Tra terrazzamenti, carrugi e terre di mulini
L'itinerario prende il via a
Imperia, capoluogo di provincia del Ponente ligure. Due sono le anime della città, distante 40 km dalla Francia:
Porto Maurizio e
Oneglia. Il primo è un borgo antico caratterizzato da stradine che s'inerpicano sul promontorio di Parasio, con un'incomparabile vista sul mare; il comune di Oneglia rappresenta invece la parte più commerciale, con industrie ed elegantissimi negozi, pur ospitando, alle spalle del porto, le vecchie case dei pescatori e il palazzo dei Doria. Dal centro cittadino si esce percorrendo la via Aurelia in direzione San Remo e si raggiunge
San Lorenzo al Mare; da questo punto parte una strada panoramica che si snoda tra i terrazzamenti fino a
Costarainera, lungo la mitica salita della Cipressa, dove molte volte si sono decise le sorti della gara ciclistica Milano-San Remo.
Dopo una sosta 'panoramica' si ridiscende sulla statale 1 e, percorsi pochi chilometri, si giunge ad
Arma di Taggia per imboccare la valle Argentina, che molto probabilmente deve il nome alle fronde argentate degli olivi. Sono proprio questi alberi, sui quali cresce l'oliva taggiasca, che dà un olio famoso per il suo bassissimo tasso di acidità, a dominare i numerosi terrazzamenti della zona, sostenuti da muretti a secco strappati alle pareti della montagna, ai piedi della quale corrono il torrente Argentina e la sinuosa
statale 548.
Curva dopo curva, si arriva all'ampia ansa del torrente sulla quale sorge
Badalucco , un paese contraddistinto da ripidi carrugi, alcuni dei quali impreziositi da opere d'arte in ceramica, anche di artisti importanti, rappresentanti paesaggi e scene di vita quotidiana. Si prosegue in salita fino alla chiesa di San Nicolò, sul colmo della collina: un percorso faticoso ripagato da un'insolita visuale sul paese e su Montalto Ligure. Due segnalazioni gastronomiche per Badalucco: la
Sagra du Stocafissu a baucogna, che ha luogo ogni settembre, con il merluzzo essiccato cucinato secondo antiche ricette locali, e i famosi fagioli bianchi locali, dalla buccia particolarmente sottile.
Le streghe e l'oro nero della Valle Argentina
Seguendo il corso del torrente si arriva a
Molini di Triora, dove un tempo sorgevano diversi mulini e frantoi che rappresentavano la ricchezza del paese. D'obbligo una breve sosta alla Bottega di Angela Maria, un negozio che espone oggetti stranissimi e liquori fatti in casa. Sembra che la titolare, persona simpaticissima, discenda da una donna accusata, a suo tempo, di stregoneria.
Ma la particolarità più interessante della zona è costituita dalle
cave di ardesia, con la prima che s'incontra appena fuori dal centro abitato: qui la montagna viene aggredita e scavata, alternando enormi stanze di estrazione a zone a colonne portanti.
Poco più in alto, a qualche tornante di distanza, svetta
Triora, il "paese delle streghe" , paesino dalle viuzze tortuose dove la storia si perde nella leggenda: qui l'Inquisizione scatenò nel 1587 una caccia tra le donne del paese, e il ricordo dei fatti è rimasto nel folklore e nelle tradizioni del borgo. Qui l'ardesia fa notare la sua presenza nelle architravi delle case, su cui sono incisi le date e gli stemmi nobiliari.
Dai campi di lavanda alle acque termali
Ancora terrazzamenti, ora brulli ma un tempo coltivati a lavanda, sagomano i fianchi della montagna a
Creppo: le distillerie di lavanda ospitate nei casolari oggi diroccati vennero abbandonate progressivamente durante la seconda guerra mondiale. Dopo qualche curva appare
Realdo, in bilico su una roccia che ne costituisce la naturale difesa. Realdo fu postazione di difesa fino a mezzo secolo fa, ospitando parte della guarnigione in servizio nei fortini situati sullo spartiacque, al confine tra Italia e Francia. Al di là del monte Gerbonte c'è l'occitana
Briga Marittima, mentre Realdo e la minuscola Verdeggia sono già terra brigasca per tradizioni e per influssi dialettali.
L'arco verdeggiante del
monte Saccarello, che con i suoi 2200 m è il più alto della Liguria, è punteggiato dai buchi neri delle cave.
Si ridiscende a Molini, per intraprendere la tortuosa salita ai 1127 m della
Colla di Langàn, da dove si consiglia di seguire una breve ma appagante deviazione fino alla
Colla Melosa, crocevia di numerosi itinerari escursionistici. Qui si è gratificati da un'ampia veduta che spazia sul bacino artificiale della Tenarda arrivando, nelle giornate limpide, fino al mare.