La cucina italiana è entrata ufficialmente tra i patrimoni immateriali dell’Unesco e Verona la celebra con un incontro pubblico.
Non si tratta solo di un riconoscimento simbolico, ma di un passaggio che riguarda la vita quotidiana di milioni di persone. Perché quando si parla di cucina italiana non si parla solo di ricette, ma di abitudini, famiglie riunite a tavola, stagioni che scandiscono il mercato, tradizioni che passano di generazione in generazione.
Il riconoscimento è arrivato il 10 dicembre 2025. L’Unesco ha inserito la cucina italiana tra i patrimoni culturali immateriali dell’umanità, premiando un modello culturale che tiene insieme convivialità, stagionalità, rispetto della biodiversità e trasmissione dei saperi. È la prima volta che un’intera cucina nazionale ottiene questo tipo di riconoscimento.
Non solo piatti, ma identità
Il dossier presentato all’Unesco non si è limitato a elencare specialità regionali. Ha raccontato un sistema. La cucina italiana come pratica sociale, come rito quotidiano, come linguaggio condiviso. Dalla scelta degli ingredienti al gesto di apparecchiare, fino al momento del pasto vissuto insieme.
La candidatura era stata avviata nel marzo 2023 dai Ministeri dell’Agricoltura e della Cultura, con il contributo dell’Accademia Italiana della Cucina, della Fondazione Casa Artusi e della rivista La Cucina Italiana. Un percorso durato quasi tre anni, fatto di documenti, relazioni e confronto internazionale.
Determinante è stato anche il sostegno istituzionale che ha accompagnato l’iter fino all’approvazione finale. Il risultato, però, va oltre la politica. Riguarda il modo in cui l’Italia si racconta nel mondo.
L’appuntamento a Verona
Sabato 7 marzo la Società Letteraria di Verona ospiterà un incontro dedicato proprio a questo traguardo. Insieme alla Delegazione veronese dell’Accademia Italiana della Cucina e al Club per l’Unesco di Verona, l’evento vuole essere un momento di riflessione pubblica, non una semplice celebrazione formale.
La scelta della Società Letteraria non è casuale. È un luogo storicamente attento alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali, materiali e immateriali. E la cucina, in questo caso, viene letta come patrimonio culturale a tutti gli effetti, non come fenomeno commerciale.
Si parlerà di tradizioni locali, di biodiversità, di ricette che cambiano da provincia a provincia ma che insieme costruiscono un mosaico unico. Un patrimonio che non è statico, ma in continua evoluzione.
Il riconoscimento Unesco non trasforma la cucina italiana in qualcosa di intoccabile. La mette sotto una luce diversa. La invita a essere custodita, ma anche praticata ogni giorno, nelle case e nei ristoranti. E forse è proprio questo il punto: capire se siamo davvero consapevoli del valore culturale di ciò che portiamo in tavola.








