Economia

S&P conferma rating Italia BBB+ e migliora outlook a positivo: Giorgetti celebra la resilienza fiscale e la riduzione del debito pubblico

Roma, 30 gennaio 2026 – L’agenzia S&P Global ha deciso di mantenere il rating dell’Italia a BBB+, ma ha alzato l’outlook da stabile a positivo. Un riconoscimento che premia la “resilienza fiscale” del Paese e le prospettive di una graduale riduzione dell’indebitamento netto. Il rapporto, diffuso ieri sera a New York, mette in luce come il debito pubblico italiano dovrebbe iniziare a scendere dal 2028.

Rating Italia: le ragioni dietro la scelta di S&P

Nel comunicato, S&P Global sottolinea come l’Italia abbia dimostrato una forte “resilienza” nonostante l’incertezza internazionale, in particolare i dazi commerciali imposti dagli Stati Uniti. Il Paese ha mantenuto surplus netti nelle partite correnti e migliorato la sua posizione verso l’estero. Non si tratta solo di numeri: la solida ricchezza privata degli italiani resta un pilastro importante contro le turbolenze dei mercati globali. Gli esperti notano anche segnali positivi negli indicatori macroeconomici principali.

“Il risanamento del bilancio italiano è sulla strada giusta”, spiegano da S&P, aggiungendo che “il deficit di bilancio dovrebbe calare leggermente al 2,9% del PIL nel 2026, rispetto al 3% stimato per il 2025”. A sostenere questo risultato contribuiranno le imposte straordinarie su banche e assicurazioni, un’applicazione più severa dell’IVA e una stretta sulle tasse per gli affitti brevi. Questi interventi serviranno a bilanciare i tagli previsti su redditi medi, la riduzione dei contributi alle imprese e le misure a favore dei redditi più bassi.

Le altre agenzie guardano con ottimismo

Il rapporto conferma una tendenza già avviata lo scorso anno: il ciclo delle valutazioni positive sui conti pubblici italiani. Nell’aprile 2025, la stessa S&P Global aveva già migliorato il giudizio sull’Italia, parlando di un “miglioramento delle riserve economiche”. Nei mesi seguenti sono arrivati altri segnali incoraggianti da parte delle agenzie concorrenti: a novembre, dopo ventitré anni, è stata la volta di Moody’s, che ha portato il rating a Baa2, seguito da un rialzo di Fitch, salita a BBB con outlook stabile. Per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, questa sequenza rappresenta un cambio di passo importante: “La traiettoria verso una maggiore credibilità dell’Italia non si ferma. Il lavoro paga”, ha commentato ieri sera sui social.

Le previsioni sulla crescita italiana

Per quanto riguarda la crescita, S&P prevede che il PIL tornerà a crescere più rapidamente nei prossimi due anni. “Nel 2026 stimiamo un +0,8%, contro lo 0,5% previsto per il 2025”, si legge nel documento americano. Il miglioramento deriva sia dall’accelerazione nell’esecuzione dei progetti finanziati dall’Unione Europea, sia dall’aumento dei redditi reali delle famiglie italiane. Secondo le stime, la crescita dovrebbe rimanere intorno allo 0,8% anche nel periodo 2027-2028. Le tensioni sui mercati internazionali potrebbero attenuarsi, sempre che non si verifichino nuove crisi commerciali. Restano però segnali di rallentamento sugli investimenti pubblici, che potrebbero frenare parzialmente questa ripresa.

Disavanzo e debito: cosa ci aspetta fino al 2028

Sul fronte del disavanzo pubblico, S&P segnala che “dovrebbe scendere sotto il 3% del PIL già nel 2026”, con riduzioni modeste negli anni successivi. Il capitolo più delicato resta quello del Superbonus, i cui esborsi continueranno a pesare fino al 2028 per poi esaurirsi gradualmente entro il 2029. In questo quadro l’agenzia prevede che l’alto livello del debito pubblico italiano, oltre i 3mila miliardi di euro, “aumenterà ancora fino al 2027 prima di avviare una lenta discesa”.

Le prospettive positive poggiano sull’idea che – nonostante le incertezze nei rapporti commerciali internazionali – il settore privato italiano continuerà a garantire “surplus nelle partite correnti”. Il settore pubblico dovrà invece continuare a ridurre gradualmente l’indebitamento netto, processo che – secondo S&P – potrà decollare davvero dal 2028 in poi.

I rischi politici in vista delle elezioni

Non tutto però è scontato. Tra i rischi indicati da S&P c’è la possibile crescita della tensione politica interna, soprattutto con lo sguardo rivolto alle prossime elezioni. “È probabile che la competizione politica – dentro la maggioranza come tra i partiti all’opposizione – diventi più accesa nei prossimi mesi”, scrivono gli analisti nel report. Questo clima potrebbe frenare alcune riforme strutturali e ridurre l’ambizione politica nella seconda parte della legislatura. Diverso invece è il giudizio sull’impatto delle elezioni comunali del 2026: “Improbabile che abbiano effetti significativi sulla politica nazionale”.

Il quadro tracciato da S&P Global resta quindi diviso in due: da un lato c’è fiducia nella capacità dell’Italia di ridurre il debito e mantenere i conti in ordine; dall’altro restano nodi irrisolti legati alla crescita strutturale e alla stabilità politica. Per ora – con il rating BBB+ e l’outlook positivo – i mercati osservano con attenzione. In attesa che numeri e riforme confermino questa rotta.

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