A poco più di cinquanta chilometri da Ancona, su un colle che si alza a oltre cinquecento metri sul livello del mare, Cupramontana custodisce un titolo che poche altre città in Italia possono vantare: dal 1939 è ufficialmente riconosciuta come la “Capitale del Verdicchio”. Non è un soprannome promozionale inventato da qualche ufficio turistico. È un riconoscimento che racconta una relazione profonda tra un territorio, un vitigno e una comunità di circa cinquemila abitanti che ha fatto del vino la propria identità più duratura. Il verdicchio di Cupramontana non è solo un prodotto da degustare: è la chiave per capire questa parte delle Marche.
Un borgo che guarda le vigne dall’alto
Cupramontana si trova nella Provincia di Ancona, nel cuore della regione Marche. La posizione collinare — attorno ai 505-507 metri di altitudine — non è un dettaglio secondario. È quella quota a determinare le escursioni termiche tra giorno e notte che il Verdicchio ama, e che consentono alle uve di sviluppare quella freschezza acida e quella complessità aromatica che rendono il vino riconoscibile.
Il paese ha la struttura compatta dei borghi appenninici: strade strette, case in pietra, una piazza centrale che funge da punto di riferimento per tutta la comunità. Guardando verso la campagna, il paesaggio cambia registro: filari ordinati scendono lungo i versanti, alternandosi a oliveti e boschi. È un panorama che si capisce meglio se si sa cosa si sta guardando. Quei filari non sono decorazione: sono la ragione per cui Cupramontana esiste come la conosciamo oggi.
Il Verdicchio: il vino più amato delle Marche
Il Verdicchio è considerato il vino più amato della regione Marche. Si tratta di un vitigno a bacca bianca autoctono, il cui nome deriva dal colore leggermente verdognolo che caratterizza gli acini e, in parte, il vino stesso nella sua giovinezza. È un bianco secco, generalmente caratterizzato da profumi floreali e fruttati, una buona acidità e un finale amarognolo tipico che lo distingue nettamente dai bianchi più morbidi e rotondeggianti prodotti altrove in Italia.
La sua versatilità è uno dei motivi della sua fortuna. Si abbina con naturalezza al pesce dell’Adriatico, ai piatti della cucina marchigiana a base di verdure e legumi, ma regge anche affinamenti più lunghi che producono vini strutturati, adatti a carni bianche e formaggi stagionati. Non è un vino a una sola dimensione.
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Esistono due denominazioni principali legate al Verdicchio: il Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC e il Verdicchio di Matelica DOC. Cupramontana si trova nell’area del primo, quella più estesa e produttivamente più significativa, che abbraccia una vasta zona collinare tra le valli dell’Esino e del Misa.
Il 1939 e il riconoscimento ufficiale
La data del 1939 è quella in cui Cupramontana ha ricevuto il titolo formale di Capitale del Verdicchio. Un riconoscimento che non è arrivato per caso, ma come risultato di una tradizione vinicola radicata da tempo immemorabile in questo territorio. Le fonti parlano di origini antiche, senza precisare un singolo momento fondativo: è il tipo di storia che si costruisce lentamente, generazione dopo generazione, vigna dopo vigna.
Quel 1939 ha però un valore simbolico preciso. In un’epoca in cui l’identità dei territori veniva sempre più spesso legata ai prodotti locali — le denominazioni di origine, i disciplinari, le fiere di settore — Cupramontana ha scelto di rivendicare il proprio primato in modo esplicito. La capitale non si elegge: si guadagna. E questo borgo lo ha fatto attraverso la qualità costante delle proprie produzioni e la capillarità con cui il vino era presente nella vita quotidiana della comunità.
Visitare Cupramontana: cosa aspettarsi
Chi arriva a Cupramontana per la prima volta spesso lo fa in primavera o in autunno, le stagioni in cui il paesaggio viticolo è più eloquente. In primavera i tralci riprendono vita e il verde dei filari contrasta con il cielo spesso nuvoloso delle Marche interne. In autunno, durante la vendemmia, l’aria porta con sé odori precisi: uva matura, mosto, legno bagnato.
Il borgo in sé merita una passeggiata tranquilla. Il centro storico conserva la struttura tipica degli insediamenti collinari marchigiani, con chiese, palazzi e scorci panoramici sulla campagna circostante. Non è una destinazione da consumare in fretta: Cupramontana si presta al turismo lento, quello che prevede soste lunghe, conversazioni con i produttori, pasti che durano più del previsto.
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- Le cantine: nel territorio comunale operano diverse realtà produttive, dalle cantine familiari alle aziende più strutturate. Molte offrono visite e degustazioni, spesso su prenotazione. È il modo migliore per capire le differenze tra un Verdicchio giovane e fresco e uno affinato in cantina.
- Il museo della civiltà contadina: Cupramontana ospita testimonianze della cultura agricola locale, utili per contestualizzare la tradizione vinicola all’interno della storia del lavoro nei campi.
- I dintorni: il territorio circostante offre borghi minori, abbazie e percorsi naturalistici che si integrano bene con una visita enogastronomica. La Via di San Romualdo, che attraversa questa parte delle Marche, tocca anche il comune di Cupramontana.
Verdicchio e identità marchigiana: un legame che va oltre il bicchiere
Parlare del verdicchio di Cupramontana significa inevitabilmente parlare di identità. In Marche, il vino non è mai stato solo un prodotto commerciale: è stato per secoli parte del paesaggio, dell’economia familiare, della cultura conviviale. Ogni famiglia che possedeva un appezzamento di terra aveva quasi certamente qualche filare di Verdicchio. Non per vendere, ma per vivere.
Questa dimensione domestica e comunitaria del vino è ancora percepibile oggi, anche in un contesto in cui la produzione si è professionalizzata e il mercato si è aperto a livello internazionale. I produttori di Cupramontana tendono a raccontare il loro lavoro con un tono che mescola orgoglio e sobrietà, come chi sa di custodire qualcosa di importante senza bisogno di esagerarne i contorni.
Il Verdicchio ha attraversato mode e dimenticanze. Negli anni in cui i bianchi italiani erano considerati vini semplici e di pronta beva, ha faticato a farsi riconoscere per la sua complessità. Negli ultimi decenni, invece, la rivalutazione dei vitigni autoctoni e la crescente attenzione alla territorialità hanno riportato il Verdicchio al centro dell’attenzione, anche fuori dai confini nazionali.
Quando andare e come organizzare la visita
Cupramontana non richiede una pianificazione complicata. Si raggiunge in auto da Ancona in circa un’ora, oppure con i mezzi pubblici con qualche cambio. La stagione migliore per una visita incentrata sul vino è l’autunno, tra settembre e ottobre, quando la vendemmia anima le cantine e il paesaggio è al suo massimo cromatico. In estate il borgo è più tranquillo, ma le degustazioni sono disponibili tutto l’anno.
Chi vuole approfondire il tema enologico può combinare la visita a Cupramontana con una tappa nei borghi vicini della Vallesina, la valle dell’Esino che costituisce il cuore geografico della denominazione Castelli di Jesi. In una giornata o in un weekend è possibile costruire un itinerario coerente che unisce paesaggio, storia e degustazione senza forzare i tempi.
Cupramontana non ha bisogno di essere venduta come destinazione straordinaria. Bastano cinquecento metri di altitudine, filari di Verdicchio che scendono verso la valle e un titolo guadagnato nel 1939 per capire che questo borgo marchigiano ha qualcosa di concreto da offrire a chi vuole conoscere l’Italia attraverso ciò che produce, non solo attraverso ciò che mostra.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








