Camminare lungo la via Francigena toscana in autunno è una scelta che cambia il modo di guardare questo percorso. Non perché il cammino sia diverso, ma perché il paesaggio lo diventa davvero: i boschi di castagni e querce si accendono di rosso e ocra, l’aria porta con sé il profumo di terra bagnata e funghi appena raccolti, e i borghi che costellano il tracciato sembrano ritrovare un ritmo più lento, liberati dalla pressione estiva. Il tratto toscano, che si estende per circa 380 chilometri da Pontremoli a Radicofani, è uno dei più vari e significativi dell’intero percorso europeo: attraversa Appenino, Lunigiana, Valdarno, Crete Senesi e Val d’Orcia, restituendo un’immagine della Toscana che nessuna guida fotografica riesce a catturare davvero.
Da Pontremoli verso le colline: il cammino entra in Toscana dalla Lunigiana
Il punto di partenza, Pontremoli, è un borgo in provincia di Massa-Carrara che molti pellegrini moderni raggiungono dopo aver attraversato il Passo della Cisa scendendo dall’Emilia. In autunno, questa prima sezione è già spettacolare: i versanti appenninici si coprono di colori caldi, e i sentieri nel bosco hanno una consistenza diversa rispetto all’estate, più morbida sotto i piedi per il tappeto di foglie cadute.
La Lunigiana è un territorio che il turismo di massa ha sostanzialmente ignorato. Castelli medievali, torri, pievi romaniche lungo il tracciato: il cammino qui non è solo spostamento fisico, è lettura di un paesaggio stratificato. I pellegrini medievali che percorrevano questa stessa strada — da Canterbury verso Roma — attraversavano gli stessi valichi, si fermavano negli stessi ospizi. Sigerico di Canterbury, arcivescovo che nel 990 d.C. tornò da Roma documentando le tappe del suo viaggio, è ancora oggi il riferimento storico principale per la ricostruzione del tracciato originale.
Le tappe centrali: Lucca, la Val d’Elsa e le Crete Senesi
Lucca è probabilmente la tappa più conosciuta del tratto toscano. Le mura rinascimentali, percorribili in cima, i vicoli del centro storico, la basilica di San Martino: in autunno la città è più vivibile, con meno visitatori e una luce pomeridiana che rende le facciate in pietra ancora più calde. Per chi cammina, Lucca è anche un punto logistico importante: rifornimento, pernottamento, manutenzione dell’equipaggiamento.
Dopo Lucca il percorso scende verso San Miniato, in provincia di Pisa, e poi risale verso la Val d’Elsa. Qui il paesaggio cambia registro: le colline si aprono, i cipressi cominciano a comparire lungo le strade bianche, e l’orizzonte si allarga in modo che in estate — con la foschia — non è possibile apprezzare pienamente. L’autunno toscano ha una qualità della luce che i pittori fiamminghi conoscevano bene: bassa, radente, capace di dare volume a ogni dettaglio del territorio.
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San Gimignano è una delle soste più frequentate. Le sue torri medievali sono visibili da lontano, e la scelta di arrivarci a piedi — anziché in pullman da Firenze — cambia completamente il rapporto con il luogo. Il pellegrino entra in paese dalla stessa direzione da cui entravano i mercanti medievali, e la prospettiva è diversa. In autunno, poi, le vigne intorno a San Gimignano sono in piena vendemmia o appena concluse: i filari spogli hanno una geometria precisa che d’estate non si vede.
Proseguendo verso Siena, il cammino attraversa paesaggi che cambiano quasi ogni ora. Le Crete Senesi, con le loro colline argillose e i biancane — le caratteristiche formazioni di argilla chiara — sono uno degli ambienti più particolari dell’intera Via Francigena. In autunno, dopo le prime piogge, le Crete assumono tonalità che vanno dal grigio perla al beige scuro, con striature che sembrano disegnate a mano.
