosciuta la capitale del barocco Siciliano. Un barocco unico, che cattura la luce e traspare ovunque: nei palazzi, nelle chiese, nei conventi, nei monasteri, nelle scalinate scenografiche, nelle edicole sacre, nelle strade nascoste e nei vicoli più modesti. L'entrata al centro storico si guadagna attraverso la Porta Reale o "Ferdinandea" , di puro stile ottocentesco, al di là della quale si delinea l'eccezionale arteria principale della città: il corso Vittorio Emanuele. Seguendo il corso si toccano le piazze centrali. Prima tappa è piazza Immacolata, dove alla sommità di una splendida scalinata a tre rampe s'impone la chiesa di San Francesco all'Immaccolata con l'annesso convento progettato dagli architetti Gagliardi e Sinatra. Proseguendo lungo il corso, sulla sinistra, quasi a concorrere con l'antistante basilica del SS. Salvatore, si erge la Chiesa di Santa Chiara, opera del Gagliardi. Siamo giunti così nel cuore della città barocca: l'area maioris ecclesiae, la grande piazza, una delle più belle d'Italia, detta piazza del Municipio, attorno alla quale si prospettano edifici di grande pregio architettonico. La Cattedrale si erge al culmine di una momumentale scalinata e domina la sottostante belllissima piazza. Da piazza Municipio si apre a sorpresa, sulla destra, via Nicolaci: qui l'effetto scenografico prodotto dall'architettura barocca raggiunge il suo culmine; su di essa si affaccia, infatti, uno dei più bei palazzi del mondo, Palazzo Nicolaci del Principe di Villadorata. A Noto però non ci sono soltanto grandiosi esempi di barocco siciliano: il simbolo gastronomico di Noto è la mandorla, di cui esistono grandi coltivazioni. Famosa è la preparazione della "crema di mandorle", ottenuta semplicemente tritando molto finemente le mandorle crude e mescolandole con zucchero e poca acqua fino a rendere il prodotto omogeneo e spalmabile. In questo modo l'aroma della mandorla è esaltato al massimo. Il prodotto viene impiegato per arricchire crostate, torte, creme e altro. In estate la crema di mandorle, diluita con acqua fredda, diventa il dissetante e ricercatissimo latte di mandorle. A Noto l'indirizzo più famoso è il "Caffè Sicilia", nel cui laboratorio nascono esempi ricercatissimi di grande pasticceria siciliana spediti in tutto il mondo.
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Cioccolata di Modica

 
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Terzo Giorno
Alla scoperta della dolce Sicilia

Sera
Per cena andiamo a Modica, cittadina in provincia di Regusa. "..Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera...". In queste parole del poeta Gesualdo Bufalino c'è tutta l'atmosfera di Modica. Tra le più pittoresche città della Sicilia, è situata nella zona meridionale dei monti Iblei ed è divisa in due originali aree: Modica Alta, le cui costruzioni quasi scalano le rocce della montagna, e Modica Bassa, giù nella valle, dove un tempo scorrevano i due fiumi Ianni Mauro e Pozzo dei Pruni, poi ricoperti a causa delle numerosi alluvioni, e dove oggi si snoda il Corso Umberto, principale strada della città. L'aspetto è prevalentemente tardo barocco, quasi interamente risalente al dopo-terremoto (1693). In paese si può gustare un tipo di cioccolata simile a quello che trovarono gli spagnoli al loro arrivo in Messico, ad esempio andando nel laboratorio dell'Antica Dolceria Bonajuto, dove si trovano le straordinarie tavolette di cioccolata modicana. Il procedimento venne introdotto proprio dagli spagnoli durante la loro dominazione in Sicilia e non è cambiato. I semi di cacao vengono macinati e ridotti a farina, mescolati con pasta di mais cotta e lavorati insieme con vaniglia e cannella, fino a quando il burro di cacao non ha amalgamato tutto. Il cioccolato modicano entra anche nel ripieno degli "mpanatigghi", singolarissimi pasticcini di pasta frolla farciti con controfiletto di manzo cotto in forno, tritato e unito a cioccolato fuso, mandorle tritate, zucchero, uova e chiodi di garofano. Per la cena si consiglia la "Fattoria delle Torri", mentre per la notte una soluzione di buona qualità è rappresentata dall'hotel "Bristol".


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