Da Albinia parte una lunga strada che costeggia un basso arenile e congiunge, con una sottile striscia di terra, l'aspro promontorio del Monte Argentario al litorale maremmano. Oggi l'Argentario se ne sta rigido come una sentinella a guardia della costa e, a testimonianza del suo ruolo strategico, restano aggrappate alle falde del monte torri, rocche e fortezze edificate tra il XV e il XVII secolo dalla repubblica di Siena e trasformate poi da Filippo II, nel 1558, nella roccaforte militare dello
Stato dei Presìdi. Se i tomboli sabbiosi che legano il monte offrono
una catena di belle spiagge, il promontorio è un susseguirsi di coste alte, falesie, piccole baie, insenature accoglienti, spiaggette isolate, mentre i fondali custodiscono - tra colonie di posidonia, cavallucci marini e pesci luna - relitti e anfore romane. Il primo borgo che s'incontra cominciando il periplo dell'Argentario da nord, a 14 chilometri da Albinia, è
Porto Santo Stefano, piccolo porto di pescatori oggi frequentato soprattutto da velisti, diportisti e turisti. La visita del borgo può cominciare da via del Molo,
vecchio approdo dove un tempo arrivavano i pescatori con il loro carico, oggi disseminata di ristorantini e negozi. La passeggiata prosegue sul Lungomare dei Navigatori che arriva al porto nuovo, da dove partono i traghetti per
l'isola del Giglio e Giannutri. Domina il paesino la vecchia fortezza spagnola del XVII secolo. Completamente restaurata, oggi ospita
la mostra permanente di archeologia subacquea, con reperti etruschi e romani recuperati dai relitti, e il
Museo dei maestri d'ascia.
Sempre seguendo la litoranea dell'Argentario, dopo 19 chilometri, si raggiunge
Porto Ercole, fondato dai fenici, abitato da etruschi e romani e trasformato in roccaforte dagli spagnoli. E sono proprio le opere difensive erette da questi ultimi i più bei monumenti del borgo: la rocca e forte Stella, il forte Filippo e il forte di Santa Caterina. Ritornando dalla penisola verso il litorale, proprio al centro della laguna e collegato all'Argentario da una diga, c'è
Orbetello. Già abitata in epoca etrusca, la cittadina ha la forma della prua di una nave. Meritano una sosta la cattedrale di Santa Maria Assunta del 1376, rifatta nel XVII secolo, che conserva le reliquie di San Biagio, e l'ex convento delle Clarisse. L'edificio seicentesco custodisce
il frontone del tempio di Talamone, opera etrusca di età ellenistica che raffigura Edipo.
Lasciata Orbetello s'imbocca il tombolo della Feniglia, percorribile soltanto a piedi o in bicicletta. Dal 1971 quest'area è diventata
Riserva naturale statale delle Dune di Feniglia, dove vivono, protetti, il gufo comune e lodaiolo, daini e molti uccelli. Quella delle dune non è l'unica area naturale della zona. Poco più a sud, dopo Ansedònia, c'è il
lago di San Floriano, che custodisce una ricchissima avifauna acquatica, e pesci d'acqua dolce come anguille, trote e tinche. Nell'ultimo tratto costiero della Maremma infine c'è
l'oasi Wwf del Lago di Burano. Per il pranzo si può far tappa a "Il Pitorsino" di Ansedonia, per gustare il pesce cucinato secondo le antiche ricette maremmane. Accanto alle riserve merita una visita anche il sito archeologico di
Cosa, antica colonia romana del 273 a.C., e la splendida Tagliata etrusca:
un'opera di ingegneria idraulica costituita da un canale scavato a scalpello nella roccia dagli antichi romani per far defluire le acque della laguna ed evitare l'insabbiamento del porto.
L'itinerario prosegue poi con una breve deviazione verso l'entroterra, fino a raggiungere
Capalbio, splendido borgo medievale sormontato dalla torre della rocca costruita dagli Aldobradeschi. È da qui che si può gettare un ultimo sguardo alla Maremma.