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Tre Cime di Lavaredo: quando il selfie costa più del viaggio (e le alternative dolomitiche)

Tre Cime di Lavaredo: quando il selfie costa più del viaggio (e le alternative dolomitiche)

Le Tre Cime di Lavaredo sono probabilmente il simbolo più riconoscibile dell’escursionismo italiano. Tre torri di roccia dolomite che si alzano a oltre 2.900 metri nel cielo del Cadore, fotografate milioni di volte, riprodotte su copertine di riviste e guide di viaggio, conosciute anche oltre confine con il nome tedesco di Drei Zinnen. Eppure, negli ultimi anni, arrivare davanti a queste pareti verticali è diventato un’esperienza che mette alla prova la pazienza quanto le gambe: code di automobili, parcheggi esauriti, pedaggi obbligatori, rifugi presi d’assalto. Il paesaggio è rimasto lo stesso. L’esperienza, decisamente meno.

Quando la fama diventa un problema logistico

Le Tre Cime di Lavaredo sono il punto di riferimento più iconico dell’escursionismo montano italiano, e questo primato ha un prezzo. Nelle stagioni di punta — luglio e agosto soprattutto — le immagini che circolano sui social mostrano file chilometriche di turisti in attesa lungo la strada d’accesso, un fenomeno che ha persino spinto le autorità locali ad esprimersi pubblicamente sul sovraffollamento. Non si tratta di un problema percettivo: è una questione concreta di gestione del territorio.

Per raggiungere il punto di partenza più comodo per il giro classico, è necessario percorrere una strada a pagamento con pedaggio. I prezzi variano e si aggiornano di stagione in stagione, quindi è sempre necessario verificarli prima di partire sulle fonti ufficiali locali. A questo si aggiungono i costi del parcheggio, eventualmente quelli del rifugio per chi vuole mangiare o pernottare, e — nei momenti di picco — il tempo perso in coda che può superare quello della camminata stessa.

Il risultato è un’esperienza che rischia di ridursi a uno scatto fotografico in mezzo alla folla, con le cime sullo sfondo e decine di altri escursionisti in primo piano. Non è questo il modo in cui la montagna dovrebbe essere vissuta.

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Il giro classico delle Tre Cime di Lavaredo: cosa aspettarsi

Il percorso ad anello più frequentato misura circa 10 chilometri, con un dislivello contenuto e una difficoltà classificata come moderata. I tempi di percorrenza si aggirano sulle 3-4 ore effettive di cammino, il che lo rende accessibile a escursionisti con una preparazione fisica media, compresi bambini con buone gambe e adulti non allenati ma motivati.

Il sentiero gira intorno alle tre cime offrendo prospettive sempre diverse: la parete nord, verticale e severa, è quella che più colpisce chi arriva da Forcella Lavaredo. I rifugi lungo il percorso — Auronzo, Lavaredo, Locatelli — sono punti di sosta consolidati, con vista diretta sulle cime. Il problema non è il percorso in sé, che rimane uno dei più belli delle Alpi orientali. Il problema è la quantità di persone che lo percorrono simultaneamente nei mesi estivi.

Chi vuole comunque fare questo giro ha alcune opzioni per limitare l’impatto del sovraffollamento: partire molto presto la mattina (prima delle 7), scegliere i mesi di giugno o settembre, oppure optare per giorni feriali. Nessuna di queste soluzioni elimina il problema, ma può ridurlo in modo significativo.

L’alternativa da Misurina: più lunga, più libera, più vera

Chi preferisce evitare la strada a pagamento e le code può scegliere un itinerario alternativo con partenza da Misurina, il piccolo lago a circa 1.756 metri di quota che si raggiunge comodamente in auto senza pedaggio. Questo percorso è gratuito, più lungo e decisamente più impegnativo: si parla di circa 20-21 chilometri con un dislivello di 1.200 metri e un tempo stimato di circa 6 ore e mezza.

