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Necropoli sotto il Pastificio Garofalo: cosa rivela lo scavo di Stabiae sul VI secolo a.C.

Necropoli sotto il Pastificio Garofalo: cosa rivela lo scavo di Stabiae sul VI secolo a.C.

Sotto i macchinari del Pastificio Garofalo, a Gragnano, la terra custodiva qualcosa di molto più antico della pasta. Durante i lavori di ampliamento del complesso produttivo, le indagini di archeologia preventiva hanno portato alla luce una necropoli arcaica risalente alla prima metà del VI secolo a.C., circa 2.600 anni fa. La scoperta, annunciata nel luglio 2026, riscrive in parte la mappa delle presenze d’élite nell’area di Stabiae in epoca pre-romana e restituisce oggetti che raccontano connessioni commerciali e culturali di portata mediterranea.

Archeologia preventiva sotto la fabbrica: come è emersa la necropoli stabiae di Gragnano

L’archeologia preventiva è una pratica consolidata in Italia: prima di avviare lavori edilizi in zone a rischio archeologico, si eseguono sondaggi sistematici del sottosuolo. Nel caso del Pastificio Garofalo, questa procedura ha dato risultati che nessuno si aspettava in quei termini. Le indagini sono state dirette dalla Soprintendenza ABAP per l’Area Metropolitana di Napoli e condotte sul campo dalla società Geomed S.r.l., con metodi che hanno permesso di portare alla luce le sepolture senza comprometterne l’integrità.

Gragnano, nota oggi per la sua tradizione pastaia, si trova in un territorio che nell’antichità gravitava attorno a Stabiae, l’insediamento osco-campano distrutto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. insieme a Pompei ed Ercolano. Ma il sito ha radici molto più profonde: la necropoli appena scoperta dimostra che la zona era già abitata, e da una comunità strutturata e benestante, secoli prima della romanizzazione.

Le tombe e i corredi: oggetti che attraversano il Mediterraneo

Le sepolture erano contenute in casse funerarie di tufo, un materiale che garantiva una protezione duratura nel tempo. All’interno, gli archeologi hanno trovato resti di tessuti, oggetti in legno e cesti di fibra intrecciata — materiali organici che raramente sopravvivono a duemila anni di interramento e che, proprio per questo, hanno un valore documentale eccezionale.

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Ma sono i corredi funerari a rendere questa scoperta straordinaria dal punto di vista storico. Tra i reperti figurano scarabei egizi provenienti da Naukratis, la colonia commerciale greca nel delta del Nilo che nel VI secolo a.C. era uno dei principali centri di scambio tra Egitto e mondo greco. Ci sono poi ambra zoomorfa, ovvero pezzi di ambra lavorati a forma di animale — materiale che in quell’epoca arrivava dall’area baltica attraverso rotte commerciali terrestri e marittime — e oggetti etruschi in argento e bronzo.

Questo insieme di materiali non è casuale. Ogni pezzo racconta un percorso: l’ambra dal Nord Europa, gli scarabei dall’Egitto via Naukratis, i manufatti etruschi dall’Italia centrale. Le tombe di Gragnano mostrano che chi vi era sepolto apparteneva a una classe dirigente capace di accedere a beni rari e lontani, inserita in reti di scambio che collegavano il golfo di Napoli al Mediterraneo orientale e oltre.

Chi erano le élite di Stabiae nel VI secolo a.C.

Le sepolture appartengono, secondo quanto documentato dagli scavi, a figure di alto rango dell’antica area di Stabiae. La ricchezza e la varietà dei corredi confermano l’esistenza di una gerarchia sociale già definita in questo territorio nel periodo arcaico, quando la Campania era un crocevia di influenze culturali: greche, etrusche, italiche.

Necropoli sotto il Pastificio Garofalo: cosa rivela lo scavo di Stabiae sul VI secolo a.C. (2)
Immagine generata con AI

La presenza di scarabei da Naukratis è particolarmente significativa. Questa città egiziana, fondata da mercanti greci con il permesso del faraone, era attiva proprio a partire dal VII-VI secolo a.C. e rappresentava uno dei principali punti di contatto tra il mondo egeo e quello egizio. Trovare scarabei naukratiti in una tomba campana significa che le élite locali avevano accesso — diretto o mediato — ai circuiti commerciali più avanzati del tempo.

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Gli oggetti etruschi, d’altra parte, documentano rapporti con la civiltà che in quel periodo dominava buona parte dell’Italia centrale e aveva una forte presenza anche in Campania. La necropoli di Gragnano si inserisce dunque in un quadro di relazioni interculturali complesse, in cui Stabiae non era una periferia isolata ma un nodo attivo di scambi e influenze.

Perché questa scoperta conta, anche oltre l’archeologia

Scoperte come questa modificano la comprensione di un territorio. La zona del golfo di Napoli è già ricchissima di siti noti — Pompei, Ercolano, Stabiae stessa — ma ogni nuova necropoli o insediamento pre-romano aggiunge dettagli a una storia che rischia di essere schiacciata dalla più celebre catastrofe del 79 d.C. La necropoli stabiae di Gragnano dimostra che secoli prima dell’eruzione, questa terra era abitata da comunità sofisticate, con legami internazionali e una cultura materiale ricca.

C’è anche un aspetto simbolico che non passa inosservato: la scoperta sotto un pastificio. Gragnano è famosa in tutto il mondo per la sua pasta, prodotta con metodi artigianali in un territorio che nel 2013 ha ottenuto il riconoscimento IGP per la Pasta di Gragnano. Il fatto che proprio sotto uno dei suoi stabilimenti più rappresentativi si nascondesse una necropoli arcaica dice qualcosa sulla stratificazione di questo territorio: ogni epoca ha lasciato il suo segno, spesso invisibile, sotto i piedi di chi lavora e produce.

Per chi volesse approfondire il contesto delle scoperte archeologiche campane, il portale Finestre sull’Arte offre una ricostruzione dettagliata della scoperta con fonti istituzionali.

I materiali recuperati sono ora in fase di studio e restauro. I prossimi mesi di analisi diranno probabilmente molto di più su chi erano queste persone, da dove venivano i loro beni e come si organizzava la società nell’area di Stabiae prima che Roma cambiasse tutto. Per ora, quello che sappiamo è già sufficiente a guardare Gragnano con occhi diversi: non solo la capitale della pasta, ma un luogo dove il VI secolo a.C. ha lasciato tracce concrete, preziose e sorprendentemente ben conservate.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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