Il modo migliore, il più scenografico, per raggiungere quelle poche miglia di costa conosciute in tutto il mondo come
Cinque Terre, è la barca. Ogni mattina, da Portovenere, partono i traghetti che portano fino a Riomaggiore, il più orientale dei cinque paesi. A guardarli dal mare, questi
borghi miracolosamente aggrappati alla roccia, sembrano sfidare la legge di gravità. E invece stanno lì da secoli, con le loro case dai colori sgargianti che guardano superbe il mare. Una sensazione che si fa ancora più forte quando lo sguardo sale su per la costa e si ferma sui
vigneti che scendono di corsa verso il mare, formando alti e stretti gradoni. Una volta approdati, ci si accorge che la cosa migliore è dimenticare la fretta e cominciare a camminare. I 30 km di terra ripida che costituisce le Cinque Terre sono segnati da una fitta trama di
sentieri, mulattiere, scalinate e tratturi, da percorrere oggi come secoli fa: passo dopo passo.
Riomaggiore appare all'improvviso, come una ferita nella roccia, con due file di case alte addossate contro la montagna, che si aprono sulla piccola spiaggia di ciottoli neri. Fondato nel XII secolo, il paese conserva ancora oggi il castello medievale, due oratori con affreschi di scuola genovese e la bella chiesa di San Giovanni Battista, eretta nel 1340. Ma i monumenti più interessanti del borgo sono le
case, che qui hanno una storia tutta particolare. Sulle rocce intorno al paese, nei
vigneti terrazzati e sostenuti da muretti a secco che drenano l'acqua piovana e trattengono la terra, si produce il vino nobile delle Cinque Terre: il
bianco secco e il
passito Sciacchetrà, entrambi Doc.
Poco distante si trova la frazione di Manarola, costruita su un grosso scoglio a 70 metri sopra il livello del mare,
il più suggestivo e romantico dei borghi delle Cinque Terre.
Lungo la via principale troneggiano gli insoliti monumenti di Manarola, le barche: tirate a secco ogni volta che il mare è grosso, gozzi, lance e leudi se ne stanno parcheggiati in fila ordinata, creando un curioso e variopinto arredo urbano. Per il pranzo ci si può fermare alla Cantina dello zio Bramante, una vecchia osteria dove godersi tutti i piatti tipici della zona. Si comincia con la torta di riso, si entra nel vivo con le seppie e le
acciughe ripiene, si prende fiato con un po' d'uva e si finisce con la torta al cioccolato. Il tutto innaffiato dal bianco delle Cinque Terre e, come digestivo, da uno straordinario
liquore al basilico .
Il pomeriggio inizia a
Corniglia, bella e sfacciata terrazza di roccia viva sospesa sulle onde, a circa 100 metri d'altezza. Tutto intorno il paese è circondato dalle viti e dagli ulivi, che si alternano a tratti di terreno incolto, dove crescono e si mescolano pini, palme e agavi.
Molto più simile ai paesi dell'entroterra, con le sue case basse e larghe, case di campagna, Corniglia vanta però una delle più grandi spiagge della zona, lo Spiaggione, una lunga striscia sassosa che corre sotto la vecchia ferrovia. La chiesa di San Pietro, in stile gotico genovese, è uno dei pochi monumenti di questa frazione, che pure vanta una storia antica.
Sul tratto di costa da Portovenere a Monterosso, Vernazza è l'unico
porto. Del suo passato antico e bellicoso,
Vernazza conserva parte delle imponenti fortificazioni del castello, sulle cui mura spicca la torre di avvistamento. Da qui il paese dà il meglio di sé, con le sue case dai colori tenui, che si allargano ad anfiteatro intorno al porticciolo, gli stretti carruggi, le ripide arpaie (le scalinate) e la
parrocchiale di Santa Maria, considerata la più bella delle Cinque Terre.