Economia

Il Veneto si riconferma capitale del turismo italiano: 74,2 milioni di presenze nel 2025

Il Veneto si riconferma capitale del turismo italiano con 74,2 milioni di presenze nel 2025

Il Veneto chiude il 2025 con numeri che non hanno precedenti nella storia turistica della regione: 74,2 milioni di presenze e 22,3 milioni di arrivi, confermando un primato nazionale che dura ormai da anni e che nessun’altra regione italiana riesce ancora ad avvicinare. Non si tratta di un’anomalia congiunturale. È il risultato di un sistema territoriale che funziona su più livelli — arte, natura, enogastronomia, montagna, lago, mare — e che riesce a intercettare flussi di viaggiatori molto diversi tra loro, per provenienza, motivazione e durata del soggiorno. Lucas Pavanetto, Vicepresidente e Assessore al Turismo della Regione Veneto, ha commentato i dati come la conferma di una traiettoria strutturale, non di una stagione favorevole. E i numeri sembrano dargli ragione.

Un record che vale più di una classifica

Quando si parla di turismo veneto, il rischio è di ridurre tutto a Venezia. La città lagunare è ovviamente centrale, ma i 74,2 milioni di pernottamenti registrati nel 2025 raccontano qualcosa di molto più distribuito sul territorio. Le presenze sono cresciute dello 0,9% rispetto al 2024, mentre gli arrivi hanno segnato un incremento del 2,3%: un dato che indica un aumento dei visitatori con soggiorni mediamente più brevi, il che suggerisce una domanda turistica sempre più frammentata e flessibile, tipica del viaggiatore contemporaneo che prenota last minute e si muove con frequenza.

Il Veneto si conferma così la prima regione italiana per flussi turistici, davanti a Toscana, Lombardia e Trentino-Alto Adige. Un primato che non è solo numerico: riflette la capacità di attrarre visitatori in stagioni diverse e da mercati geograficamente lontanissimi tra loro.

Venezia e oltre: la geografia reale dei flussi

Guardando la composizione delle presenze, il dato più significativo riguarda la provenienza: il 66% dei pernottamenti in Veneto è generato da turisti stranieri. Una percentuale che posiziona la regione tra le destinazioni italiane più internazionalizzate, paragonabile solo ad alcune grandi città d’arte come Roma o Firenze — ma con la differenza che qui la domanda estera si distribuisce su un territorio molto più vasto.

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Il Lago di Garda attrae famiglie tedesche, austriache e olandesi da decenni, con un’offerta che spazia dai parchi acquatici alle cantine del Lugana. Le Dolomiti venete — Cortina d’Ampezzo in testa — intercettano un turismo alpino di fascia medio-alta, con picchi sia in estate che in inverno. La Riviera del Brenta e le ville palladiane attirano un pubblico culturale spesso proveniente dal Nord Europa e dagli Stati Uniti. Verona funziona come porta d’accesso per chi arriva dal valico del Brennero e combina la visita alla città con escursioni nella Valpolicella o sul Lago di Garda.

Questa molteplicità di offerta è probabilmente la chiave del primato. Il Veneto non dipende da un’unica destinazione, anche se Venezia rimane il motore simbolico e mediatico dell’intero sistema.

Il contributo dell’enogastronomia e del turismo lento

Uno degli aspetti meno discussi ma più rilevanti del turismo veneto riguarda il ruolo crescente dell’agriturismo e del turismo enogastronomico. La regione ospita alcune delle denominazioni vinicole più riconoscibili d’Italia — Prosecco DOC e DOCG, Amarone della Valpolicella, Soave — e le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, dichiarate Patrimonio UNESCO nel 2019, sono diventate una destinazione a sé stante, capace di generare flussi anche in bassa stagione.

Il turismo lento — fatto di cammini, ciclovie, soggiorni in aziende agricole — sta guadagnando spazio accanto alle forme più tradizionali di visita. La Ciclovia dell’Adige e i percorsi nella pianura padana offrono alternative concrete al turismo di massa concentrato sulle grandi città. Non sono numeri marginali: rappresentano una quota crescente di arrivi da parte di viaggiatori che cercano un contatto diretto con il paesaggio agrario e con le comunità locali.

La sfida della destagionalizzazione

Il vero banco di prova per il turismo veneto non è più il raggiungimento di nuovi record assoluti. È la distribuzione dei flussi nel tempo e nello spazio. Venezia in agosto è un caso da manuale di overtourism: calli intasate, residenti in fuga, qualità dell’esperienza compromessa per tutti. Il problema non è nuovo, ma la sua soluzione richiede un lavoro di lungo periodo che va ben oltre le misure emergenziali.

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Incentivare i visitatori a scegliere novembre invece di luglio, a scoprire Padova e i suoi affreschi giotteschi invece di limitarsi a un giorno a Venezia, a pernottare a Bassano del Grappa o a Asolo invece di concentrarsi nelle grandi strutture ricettive lagunari: sono obiettivi che richiedono comunicazione mirata, infrastrutture adeguate e una rete di accoglienza diffusa sul territorio. La crescita degli arrivi del 2,3% registrata nel 2025 suggerisce che qualcosa si sta muovendo nella direzione giusta, ma il percorso è ancora lungo.

Per chi vuole orientarsi nell’offerta turistica regionale, il portale ufficiale della Regione Veneto raccoglie dati, itinerari e risorse aggiornate sulle principali destinazioni.

Cosa rende il Veneto difficile da replicare

Molte regioni italiane guardano al modello veneto cercando di capire cosa possa essere trasferito altrove. La risposta è più complicata di quanto sembri. Il Veneto non ha costruito la sua leadership turistica su una singola attrattiva, ma su una concentrazione eccezionale di risorse diverse in uno spazio relativamente compatto: in meno di tre ore di auto si passa dalle spiagge di Jesolo alle vette delle Dolomiti, dai vigneti di Valdobbiadene alle terme di Abano, dal centro storico di Verona alla laguna di Venezia.

A questo si aggiunge un sistema ricettivo maturo, con una densità di strutture alberghiere ed extralberghiere tra le più alte d’Italia, e una rete infrastrutturale che — pur con le sue criticità — garantisce accessibilità da tutti i principali aeroporti del Nord-Est. L’aeroporto Marco Polo di Venezia è uno degli scali più trafficati d’Italia, e la sua posizione strategica contribuisce in modo diretto alla capacità della regione di attrarre visitatori intercontinentali.

I 74,2 milioni di presenze del 2025 non sono solo un numero da comunicato stampa. Sono la fotografia di un territorio che ha saputo costruire, nel tempo, un’offerta turistica coerente con la propria identità. La sfida adesso è gestire questo successo senza che diventi un problema: per i residenti, per il paesaggio, per la qualità dell’esperienza di chi arriva. È una sfida che riguarda il Veneto, ma che in qualche misura anticipa quella che dovranno affrontare tutte le grandi destinazioni italiane nei prossimi anni.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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