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Il suo nome ha un'origine curiosa: la tradizione vuole infatti che derivi dall'abitudine di appendere le coppie di forme fresche a cavallo di apposite pertiche per farle stagionare. Le sue origini sono antichissime: già nel 500 a.C, ad esempio, il grande medico Ippocrate ne decantava la bontà discorrendo delle tecniche usate dai Greci nel preparare il "Cacio". Originariamente il caciocavallo era un prodotto estivo, ottenuto con un tecnica artigianale molto raffinata perché il formaggio doveva conservarsi il più a lungo possibile.
Dal gusto inconfondibile, tendente al piccante, il caciocavallo silano, acquisiti i caratteri ottimali della stagionatura grazie al clima dei maestosi rilievi della Sila, presenta un alto valore nutritivo. Si può consumare stagionato come antipasto o fuso all'interno di gustose ricette, incontrastato re della dieta mediterranea.
Dal 1993 si fregia dalla Denominazione di Origine Protetta, e per produrlo bisogna seguire norme severe, a salvaguardia della sua autenticità e della ricetta tradizionale: dopo la cagliata, la pasta viene fatta maturare e fermentare fino a quando non è pronta per essere "filata" (immergendola in acqua bollente, divisa a pezzi). Si procede poi ricavando, in ogni pezzo, la tipica "testina" e immergendo le forme plasmate in salamoia per qualche ora. L'ultimo stadio è la stagionatura alle pertiche: ora spetta solo al tempo conferire a questo formaggio il suo tipico sapore, aromatico e tendenzialmente dolce quando è "giovane", più piccante con il passare dei mesi.
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