Luoghi e Mete

Thanda Island: L’Emiratino Fahim Al Qasimi e la missione per salvare le tartarughe marine a rischio

Abu Dhabi, 30 gennaio 2026 – Fahim Al Qasimi, 45 anni, con la sua tradizionale kandura bianca e un taccuino consunto stretto tra le mani, ha scelto una strada poco comune negli Emirati Arabi Uniti: dedicare ogni giorno alla salvaguardia delle specie marine più minacciate nelle acque del Golfo Persico. Lo si incontra spesso all’alba, lungo il molo di Saadiyat Island: scruta il mare, prende appunti, scambia qualche parola a bassa voce con i pescatori. Da oltre dieci anni, Al Qasimi ha fatto dell’ambiente marino la sua missione. E dice: “È l’unica eredità che possiamo lasciare ai nostri figli”.

Un impegno vero tra ricerca e sensibilizzazione

A differenza di molti coetanei presi dagli affari di famiglia, Al Qasimi ha deciso di studiare Biologia marina all’Università di Exeter. È lì – confessa – che ha capito “quanto sia fragile la barriera corallina intorno ad Abu Dhabi”. Tornato a casa nel 2012, si è subito unito all’Emirates Marine Environmental Group, attiva dal 1996 nella protezione di tartarughe, dugonghi, cavallucci marini e squali balena. Il suo lavoro? Coordinare le campagne per tenere d’occhio le specie a rischio e spingere verso una pesca più responsabile.

Solo nel 2025, raccontano i dati dell’organizzazione, sono stati rimessi in libertà 148 esemplari di tartaruga verde dopo cure per incidenti con reti da pesca o plastica. “Alcuni pescatori ci danno una mano – racconta Fahim – altri invece restano sospettosi. Ci vuole tempo”. Lui non molla, torna nei villaggi più volte, mostra radiografie e numeri: “Un dugongo può vivere oltre settant’anni se non viene colpito dalle eliche delle barche”.

Il Golfo Persico sotto pressione

Le specie marine del Golfo Persico affrontano da anni pressioni sempre più forti. Acque che si riscaldano, scarichi di petrolio e un’urbanizzazione senza freni. Nel 2024 un’ondata di caldo eccezionale ha portato temperature record tra Abu Dhabi e Ras al-Khaimah: uno studio pubblicato su “Marine Pollution Bulletin” segnala che circa il 22% delle colonie coralline tra Qasr Al Hosn e Al Dhafra si è sbiancato. Danni – precisa Al Qasimi – che sono in parte irreparabili.

La risposta arriva da progetti pilota. Dai laboratori della NYU Abu Dhabi, il team dell’Emirates Marine Environmental Group prova a far tornare i cavallucci marini usando supporti artificiali per farli crescere. Ma i risultati sono altalenanti: “La mortalità resta alta, il mare cambia troppo in fretta”, ammette uno dei ricercatori.

Educare per coinvolgere davvero

Una parte fondamentale del lavoro di Fahim Al Qasimi è quella della sensibilizzazione. Ogni mese va nelle scuole di Dubai e Sharjah a parlare con gli studenti, distribuisce opuscoli in arabo e inglese: “Parliamo di tartarughe ma anche dei rifiuti plastici che finiscono nello stomaco dei pesci”. Lo scorso novembre – alle dieci del mattino nell’auditorium della Khalifa University – centocinquanta ragazzi hanno ascoltato in silenzio una sua lezione improvvisata su delfini e microplastiche.

Lui non si stanca mai di ripetere un concetto semplice: “Serve una cultura del rispetto. Non puoi difendere il mare se prima non lo conosci davvero”. Secondo l’ultimo sondaggio del Ministero dell’Ambiente degli Emirati pubblicato a dicembre 2025, solo il 38% degli adolescenti sa riconoscere almeno tre specie marine locali.

Tra difficoltà quotidiane e speranze per il futuro

Le difficoltà non mancano. Nei porticcioli di Umm Al Quwain alcuni pescatori lamentano i limiti imposti sulle reti: “Così diventa difficile lavorare”, protestano. Ma Al Qasimi punta al dialogo: incontra i capi delle cooperative e propone accordi con i resort per favorire una pesca turistica regolamentata.

Da gennaio è partita una raccolta fondi per mettere boe intelligenti lungo la costa ovest; un progetto che, spiega Fahim, servirà a “monitorare in tempo reale le rotte delle tartarughe”. Una sfida tecnica non da poco.

Per ora la speranza resta legata ai piccoli passi fatti ogni giorno. Il lavoro silenzioso, la pazienza e la tenacia. E quella frase che Fahim ripete spesso ai volontari: “Nel mare tutto torna: se lo difendiamo oggi, forse domani ci restituirà qualcosa.”

Change privacy settings
×