Dove il Mediterraneo parla ancora sottovoce
C’è un momento, a bordo del traghetto che lascia il porto di Spalato, in cui il rumore della città svanisce all’improvviso. L’acqua diventa più scura, il vento porta odore di pino e salsedine, e all’orizzonte appare una sagoma verde e quieta. È Šolta. Pochi sanno come si pronuncia, pochissimi ci sono stati. Eppure basta attraversare l’Adriatico per ritrovarsi in un angolo di Mediterraneo che sembra sfuggito alla logica del turismo di massa, dove il tempo rallenta davvero e non è solo una promessa da brochure. Le isole adriatiche dalmate custodiscono questo tipo di sorpresa: paesaggi che non urlano, sapori che raccontano storie, silenzi che fanno bene.
La costa adriatica croata è lunga circa 1.880 chilometri, e la Croazia è il terzo Paese mediterraneo per estensione costiera, dopo Grecia e Italia. Un patrimonio geografico straordinario, costellato di isole, baie, borghi di pietra bianca e uliveti che scendono fino al mare. Eppure molte di queste mete restano fuori dai radar del grande turismo. Šolta e Poreč sono due di queste: diverse per carattere, complementari per esperienza, entrambe capaci di restituire qualcosa di raro.
Šolta: l’isola che non ha fretta
Šolta si trova a circa nove miglia nautiche da Spalato. Durante la stagione, sei linee di traghetto e un aliscafo al giorno collegano l’isola alla terraferma: abbastanza per renderla accessibile, non così tanto da trasformarla in un approdo affollato. È questa sottile distanza — geografica e psicologica — a preservarne il carattere.
L’isola non ha un centro storico da cartolina, non ha monumenti che richiamano tour organizzati. Ha invece qualcosa di più difficile da trovare: una vita che continua a svolgersi al proprio ritmo. Le strade interne attraversano uliveti e vigneti, i villaggi sono piccoli e silenziosi, i bar sul porto aprono quando vogliono e chiudono quando i pescatori hanno finito di parlare.
Olio, vino e miele: i sapori di un’isola autentica
Šolta è conosciuta per le sue aziende agricole a conduzione familiare, che producono vino, olio d’oliva e miele. Non è un dettaglio folkloristico. È il cuore dell’identità dell’isola. Qui l’agricoltura non è stata abbandonata per inseguire la rendita turistica: è rimasta, si è adattata, ha trovato nuova dignità.
Il Dobričić è un vitigno autoctono di Šolta, quasi scomparso e poi recuperato con pazienza da alcune famiglie locali. Dà vini rossi profondi, con una struttura che parla di terra arida e sole adriatico. Assaggiarlo direttamente in cantina, seduti all’ombra di una pergola con vista sul mare, è un’esperienza che difficilmente si dimentica. L’olio extravergine locale è altrettanto prezioso: cultivar antiche, frantoi che lavorano ancora a piccola scala, bottiglie che vale la pena portare a casa come si porta un ricordo vero.
Il miele di Šolta, infine, riflette la vegetazione spontanea dell’isola: rosmarino, salvia, lavanda selvatica. Ha un profumo che racconta tutto il paesaggio in un cucchiaio.
Come muoversi e quando andare
Il modo migliore per esplorare Šolta è lento per definizione. A piedi lungo i sentieri costieri, in bicicletta tra i villaggi dell’interno, in barca a vela nelle calette meno frequentate. I mesi di maggio, giugno e settembre offrono il meglio: il mare è già caldo o ancora caldo, la luce è dorata, i visitatori sono pochi. Luglio e agosto portano più movimento, ma l’isola riesce comunque a mantenere un’atmosfera raccolta che le isole più famose hanno perso da decenni.
Maslinica, sul versante occidentale, è il borgo più pittoresco: un piccolo porto, case di pietra, un castello settecentesco affacciato sul mare. Stomorska, a est, è più animata ma conserva intatto il profilo di un villaggio di pescatori. Grohote è il centro principale dell’isola, nell’entroterra, e vale una passeggiata per capire come vive davvero la comunità locale.
Per approfondire la pianificazione del viaggio, il sito ufficiale Visit Šolta offre informazioni aggiornate su traghetti, alloggi e attività.
Poreč: duemila anni di storia sul mare
A nord, nell’Istria, Poreč racconta una storia diversa. È una città, non un’isola, ma appartiene allo stesso universo adriatico: quella fascia di costa orientale dove la pietra bianca, il cipresso e il fico selvatico disegnano paesaggi che sembrano dipinti. Poreč è una delle destinazioni istriane più visitate, eppure riesce a sorprendere chi arriva con lo sguardo aperto.
Il centro storico si sviluppa su una piccola penisola che si allunga nel mare, con un impianto urbanistico che risale all’epoca romana. Le strade principali, il Decumanus e il Cardo, seguono ancora oggi l’orientamento dell’antica città. Camminare su questi selciati significa sovrapporre strati di tempo: l’architettura veneziana dei palazzi, le tracce romane nelle fondamenta, il Mediterraneo che scintilla alla fine di ogni vicolo.

