Economia

Condominio, la decisione è ufficiale: potrai ricevere un risarcimento per questo problema comunissimo

Condominio, la decisione è ufficiale
Risarcimento assicurato se hai questo problema - discoveritalia.it

La sentenza che cambia tutto per chi vive in condominio, adesso sarà possibile ricevere un rimborso per questo comune problema abitativo.

Una recente decisione della magistratura ha stabilito che gli odori di cucina intollerabili provenienti da attività commerciali situate in condominio possono comportare sia lo stop dell’attività sia il risarcimento dei danni. Il tema delle immissioni fastidiose rappresenta uno dei punti più delicati nei rapporti tra abitazioni private e locali commerciali inseriti nello stesso edificio.

Ristoranti, bar e attività alimentari possono infatti generare rumori, fumi e odori capaci di compromettere la qualità della vita dei residenti. La sentenza del Tribunale di Nola, n. 3285, affronta proprio questo scenario, riguardante una risto‑pescheria accusata di diffondere esalazioni persistenti e difficili da sopportare.

Odori molesti in condominio? Ora puoi richiedere un rimborso

Il caso offre indicazioni importanti sull’applicazione dell’art. 844 del Codice Civile, che disciplina i limiti di tollerabilità delle immissioni. Il giudizio è nato dall’azione di un condominio che lamentava odori forti di pesce, percepibili nelle parti comuni e persino sui terrazzi privati.

Condominio, la decisione è ufficiale

Cattivi odori nel vicinato, una sentenza cambia tutto – discoveritalia.it

Secondo i residenti, la combinazione tra vendita di prodotti ittici e somministrazione di cibi generava esalazioni continue e invasive. Dopo varie diffide rimaste senza esito, i condomini hanno chiesto al giudice di ordinare la cessazione delle immissioni o l’adozione di soluzioni tecniche adeguate.

La società convenuta ha sostenuto di essere regolarmente autorizzata e di utilizzare una cappa aspirante con filtri a carboni attivi. Ha inoltre affermato che gli odori non erano nocivi e che i condomini conoscevano la destinazione commerciale dell’immobile al momento dell’acquisto.

Per chiarire la situazione, il tribunale ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio, incaricata di verificare la presenza delle esalazioni e l’efficienza dell’impianto. Il consulente ha accertato che gli odori erano effettivamente presenti e che il sistema di aspirazione risultava sottodimensionato rispetto all’attività svolta.

Non è stato possibile misurare tecnicamente il superamento della soglia di tollerabilità, ma la giurisprudenza consente al giudice una valutazione basata sul contesto. Il magistrato deve infatti bilanciare le esigenze produttive con i diritti fondamentali dei residenti, privilegiando la tutela della vita domestica.

La Corte europea dei diritti dell’uomo riconosce il diritto al pieno godimento dell’abitazione come valore primario da proteggere. Sulla base della CTU e delle circostanze, il tribunale ha ritenuto superata la normale tollerabilità delle immissioni.

La decisione ha imposto lo stop agli odori e l’obbligo, per la società, di adottare entro 6 mesi gli interventi tecnici indicati dal consulente. È stato inoltre riconosciuto un risarcimento di 500 euro per ciascun condomino danneggiato, oltre al pagamento delle spese legali e della consulenza.

La sentenza chiarisce che anche un semplice fastidio olfattivo può assumere rilevanza giuridica quando limita il normale svolgimento della vita familiare. Il principio affermato è netto: nei condomini misti, il diritto all’abitazione prevale sulle esigenze economiche dell’attività commerciale.

Change privacy settings
×