Civita di Bagnoregio e Bolsena condivideranno il titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028: un riconoscimento annunciato nell’ottobre 2026 che ha sorpreso in parte gli addetti ai lavori, abituati a vedere questa designazione assegnata a realtà urbane più strutturate. Questa volta la scelta è andata a due centri storici di piccole dimensioni, accomunati da un patrimonio straordinario e da una vocazione culturale che si è saputa tradurre in un progetto convincente.
Una designazione che cambia le aspettative
Quando si parla di capitali culturali, l’immaginario collettivo tende verso le grandi città: musei con centinaia di migliaia di visitatori, fondazioni private con budget milionari, spazi espositivi che occupano ex fabbriche o stazioni dismesse. Il fatto che il titolo di capitale arte contemporanea 2028 sia stato assegnato a due borghi laziali — e non a una sola città, ma a due centri che condivideranno il riconoscimento — dice qualcosa di preciso sulla direzione che sta prendendo il dibattito culturale italiano.
Nella selezione, Civita di Bagnoregio e Bolsena hanno battuto candidature di peso come Padova, Pozzuoli e Capri. Non si tratta di avversari qualsiasi: Padova è sede di musei importanti e di un’università tra le più antiche d’Europa; Pozzuoli e Capri portano con sé un’identità mediterranea riconoscibile a livello internazionale. Eppure la commissione ha scelto diversamente, premiando una proposta che punta su un modello di arte contemporanea radicato nel territorio e nella sua specificità.
Civita di Bagnoregio: arte su una rupe che cambia
Civita di Bagnoregio è un caso quasi unico in Italia. Raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale che attraversa un paesaggio di calanchi in continua erosione, il borgo conta pochi residenti stabili ma riceve ogni anno centinaia di migliaia di visitatori. La sua stessa esistenza è precaria per definizione: la rupe tufacea su cui sorge si consuma lentamente, e questa condizione di fragilità strutturale è diventata nel tempo parte integrante dell’identità del luogo.
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Portare l’arte contemporanea in un contesto simile non è un esercizio decorativo. Significa confrontarsi con uno spazio che ha già una narrativa fortissima — quella della città che muore, come viene chiamata da secoli — e trovare il modo in cui l’espressione artistica del presente può dialogare con essa senza sovrapporsi. È una sfida che, se affrontata con rigore, può produrre risultati di grande interesse sia per il pubblico specializzato che per il visitatore comune.
Il borgo conserva una struttura medievale sostanzialmente intatta, con vicoli stretti in pietra di tufo, una piazza centrale dominata dalla chiesa di San Donato e affacci sul paesaggio della Tuscia che non hanno equivalenti facilmente confrontabili. Ogni intervento artistico in questo contesto si misura con una scenografia naturale e storica già molto densa.
Bolsena e il lago come spazio culturale
Bolsena porta una dimensione diversa nel progetto condiviso. Affacciata sul lago di Bolsena — il più grande lago vulcanico d’Europa — la cittadina ha una storia che intreccia stratificazioni etrusche, romane e medievali con una tradizione religiosa legata al Miracolo di Bolsena del 1263, evento che diede origine alla festa del Corpus Domini. Questo patrimonio immateriale e materiale convive con una comunità viva, meno esposta al turismo di massa rispetto a Civita di Bagnoregio ma ugualmente ricca di identità propria.
Il lago stesso diventa in questo scenario una variabile culturale. La sua superficie, le sue sponde, le isole Bisentina e Martana al centro del bacino: sono elementi che un programma di arte contemporanea può attivare in modi molto diversi da quelli possibili in un contesto urbano tradizionale. Installazioni sull’acqua, interventi sulle rive, dialoghi tra paesaggio naturale e produzione artistica contemporanea sono tutte direzioni percorribili che il riconoscimento come capitale arte contemporanea 2028 contribuirà a rendere concrete.
Perché due borghi insieme, e non uno solo
La scelta di assegnare il titolo a due centri in modo congiunto è in sé significativa. Non si tratta di un ripiego o di una soluzione di compromesso: riflette piuttosto l’idea che il contemporaneo, in certi contesti territoriali, non si sviluppa per concentrazione ma per connessione. Civita di Bagnoregio e Bolsena distano pochi chilometri l’una dall’altra, entrambe nell’area della Tuscia viterbese, e la loro messa in rete culturale ha una logica geografica e storica precisa.
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Questo modello potrebbe indicare una strada anche per altri territori italiani che dispongono di risorse culturali diffuse ma non sufficientemente dense, prese singolarmente, per sostenere una candidatura autonoma a riconoscimenti nazionali. La rete come forma di progettazione culturale, insomma, non è solo un espediente amministrativo: può essere una risposta strutturale alla frammentazione del patrimonio italiano.
Va detto che le candidature sconfitte — Padova, Pozzuoli e Capri — non escono ridimensionate da questa selezione. La presenza di realtà così diverse nella stessa shortlist conferma che il titolo di capitale italiana dell’arte contemporanea sta acquisendo peso e visibilità, tanto da attrarre proposte da contesti molto lontani tra loro per dimensione, storia e collocazione geografica. Per approfondire il riconoscimento e seguire gli sviluppi del progetto, il riferimento ufficiale è il sito di Finestre sull’Arte, che ha seguito la designazione fin dall’annuncio.
Cosa significa per il turismo culturale in Tuscia
Il riconoscimento arriva in un momento in cui la Tuscia — la vasta area che comprende il Viterbese e i suoi dintorni — sta guadagnando attenzione crescente come destinazione alternativa al triangolo Roma-Firenze-Venezia. Civita di Bagnoregio è già una meta consolidata, con un flusso di visitatori che negli ultimi anni ha richiesto l’introduzione di un biglietto d’accesso al ponte pedonale per gestire i picchi di affluenza. Bolsena, pur meno conosciuta a livello internazionale, ha una sua fedeltà di pubblico, soprattutto tra chi cerca il lago come alternativa al mare.
Il titolo di capitale arte contemporanea 2028 può amplificare questa visibilità in modo qualitativo, non solo quantitativo. Attirare un pubblico interessato alla produzione artistica del presente significa lavorare su un segmento di visitatori tendenzialmente più attenti, più disposti a fermarsi, a tornare, a costruire un rapporto con il territorio che va oltre la singola visita. Per borghi come questi, è esattamente il tipo di turismo più sostenibile nel lungo periodo.
Il 2028 è ancora a distanza sufficiente da permettere una programmazione seria e strutturata. Resta da vedere come il progetto si tradurrà in iniziative concrete, quali artisti e istituzioni verranno coinvolti, e in che misura le comunità locali saranno protagoniste e non semplici scenografia. Su questo, i prossimi mesi saranno decisivi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








