La Tuscia laziale è uno di quei territori che si capisce davvero solo fermandosi. Non basta attraversarla in autostrada per andare altrove. Bisogna uscire dalla Via Cassia, rallentare, lasciare che il tufo, i boschi e i centri storici raccontino qualcosa che le mete più celebrate del Lazio — Roma, i Castelli, la costa — faticano ancora a offrire: una stratificazione di storia che si tocca con mano, quasi letteralmente. Sutri e il Castello De Farro sono due di questi luoghi, distanti tra loro ma uniti da un filo comune: appartengono a quella Tuscia che non si trova ancora sulle copertine delle guide internazionali, ma che chi la conosce difficilmente dimentica.
Sutri: sette ettari di storia scavata nel tufo
Sutri si trova nella provincia di Viterbo, lungo la Via Cassia, a circa venti minuti da Caprarola. È un comune di dimensioni contenute, ma la sua storia è sproporzionata rispetto alle sue dimensioni attuali. Il territorio è stato abitato in epoca preromana e poi intensamente frequentato dai Romani, che vi hanno lasciato tracce monumentali ancora oggi visitabili.
Il cuore della visita è il Parco dell’Antichissima Città di Sutri, che si estende su sette ettari e include due elementi di straordinario interesse: un anfiteatro romano e un mitreo. L’anfiteatro è uno degli esempi meglio conservati del Lazio: scavato direttamente nella roccia di tufo, non costruito sopra di essa, ha una forma ellittica e una capacità che doveva servire una comunità tutt’altro che marginale nell’Italia centrale antica. Camminare lungo la cavea significa letteralmente muoversi dentro la roccia, non accanto a essa.
Il mitreo è un elemento ancora più raro. Si tratta di un luogo di culto dedicato a Mitra, divinità di origine orientale molto diffusa tra i soldati romani tra il I e il IV secolo d.C. Il sito fu successivamente trasformato in chiesa cristiana — un passaggio di funzioni che racconta in modo sintetico tutta la stratificazione religiosa e culturale del territorio. All’interno si conservano affreschi di epoca medievale, sovrapposti a una struttura di origine pagana: difficile trovare in pochi metri quadrati una sintesi altrettanto eloquente del rapporto tra antichità e Medioevo nell’Italia centrale.
Il parco è accessibile a piedi dal centro del borgo, attraverso un percorso che costeggia le mura. Il consiglio pratico è di verificare orari e biglietti prima di partire, perché le aperture stagionali possono variare. La mattina presto, soprattutto nei mesi autunnali, il sito è quasi deserto: una condizione rara per un monumento di questa qualità.
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Il borgo oltre il parco: cosa vedere nel centro storico
Sutri non si esaurisce con il parco archeologico. Il centro storico conserva un impianto medievale compatto, con vicoli stretti, chiese e una piazza principale che funziona ancora come punto di aggregazione reale per i residenti. La Cattedrale di Santa Maria Assunta merita una sosta: l’esterno è sobrio, ma l’interno conserva elementi di diverse epoche, tra cui alcune sculture e decorazioni di pregio.
La posizione geografica di Sutri la rende anche un punto di partenza comodo per esplorare la Tuscia più ampia. Caprarola, con il suo Palazzo Farnese, è a venti minuti. Viterbo, con il quartiere medievale di San Pellegrino, è raggiungibile in meno di mezz’ora. Chi organizza un weekend nella zona può costruire un itinerario coerente senza dover percorrere distanze eccessive.
Il Castello De Farro a Rocca di Papa: una storia che parte dal Nilo
A circa un’ora da Roma, nei Castelli Romani, si trova Rocca di Papa, e sul suo territorio sorge il Castello De Farro. La struttura fu costruita nel 1925, quindi è relativamente recente rispetto agli standard italiani, ma la sua storia è tutt’altro che ordinaria.

Il nome rimanda a Ernesto De Farro, ingegnere piemontese che aveva fatto fortuna partecipando a grandi opere infrastrutturali in Egitto. In particolare, De Farro prese parte alla costruzione della prima diga di Assuan, realizzata tra il 1900 e il 1904 con il contributo di circa settemila scalpellini italiani. Un’impresa colossale per l’epoca, che portò ricchezza e, evidentemente, anche influenze stilistiche a chi vi partecipò.
Quell’esperienza si legge direttamente nell’architettura del castello. Lo stile è definito gotico-orientale, arricchito da elementi arabeggianti, balconi aggettanti e terrazze panoramiche. Non è un castello medievale nel senso tradizionale del termine: è una villa-castello di inizio Novecento che porta impressa, nella pietra e nelle forme, la memoria di un uomo che aveva lavorato in Egitto e voleva che quella memoria restasse visibile. Il risultato è un edificio che sorprende per la sua eccentricità, in un paesaggio — quello dei Castelli Romani — dove ci si aspetterebbe tutt’altro.
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Come visitare il Castello De Farro oggi
Parte della struttura del Castello De Farro è stata convertita in alloggio turistico, il che significa che è possibile non solo vederlo dall’esterno ma anche soggiornarvi. Per chi vuole esplorare la zona dei Castelli Romani con una base insolita, questa è un’opzione concreta. Prima di pianificare la visita o il soggiorno, è indispensabile verificare le condizioni di accesso e disponibilità direttamente con la struttura, perché le informazioni pratiche cambiano nel tempo.
La posizione a Rocca di Papa offre anche una serie di possibilità collaterali: il Lago Albano è nelle vicinanze, così come Castel Gandolfo e Nemi, quest’ultima nota per la produzione di fragole e per il Museo delle Navi Romane. Un itinerario che combina il Castello De Farro con questi centri può facilmente occupare un weekend senza forzature.
Perché mettere insieme Sutri e il Castello De Farro in un unico viaggio
I due luoghi non sono vicini tra loro — Sutri è nel Viterbese, il Castello De Farro è nei Castelli Romani — e non avrebbe senso visitarli nella stessa giornata. Ma appartengono entrambi a quella fascia di destinazioni laziali che richiedono una piccola deviazione rispetto agli itinerari più battuti e che, proprio per questo, restituiscono qualcosa di più.
Sutri offre stratificazione storica vera, monumenti di qualità raramente associati a un centro di quelle dimensioni, e la possibilità di muoversi in un parco archeologico quasi senza folla. Il Castello De Farro offre invece una storia personale — quella di un ingegnere piemontese che tornò dall’Egitto e costruì qualcosa di unico sui Castelli Romani — e un’architettura che non ha equivalenti nella zona.
Messi insieme, raccontano una Tuscia e un Lazio interno che non hanno bisogno di essere gonfiati con aggettivi. Bastano i fatti: un anfiteatro scavato nel tufo su sette ettari, una diga sul Nilo che ha finanziato un castello gotico-orientale a un’ora da Roma. Scoprire il Lazio significa anche questo — fermarsi dove non ci si ferma di solito.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








