Una recente sentenza ha stabilito la possibilità di ottenere un importante risarcimento nel caso di odori di cucina intollerabili: la novità.
La vita in condominio implica l’accettazione di una serie di normative che mirano a garantire la buona convivenza. Allo stesso tempo, abitare nelle vicinanze di altre persone significa adeguarsi ad abitudini spesso molto diverse dalle proprie, che non sempre vengono ben tollerate.
Un caso emblematico è quello degli odori di cucina, che possono risultare sgradevoli per qualcuno fino a spingerlo a pesanti lamentele. Una recente sentenza è intervenuta sulle immissioni fastidiose per i condomini, analizzando nello specifico il tema delle attività commerciali.
Gli odori sgradevoli infatti, non sono sempre il frutto dei particolari gusti culinari di un vicino. Può accadere che gli abitanti debbano confrontarsi con la produzione di fumi e odori quando un’attività commerciale è collocata all’interno degli stessi edifici condominiali.
Basta pensare al caso di ristoranti e bar, il cui esercizio della professione può incidere notevolmente sulla qualità della vita dei residenti e sulla sua quiete. La libera iniziativa economica privata potrebbe scontrarsi con il rispetto dei diritti degli individui, innescando delicate dinamiche sulle quali si è espressa lo scorso dicembre la magistratura.
In quali casi è possibile essere risarciti per cattivi odori in condominio
Il Tribunale di Nola alcuni mesi fa ha affrontato il caso di una risto-pescheria, la cui attività commerciale diffondeva esalazioni che i condomini giudicavano intollerabili. In quell’occasione il tribunale decise di avvalersi di una CTU (consulenza tecnica d’ufficio), a cui è stato affidato l’importante compito di valutare se le esalazioni superassero i limiti di tollerabilità.

In quali casi si può essere risarciti – discoveritalia.it
Nel caso in cui questi limiti non si potessero accertare con gli strumenti tecnici, la valutazione del superamento del limite potrebbe spettare al giudice di merito. Il magistrato ha il dovere di trovare un equilibrio tra i diritti fondamentali dei condomini e le esigenze produttive dell’esercizio commerciale.
Secondo la legge, in linea con l’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e i principi costituzionali, deve privilegiare le esigenze abitative rispetto alle utilità economiche dell’attività. Il contesto condominiale e la relazione tecnica hanno permesso, nel caso sopracitato, di ritenere superata la soglia della normale tollerabilità.
Questo ha portato allo stabilimento di uno stop alle immissioni e dell’ordine alla società di adottare entro un tempo di sei mesi, le dovute strategie tecniche mirate a ridurre le esalazioni come indicato dal CTU. Allo stesso tempo però, non è mancata la decisione di un risarcimento danni non patrimoniali.
La condanna è stata stabilita nella misura di 500 euro in favore dei condomini che hanno subito il danno. L’esempio è utile a comprendere le possibilità di far valere i propri diritti anche nel caso in cui sia assente un vero e proprio danno biologico. Le immissioni che ledono alla vita quotidiana riducendo il pieno godimento della propria casa, dunque i fastidi olfattivi, possono portare a conseguenze giuridiche anche molto rilevanti.








