Gastronomia

Insalata, non vogliono che tu lo sappia, ma se la condisci in queste ciotole rischio grosso: ecco cosa succede

Insalata, non vogliono che tu lo sappia, ma se la condisci in queste ciotole rischio grosso
Attenzione a dove condisci l'insalata - discoveritalia.it

Questi dati invitano a riflettere sull’importanza di scegliere con cura i materiali utilizzati in cucina, favorendo soluzioni più sicure.

L’uso quotidiano delle ciotole in plastica nelle cucine italiane è ormai una consuetudine consolidata, grazie alla loro leggerezza, resistenza e costo contenuto. Tuttavia, recenti studi condotti in Italia hanno rivelato che queste scelte apparentemente innocue possono comportare rischi significativi per la salute, soprattutto quando si utilizzano contenitori di plastica per insalate o cibi riscaldati al microonde.

Il dibattito sulla sicurezza alimentare e l’impatto delle sostanze chimiche rilasciate dalla plastica è oggi più acceso che mai, evidenziando la necessità di una maggiore consapevolezza e attenzione.

I rischi chimici legati all’uso delle ciotole in plastica

Secondo una recente ricerca realizzata dall’Università degli Studi di Milano e dall’Università di Milano-Bicocca, il riscaldamento di liquidi in contenitori di polipropilene, uno dei materiali plastici più diffusi nella produzione di contenitori alimentari, provoca il rilascio di nano e microsfere di plastica. Queste particelle, invisibili a occhio nudo, migrano nel cibo e rappresentano una fonte di contaminazione non trascurabile.

Tra le sostanze chimiche più pericolose rilasciate dalle plastiche vi è il Bisfenolo A (BPA), classificato come interferente endocrino, capace di alterare il sistema ormonale e influenzare il metabolismo. Importante sottolineare che, a partire dal 20 gennaio 2025, l’Unione Europea ha vietato l’uso del BPA nei materiali a contatto con gli alimenti, una misura cautelativa per tutelare la salute pubblica.

Insalata, non vogliono che tu lo sappia, ma se la condisci in queste ciotole rischio grosso

Il rischio è elevato – discoveritalia.it

Un altro gruppo di composti problematici sono gli ftalati, plastificanti utilizzati soprattutto nel PVC per aumentare la flessibilità del materiale. Studi del Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitense hanno dimostrato che gli ftalati sono presenti nell’organismo della quasi totalità della popolazione americana, evidenziando la loro pervasività.

Questi composti migrano facilmente negli alimenti ricchi di grassi e sono anch’essi riconosciuti come interferenti endocrini, con potenziali effetti negativi sull’organismo.

Oltre a queste sostanze, le microplastiche derivanti dall’usura della plastica rappresentano un ulteriore rischio di contaminazione alimentare. L’accumulo di additivi e coloranti industriali, spesso non perfettamente fissati nei polimeri, può inoltre aumentare con il tempo e con i lavaggi frequenti, soprattutto se effettuati ad alte temperature in lavastoviglie.

Contaminazione batterica e igiene: un rischio sottovalutato

Non solo la chimica: le ciotole in plastica usurate possono diventare un vero e proprio veicolo per la proliferazione di batteri nocivi. Micrograffi e abrasioni, causati dall’uso quotidiano e da utensili taglienti, creano un habitat ideale per la crescita di agenti patogeni come salmonella e listeria, particolarmente pericolosi in alimenti proteici come insalate di tonno, impasti di carne o salse a base di uovo.

Il problema si aggrava ulteriormente quando le ciotole vengono impilate, facilitando la contaminazione incrociata tra superfici già compromesse. Anche un lavaggio accurato può non essere sufficiente a eliminare del tutto i residui di cibo e i microrganismi nascosti nelle microfessure, aumentando il rischio di infezioni alimentari.

La contaminazione batterica, unita all’esposizione prolungata a sostanze chimiche rilasciate dalla plastica, può avere effetti cumulativi sulla salute, con particolare attenzione alla gravidanza e all’infanzia, periodi in cui il sistema ormonale e neuronale sono particolarmente vulnerabili.

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