Il tracciato segue in parte il sentiero CAI 101 e attraversa luoghi di grande bellezza: il Lago d’Antorno, i Cadini di Misurina (una formazione rocciosa che molti considerano altrettanto scenografica delle Tre Cime stesse), e poi i rifugi Auronzo, Lavaredo e Locatelli. In sostanza, si arriva alle stesse cime, si percorre lo stesso anello, ma si guadagna tutto con le proprie gambe — e si incontra una frazione dei turisti presenti in cima.

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Immagine generata con AI

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Questo tipo di approccio è quello che meglio si adatta a chi cerca un’esperienza escursionistica completa, non solo una fotografia. Richiede una preparazione fisica adeguata, scarpe da trekking vere, abbigliamento a strati e acqua sufficiente. Non è un percorso per tutti, ma per chi è allenato rappresenta la versione più autentica di questa visita.

Le Dolomiti oltre le Tre Cime: dove andare quando la folla è troppa

Le Dolomiti sono patrimonio UNESCO e coprono un territorio vastissimo tra Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli. Le Tre Cime ne sono il simbolo, ma non l’unico contenuto. Chi vuole esplorare lo stesso paesaggio con meno pressione turistica ha diverse direzioni in cui muoversi.

  • I Cadini di Misurina, già citati nel percorso alternativo, meritano una deviazione dedicata. La vista dal belvedere verso le cime aguzze è una delle più fotografate delle Dolomiti, eppure il sentiero che ci porta rimane molto meno frequentato rispetto all’anello principale.
  • Il Gruppo della Croda Rossa, tra Dobbiaco e San Candido, offre percorsi di alta quota con panorami sulle stesse Dolomiti di Sesto senza i flussi che caratterizzano le mete più note.
  • Le Dolomiti Friulane, nell’area di Forni di Sopra e della Val Cimoliana, sono un’alternativa strutturalmente diversa: più selvagge, meno infrastrutturate, con rifugi che richiedono prenotazione ma che non conoscono le code delle Tre Cime.
  • Il Lago di Braies è un altro caso di sovraffollamento noto, ma i sentieri che si allontanano dalla riva verso l’alta Val Braies si svuotano rapidamente già dopo il primo chilometro.

Il principio è sempre lo stesso: le Dolomiti attirano milioni di visitatori, ma la maggior parte si concentra in pochi punti iconici. Basta spostarsi di qualche chilometro, scegliere un sentiero che richieda più di un’ora di cammino, e il paesaggio torna a essere quello che dovrebbe essere.

Cosa sapere prima di partire per le Tre Cime

Alcune informazioni pratiche che valgono indipendentemente dalla stagione:

  • La strada a pagamento per il Rifugio Auronzo ha orari di apertura e tariffe che cambiano ogni anno: verificate sempre sul sito ufficiale del Comune di Dobbiaco o dell’ente gestore prima di partire, perché i dati online di terze parti spesso non sono aggiornati.
  • In alta stagione, il parcheggio al Rifugio Auronzo si esaurisce nelle prime ore del mattino. Chi arriva dopo le 9 nei weekend di luglio e agosto rischia di trovare la strada chiusa al traffico privato per saturazione.
  • I rifugi lungo il percorso richiedono prenotazione per il pernottamento con largo anticipo. Per una sosta pranzo è generalmente sufficiente arrivare presto, ma anche qui la situazione cambia rapidamente nei momenti di picco.
  • Il meteo nelle Dolomiti cambia rapidamente. Temporali pomeridiani sono frequenti in estate: è consigliabile partire presto e puntare a essere in quota prima di mezzogiorno.
  • Per informazioni aggiornate sui sentieri e sullo stato dei rifugi, il riferimento ufficiale è il Club Alpino Italiano, che gestisce la segnaletica e pubblica aggiornamenti sulla percorribilità dei tracciati.

Le Tre Cime di Lavaredo restano una delle esperienze più straordinarie che l’Italia montana possa offrire. Il problema non è la meta — è il modo in cui viene vissuta da troppi visitatori contemporaneamente, spesso senza la preparazione o l’intenzione di fare davvero trekking. Chi sceglie di arrivarci a piedi da Misurina, di partire all’alba, di portare con sé una cartina oltre allo smartphone, vivrà qualcosa di completamente diverso dalla coda in auto sul tornante. Le cime sono le stesse. L’esperienza, no.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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