Luoghi e Mete

Oman: 10 Esperienze Indimenticabili tra Deserti, Oasi e Cultura Millenaria

Milano, 30 gennaio 2026 – Stamattina, nella sala principale del Museo delle Culture di Milano, un gruppo di visitatori si è fermato davanti alle immagini degli spettinati deserti di sabbia arancione e delle oasi che segnano l’orizzonte di Oman e Yemen. La mostra, inaugurata ieri sera, porta in scena paesaggi sospesi nel tempo: montagne polverose, acquedotti millenari che si stagliano sulle valli e fortificazioni di fango crudo, veri baluardi contro vento e pioggia.

Dune e fortezze di terra: il fascino nascosto dell’Arabia meridionale

A curare la mostra è stato Marco Ferri, con il patrocinio dell’Ambasciata dell’Oman. Tra il 2021 e il 2023, Ferri ha viaggiato per documentare angoli poco conosciuti dell’Arabia meridionale, regioni fuori dai normali percorsi turistici. “È stato un viaggio nel cuore di una terra dura ma ospitale”, ha raccontato all’inaugurazione. “Abbiamo incontrato comunità che vivono ancora secondo tradizioni antiche, protette dalle loro mura di terra e pietra”.

I visitatori si sono soffermati sui dettagli: il riflesso dell’Oceano Indiano, le sagome spezzate delle palme nelle oasi, i canali d’acqua che irrigano i campi. Alcune foto mostrano il profilo delle montagne intorno a Shibam, città yemenita nota per le sue torri di terra cruda che si stagliano contro il cielo. Marco, un giovane spettatore, ha confessato: “Guardare queste immagini così vive mi fa venire voglia di partire subito”.

Gli acquedotti sospesi e la battaglia per l’acqua

Gli scatti dedicati agli acquedotti sospesi hanno attirato la curiosità degli studenti delle scuole superiori di Milano, arrivati in gruppi dalla mattina. I sistemi di distribuzione dell’acqua in Oman e Yemen – chiamati falaj – risalgono a oltre duemila anni fa e ancora oggi sono vitali per villaggi dove la siccità è una minaccia costante. “Questo è il vero miracolo”, ha detto un insegnante, indicando una foto in cui bambini riempiono brocche sotto un getto limpido.

Secondo l’UNESCO, questi acquedotti sono uno dei patrimoni idraulici più antichi al mondo. Nonostante i cambiamenti climatici e l’espansione delle città, molti funzionano ancora con il sistema tradizionale: canali scavati nella roccia e ponti sospesi che attraversano gole profonde. “Da noi ci lamentiamo se manca l’acqua mezza giornata”, ha scherzato un visitatore. “Qui ogni goccia è un tesoro”.

Fortezze di fango e oasi: la sfida del tempo

Il percorso della mostra si snoda tra fotografie di fortificazioni in fango crudo, spesso restaurate dagli abitanti, e immagini di fresche oasi dove le palme restano simbolo di rifugio e prosperità. Alcune di queste strutture hanno sette secoli e hanno resistito a terremoti e tempeste. “Si percepisce la forza ma anche la fragilità”, ha osservato il professor Riccardo Neri, esperto di architettura araba. “Basta un po’ d’acqua che entra e tutto rischia di crollare, eppure continuano a stare in piedi”.

Dalla mezzanotte sono entrate quasi mille persone; secondo il museo, nel weekend le visite dovrebbero raddoppiare. Diverse scolaresche sono rimaste colpite dal contrasto tra le mura rosse dei forti e il verde delle coltivazioni. “Sembra un quadro astratto”, ha commentato una studentessa del liceo Volta.

Oman e Yemen: uno sguardo fuori dai soliti itinerari

Gli organizzatori spiegano che la mostra vuole spostare l’attenzione oltre le mete classiche del Medio Oriente. Il direttore del Museo delle Culture, Paolo Montaldo, ha sottolineato: “Milano ogni anno ospita migliaia di turisti, ma pochi conoscono davvero i deserti omaniti o lo Yemen più interno. Raccontare questi luoghi significa parlare anche di migrazioni climatiche, adattamento e memoria collettiva”.

Le fotografie saranno esposte fino al 15 febbraio, con numerose prenotazioni per le visite guidate. Il biglietto parte da 8 euro. All’uscita, qualcuno si ferma ancora davanti a un’immagine: un vecchio pescatore yemenita che riavvolge la rete sotto il sole del pomeriggio. “Ti verrebbe voglia di sederti lì con lui”, mormora una donna.

Non sono solo paesaggi: queste immagini raccontano storie di resistenza, ingegno e speranza. Milano oggi può vederle da vicino.

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