Il Vortice Polare sta rallentando proprio adesso, e marzo potrebbe riaprire la partita dell’inverno anche in Italia.
Non è una di quelle notizie che restano “in alto”, tra mappe e grafici per appassionati. Quando la grande circolazione fredda che gira sopra l’Artico perde compattezza, l’Europa smette di avere un tempo lineare e prevedibile. A volte basta poco: una spinta di aria più calda in stratosfera, venti che cambiano direzione, un equilibrio che si spezza. Il risultato non è automaticamente un’ondata di gelo, ma un aumento delle sorprese: colpi di coda freddi, instabilità più frequente, neve che torna a farsi vedere quando ormai si parlava già di primavera.
In queste settimane diversi modelli stanno fiutando un passaggio delicato tra fine febbraio e inizio marzo. Si parla di possibile SSW, un riscaldamento stratosferico improvviso che può disturbare la “macchina” del vortice. E quando il vortice è disturbato, il freddo non resta più educatamente parcheggiato al Polo Nord.
Il Vortice Polare: il “serbatoio” del freddo che di solito resta chiuso
Il Vortice Polare è una vasta area di bassa pressione che in inverno si forma sopra il Polo Nord e ruota come una trottola. Finché è forte, compatto e ben centrato, funziona da barriera: tiene l’aria più gelida alle alte latitudini e limita gli scambi con le zone temperate. È il motivo per cui, in molte fasi, l’Europa può vivere settimane relativamente tranquille anche in pieno inverno.
Quando però quella trottola rallenta o si deforma, le masse d’aria fredda iniziano ad “uscire” più facilmente. Non succede in modo ordinato: spesso aumenta la variabilità, con irruzioni fredde intervallate da risalite più miti. È qui che si vedono gli sbalzi, quelli che rendono marzo un mese capace di cambiare faccia nel giro di 48 ore.
Cos’è lo split e perché viene seguito con attenzione
Lo scenario più discusso è lo split del Vortice Polare, cioè una scissione in due grandi lobi. Non è l’unico modo in cui il vortice può “rompersi”, ma è quello che tende a lasciare conseguenze più durature sulla circolazione atmosferica. Lo split può verificarsi quando il disturbo stratosferico è abbastanza forte da indebolire i venti in quota che tengono la struttura compatta.
Se il vortice si divide, uno dei lobi può dirigersi verso il Nord America e l’altro verso Europa o Asia. Questa è la parte che interessa chi guarda all’Italia: non perché significhi gelo automatico, ma perché apre una finestra che può durare da due a sei settimane in cui il freddo ha più strade per scendere di latitudine.
Non è una traiettoria scritta, e qui sta la zona grigia: a volte lo split arriva e l’Italia resta ai margini, altre volte basta una configurazione “giusta” per ritrovarsi con aria artica diretta nel Mediterraneo.
Che cosa potrebbe succedere in Italia tra fine inverno e inizio primavera
Se la circolazione si dispone in modo favorevole alla discesa fredda, l’Italia potrebbe vivere un marzo più movimentato: temperature sotto media a tratti, ritorno di instabilità e passaggi perturbati più frequenti. In certe configurazioni, la neve può tornare a quote relativamente basse, soprattutto al Centro-Nord e nelle aree interne, dove basta una manciata di gradi in meno per cambiare tutto.
Per la vita quotidiana non è un dettaglio. Un colpo di freddo tardivo significa consumi energetici che risalgono proprio quando si sperava di chiudere la stagione, gelate che possono dare fastidio a chi ha già iniziato a muoversi con lavori nei campi o potature, e giornate che alternano pioggia, vento e schiarite senza una vera continuità. Anche per chi deve organizzare viaggi o weekend, l’idea di “marzo mite” può diventare una scommessa.
In questi scenari aumentano gli scambi nord-sud: aria fredda che scende e aria più mite che risale, spesso una dietro l’altra. È il modo più classico con cui l’atmosfera “scarica” l’energia quando il vortice non riesce più a restare compatto.
Perché se ne parla adesso (e perché non è una certezza)
Se ne parla ora perché il periodo tra fine febbraio e marzo è spesso delicato: il vortice inizia naturalmente a perdere forza verso la primavera, e i disturbi stratosferici possono incidere di più sul suo equilibrio. Ma tra ciò che accade in alta quota e ciò che vediamo al suolo c’è sempre un passaggio complesso. A volte il segnale in stratosfera si traduce in effetti netti, altre volte si “diluisce” e finisce in un aumento generico della variabilità.
Il punto, però, è che l’inverno potrebbe non uscire di scena in punta di piedi. Potrebbe farlo con qualche scatto improvviso, con giornate che sembrano di aprile e altre che riportano cappotti e termosifoni. Marzo, ancora una volta, potrebbe ricordare che la primavera non è un interruttore.