Perché l’autunno è la stagione giusta per questo cammino
La risposta non è romantica, è pratica. In estate il tratto toscano espone i camminatori a temperature che possono superare i 35 gradi sulle strade bianche della Val d’Orcia, con pochissima ombra e una fatica che può diventare pericolosa. In autunno le temperature diurne si attestano su valori molto più gestibili — generalmente tra i 12 e i 22 gradi nelle ore centrali — e le notti fresche rendono il riposo più efficace.
C’è poi la questione dell’affollamento. La Via Francigena toscana in autunno è percorsa da un numero di camminatori sensibilmente inferiore rispetto a luglio e agosto. Questo significa ostelli e strutture di accoglienza più disponibili, borghi meno saturi, e una qualità dell’esperienza complessivamente diversa. Non si tratta di solitudine assoluta — il cammino rimane frequentato — ma di un ritmo più umano.
I boschi, poi, sono un argomento a sé. Tra Pontremoli e la Lunigiana, ma anche nelle aree boschive tra Gambassi Terme e Colle Val d’Elsa, i castagni in autunno producono un effetto visivo che non ha equivalenti in altre stagioni. Camminare sotto una volta di foglie gialle e arancioni, con i ricci di castagne sul sentiero, è un’esperienza sensoriale concreta, non una metafora.
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Cosa portare e come organizzarsi per il tratto toscano
Chi affronta i 380 chilometri completi deve mettere in conto circa tre settimane di cammino, con una media di 18-22 chilometri al giorno. Non è un’impresa riservata agli atleti, ma richiede preparazione fisica progressiva nei mesi precedenti e un equipaggiamento adeguato alla stagione.
In autunno la gestione delle condizioni atmosferiche è fondamentale. Le piogge diventano più frequenti a partire da ottobre, e i sentieri in terra battuta — specialmente nelle Crete Senesi — possono diventare scivolosi. Alcune indicazioni pratiche:
- Scarpe impermeabili con suola a buona aderenza, già rodate prima del cammino
- Un poncho o giacca a vento impermeabile sempre accessibile, non in fondo allo zaino
- Ghette basse per proteggere le caviglie dal fango nei tratti di campagna
- Strati termici leggeri per le mattine fredde, specialmente sopra i 400-500 metri di quota
- La credenziale del pellegrino, il documento che permette di accedere alle strutture convenzionate e di ricevere i timbri lungo il percorso
La credenziale si ottiene attraverso le associazioni ufficiali che gestiscono il cammino. Il sito viefrancigene.org è il riferimento principale per informazioni aggiornate su tappe, strutture di accoglienza e condizioni del percorso.
L’arrivo a Radicofani: il finale del tratto toscano
Radicofani è un borgo in provincia di Siena, arroccato su un colle vulcanico a oltre 800 metri di quota, dominato da una rocca medievale visibile da decine di chilometri di distanza. Per chi arriva a piedi dopo giorni di cammino, la salita finale verso il borgo ha un peso simbolico preciso: è il punto in cui il tratto toscano si conclude, prima che il percorso entri nel Lazio.
In autunno, arrivare a Radicofani con la luce del tardo pomeriggio — quando il sole è basso e la rocca proietta un’ombra lunga sulla Val d’Orcia — è uno di quei momenti che chi ha percorso la via Francigena toscana in autunno ricorda con precisione. Non perché sia spettacolare in senso fotografico, ma perché arriva dopo centinaia di chilometri a piedi, e quel paesaggio lo si è guadagnato davvero.
Chi non ha tre settimane a disposizione può percorrere il tratto in sezioni: una settimana sulla Lunigiana e la Valdinievole, qualche giorno tra Siena e le Crete, un weekend finale verso Radicofani. Il cammino si presta anche a percorsi parziali, e l’autunno rende ciascuno di questi frammenti autonomamente valido. L’importante è non aspettare la stagione perfetta: quella, sul cammino, non esiste. Esiste solo quella in cui si parte.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