La Basilica Eufrasiana: un gioiello del mosaico antico
Il monumento più straordinario di Poreč è la Basilica Eufrasiana, risalente al VI secolo. I suoi mosaici absidali sono tra i meglio conservati dell’arte paleocristiana in tutto il Mediterraneo, e per questo la basilica è stata inclusa nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Oro, blu, verde: i colori si accendono nella luce radente del pomeriggio con un’intensità che nessuna fotografia riesce a catturare davvero. Bisogna starci dentro, in silenzio, per capire cosa significa trovarsi davanti a qualcosa che ha attraversato quindici secoli.
Intorno alla basilica, il quartiere storico si esplora facilmente a piedi in poche ore. Ma Poreč non è solo il suo passato: il lungomare è vivace, i ristoranti propongono cucina istriana — tartufo, prosciutto di Istria, vini Malvasia e Teran — e la vita serale ha un ritmo piacevole, né frenetico né spento.
L’entroterra istriano, a portata di gita
Uno degli aspetti meno sfruttati di un soggiorno a Poreč è la vicinanza all’entroterra istriano. A pochi chilometri dalla costa, borghi medievali come Motovun e Grožnjan si arrampicano sulle colline con una grazia che ricorda certi paesaggi toscani. Le strade secondarie attraversano vigneti e boschi di querce dove si raccoglie il tartufo nero e bianco, una delle eccellenze gastronomiche della regione. Chi sceglie Poreč come base può costruire un itinerario che alterna mare e collina, storia e natura, senza mai sentirsi a corto di scoperte.
Per orientarsi tra le risorse turistiche della Croazia, il portale ufficiale Visit Croatia è un punto di riferimento completo e aggiornato.
Adriatico orientale: perché vale la pena attraversare il mare
Šolta e Poreč sono distanti tra loro, diverse per carattere e per storia. Eppure appartengono alla stessa famiglia: quella delle destinazioni adriatiche che offrono qualcosa di autentico senza chiederti di rinunciare al comfort. Non sono mete per chi vuole animazione continua o spiagge attrezzate fino all’orizzonte. Sono mete per chi viaggia con curiosità, per chi sa che il Mediterraneo più vero si trova spesso dove ci si aspetta di meno.
Le isole adriatiche dalmate e le città costiere della Croazia hanno questa qualità rara: sanno essere popolari senza perdere se stesse. Šolta resiste alla pressione turistica grazie alla sua agricoltura viva e alla sua posizione defilata rispetto ai grandi flussi. Poreč bilancia la storia millenaria con una vita quotidiana che continua, indifferente ai turisti eppure capace di accoglierli senza artifici.
Viaggiare lungo la costa orientale dell’Adriatico significa anche riscoprire quanto questo mare sia stato, per secoli, un luogo di scambio e di incontro. Venezia e Spalato, Trieste e Dubrovnik: le isole adriatiche dalmate e le città costiere sono i nodi di una rete che ha tenuto insieme culture, lingue, cucine e architetture. Ogni pietra racconta questa storia comune. Ogni piatto la conferma.
Consigli pratici per organizzare il viaggio
- Come arrivare a Šolta: il punto di partenza obbligato è Spalato, raggiungibile in aereo da molti aeroporti italiani. Da lì, traghetti e aliscafi raggiungono l’isola più volte al giorno durante la stagione estiva.
- Come arrivare a Poreč: l’aeroporto più vicino è quello di Pola, a circa un’ora di auto. In alternativa, si può arrivare via terra da Trieste o da altri valichi di confine.
- Quando andare: maggio, giugno e settembre sono i mesi ideali per entrambe le destinazioni. Il clima è mite, il mare è balneabile, i prezzi sono più contenuti rispetto all’alta stagione.
- Cosa mettere in valigia: scarpe comode per i selciati del centro storico di Poreč e per i sentieri di Šolta, qualche strato in più per le serate di maggio e settembre, e spazio per i prodotti locali da riportare a casa.
- Lingua e moneta: in Croazia si parla croato, ma l’italiano è compreso in molte zone costiere, soprattutto in Istria. La valuta è la kuna — o l’euro, a seconda degli aggiornamenti monetari in corso — verificare sempre prima della partenza.
Il Mediterraneo che non ti aspetti
Esiste un modo di viaggiare che non cerca la perfezione, ma la verità. Quella di un vino che sa di terra arida, di un mosaico che resiste da quindici secoli, di un porto dove i pescatori tornano all’alba e nessuno li fotografa. Le isole adriatiche dalmate e le città della costa orientale offrono esattamente questo: un Mediterraneo che non recita se stesso, che non si mette in posa. Basta attraversare il mare per trovarlo. E una volta trovato, è difficile accontentarsi di altro.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








