Milano, 30 gennaio 2026 – Dal 12 agosto cambia tutto per le capsule di caffè monodose in Italia. Con l’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo 2025/40 sul packaging e i rifiuti da imballaggio, non si potrà più buttarle nella raccolta indifferenziata. Che contengano ancora caffè o meno, ogni singola capsula dovrà essere smaltita con cura, seguendo regole precise. È una vera svolta nella gestione dei rifiuti domestici, pensata per uniformare le pratiche in tutta l’Unione europea e per evitare che errori nello smaltimento rovinino i processi di recupero.
Capsule di caffè, addio al sacco grigio
Fino a oggi, la maggior parte delle cialde e capsule per caffè finiva nel sacco indifferenziato o, dove c’erano, negli appositi contenitori sparsi qua e là. Da ora, invece, si cambia registro: questi prodotti sono ufficialmente imballaggi e devono essere trattati come tali. Plastica, alluminio e bioplastica dovranno seguire le stesse regole di recupero e riciclo di altri materiali. Simona Fontana, direttrice generale di Conai, lo spiega chiaro: “Dal 2026 avremo un sistema uniforme in tutta Europa. Entro il 2030 anche prodotti complessi come le capsule dovranno essere davvero riciclabili”.
Chi usa capsule in bioplastica – circa un quinto del mercato secondo Assobioplastiche – potrà buttarle nell’organico, caffè compreso. Le capsule in alluminio invece andranno raccolte nei punti appositi o tramite le reti di raccolta locali. La plastica tradizionale resta la più difficile da smaltire. Giovanni Cassuti, presidente di Corepla, sottolinea: “Questo cambiamento ci spinge a investire in nuovi sistemi e a migliorare la gestione di un imballaggio sempre più usato”.
Non solo capsule: cambia il destino di tanti usa e getta
Il nuovo regolamento non si ferma alle capsule di caffè. Entro il 2030, dovremo dire addio anche a tanti altri prodotti monouso: dalle bustine di salsa nei fast food ai piccoli flaconi di cosmetici negli hotel, fino a varie confezioni usa e getta. Tutti gli imballaggi dovranno avere etichette chiare, con istruzioni precise per lo smaltimento, altrimenti non potranno più essere venduti. Per ora, però, come chiarito da Fontana, “gli utenti devono continuare a seguire le regole del proprio Comune fino a quando i sistemi locali non si saranno adeguati”.
Le aziende, dal canto loro, dovranno fare attenzione ai materiali usati. Scatta il divieto di usare Pfas negli imballaggi alimentari oltre certi limiti e l’obbligo di essere trasparenti sulle componenti. L’obiettivo? Ridurre i rifiuti da imballaggio del 5% entro il 2030 e del 15% entro il 2040.
Industria in allerta: la sfida delle capsule sostenibili
Le imprese sono già in movimento per adeguarsi. Alcuni marchi, Nespresso tra questi, hanno annunciato capsule fatte in polpa di carta, completamente riciclabili. “Stiamo lavorando con tutti i consorzi della filiera”, dice Fontana, “puntiamo su progetti sostenibili e su innovazioni negli impianti”. Stefano Stellini, direttore generale di Cial, spiega come funziona il riciclo dell’alluminio: “Un impianto separa il metallo dal caffè e li manda al riciclo. Ci vorrà tempo e soldi per farlo funzionare bene”.
Non mancano però problemi e ritardi. Armido Marana di Assobioplastiche ammette: “Già un quinto delle capsule è in bioplastica e abbiamo una filiera pronta per lo smaltimento organico”. Ma avverte: “Le scadenze europee sono troppo rigide. Serve più margine per inserire nuovi prodotti in bioplastica al posto della plastica vergine, che dal 2030 sarà vietata”.
Milano guida la rivoluzione, ma il resto d’Italia deve correre
Secondo i dati dei consorzi, Milano è la città più avanti nel recupero delle capsule esauste, grazie a una rete di raccolta multimateriale molto sviluppata. Ma altrove le cose vanno più a rilento. Serviranno campagne di informazione capillari e nuovi impianti per dividere bene i materiali misti.
Le sfide restano: aggiornare le infrastrutture e gestire i costi per famiglie e imprese non sarà facile. Ma la strada è tracciata. Dalla prossima estate, ogni tazzina di espresso peserà diversamente sulla raccolta differenziata degli italiani. Solo allora capiremo se la promessa europea di meno rifiuti e più riciclo sarà mantenuta davvero.








