La gastronomia non è solo cucina ma cultura, tecnica, storia e identità che si intrecciano ogni giorno attorno al cibo.
Quando usiamo questa parola pensiamo subito a piatti ben presentati o a ricette elaborate. In realtà il suo significato è molto più ampio. Riguarda il modo in cui produciamo, scegliamo, prepariamo e consumiamo gli alimenti, ma anche il valore simbolico che attribuiamo al pasto condiviso. È un concetto che tocca la quotidianità di tutti, dalle famiglie che cucinano a casa agli chef stellati.
La gastronomia è l’insieme delle tecniche e delle arti culinarie, ma anche la riflessione su ciò che mangiamo. È una disciplina che dialoga con la biologia, l’agronomia, la storia, l’antropologia, la medicina e perfino con l’economia. Studiare il cibo significa studiare l’uomo.
Non solo ricette: il cibo come fenomeno culturale
Quando parliamo di gastronomia non ci riferiamo soltanto alla manipolazione degli ingredienti. Dentro questa parola rientrano le tradizioni locali, le innovazioni, le abitudini alimentari e i metodi produttivi che si sono evoluti nel corso dei secoli. Il modo in cui mangiamo racconta la società in cui viviamo.
Nel secondo Novecento, con l’avvento della produzione industriale e della grande distribuzione, le abitudini alimentari sono cambiate profondamente. I ritmi accelerati della vita moderna hanno influenzato tempi e modalità di consumo. La gastronomia, però, non è scomparsa: si è trasformata, adattandosi a nuove esigenze e nuovi modelli di consumo.
Un termine antico, riscoperto in epoca moderna
La parola ha origini greche: “gastro” significa ventre, “nomia” indica regola o legge. Già nel IV secolo a.C. Archestrato di Gela parlava dei piaceri della tavola. Il termine, entrato nell’uso moderno attraverso il francese nei primi anni dell’Ottocento, ha assunto il significato di arte della cucina e del buon vivere.
Determinante è stato il contributo di Jean Anthelme Brillat-Savarin, autore della celebre “Physiologie du Goût”. Con lui la gastronomia diventa una vera e propria scienza multidisciplinare. Non solo preparazione dei cibi, ma studio delle materie prime, delle tecniche, dei produttori, del commercio e perfino delle dinamiche sociali legate al mangiare.
Per Brillat-Savarin la gastronomia coinvolge agricoltori, vignaioli, pescatori, cuochi, commercianti. È un sistema complesso che parte dalla terra e arriva alla tavola, passando per tradizioni, scambi culturali e relazioni economiche.
La gastronomia oggi: tra qualità e consapevolezza
Dopo decenni dominati da logiche industriali e standardizzate, negli ultimi anni si è assistito a una nuova attenzione verso la qualità, la stagionalità e la sostenibilità. La gastronomia contemporanea non si limita a nutrire: cerca di valorizzare il territorio, ridurre gli sprechi, riscoprire antiche tecniche e reinterpretarle in chiave moderna.
Il cibo viene analizzato in ogni suo aspetto: come materia prima, come prodotto trasformato, come esperienza sensoriale e come momento di condivisione. Mangiare non è più soltanto un atto necessario, ma un gesto carico di significato.
In fondo, parlare di gastronomia significa interrogarsi su chi siamo e su come vogliamo vivere. Perché ogni piatto racconta una storia, e ogni tavola apparecchiata è un piccolo specchio della nostra cultura.








