Sono le nove di mattina di un mercoledì di luglio, e il parcheggio di Misurina è già pieno. Centinaia di persone si muovono in fila lungo il sentiero che porta al rifugio Auronzo, zaini in spalla, telefono in mano, pronte a fotografare uno dei profili montuosi più riconoscibili d’Europa. Le Tre Cime di Lavaredo sono lì, imponenti, verticali, indifferenti alla folla che le osserva. Ma qualcosa, nell’esperienza complessiva di chi arriva fin qui, non funziona più come dovrebbe.
Un’icona delle Dolomiti che ha perso la sua quiete
Le Tre Cime di Lavaredo si trovano al confine tra il comune di Auronzo di Cadore, in provincia di Belluno (Veneto), e Dobbiaco, in provincia di Bolzano. Fanno parte del gruppo delle Dolomiti di Sesto, inserito nel patrimonio mondiale UNESCO insieme all’intero sistema dolomitico. Cima Grande, Cima Occidentale e Cima Piccola — queste le tre torri di roccia che si ergono fino a oltre duemilanovecento metri — sono diventate nel tempo uno dei simboli più fotografati dell’intera catena alpina.
Il problema è che quel simbolo è oggi anche uno dei luoghi più affollati delle Alpi italiane. Durante le ore centrali delle giornate estive, il sentiero ad anello che gira attorno alle tre cime si trasforma in qualcosa che assomiglia più a una passeggiata urbana del sabato pomeriggio che a un’escursione in quota. Non è un’impressione soggettiva: l’overtourism montano alle Tre Cime è un fenomeno documentato e visibile, che negli ultimi anni ha assunto proporzioni difficili da ignorare.
Cosa succede davvero in alta stagione
Il meccanismo è semplice. La strada a pedaggio che sale da Misurina fino al rifugio Auronzo, a circa duemilatrecento metri, rende le Tre Cime accessibili anche a chi non ha alcuna preparazione escursionistica. Dal parcheggio, il sentiero circolare che percorre il perimetro delle tre cime richiede meno di tre ore di cammino su terreno prevalentemente pianeggiante. Questo è, da un lato, un valore: la montagna non deve essere esclusiva. Dall’altro, ha trasformato un luogo di alta quota in una destinazione di massa paragonabile, per flussi, a certi centri storici costieri.
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Nelle settimane di punta — luglio e agosto in particolare — i bus navetta che collegano il parcheggio di Misurina all’area dei rifugi raccolgono code che si allungano per decine di minuti. I rifugi stessi, storici e ben gestiti, faticano a reggere il ritmo. Il sentiero attorno alle cime, largo in alcuni tratti pochi metri, diventa un corridoio bidirezionale dove sorpassare è impossibile e fermarsi per osservare il paesaggio richiede uno sforzo attivo di sottrazione dalla corrente umana.
Il risultato è paradossale: si arriva in uno dei luoghi più spettacolari delle Dolomiti UNESCO e si fatica a viverlo. Si ottiene la fotografia, si mette la spunta sulla lista, ma l’esperienza autentica — il silenzio, la percezione della scala, il senso di isolamento che la montagna sa dare — rimane fuori portata.
Perché le Tre Cime attraggono così tanto
Sarebbe sbagliato ridurre tutto a una critica al turismo di massa. Le Tre Cime di Lavaredo meritano la loro fama. Il profilo delle tre torri dolomitiche, visto dalla forcella che si apre tra il rifugio Lavaredo e il rifugio Locatelli, è uno di quei panorami che non si dimenticano. La luce del mattino presto sulle pareti nord, le ombre che si spostano lentamente sulle ghiaie, la presenza silenziosa dei camosci nei prati attorno al Locatelli: tutto questo esiste ancora. Ma si trova ai margini della giornata, non nel suo centro.
La loro notorietà è anche il prodotto di decenni di storia dell’alpinismo. Le pareti nord delle Tre Cime sono state teatro di alcune delle imprese più significative dell’arrampicata europea del Novecento. Quel passato ha costruito una mitologia che continua ad attrarre non solo escursionisti, ma appassionati di montagna da tutto il mondo. E i social network hanno amplificato tutto, trasformando ogni immagine in un invito replicabile all’infinito.
Come visitare in modo più sensato: orari e strategie

Chi vuole ancora vivere le Tre Cime con una certa qualità ha alcune opzioni concrete.
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- Partire all’alba. Arrivare al parcheggio di Misurina prima delle sette significa trovare la strada aperta, il parcheggio accessibile e il sentiero quasi deserto. La luce del mattino sulle pareti nord è anche, oggettivamente, la più bella.
- Scegliere giorni feriali. La differenza tra un martedì di luglio e un sabato di agosto è sostanziale. Non elimina il problema, ma lo riduce in modo significativo.
- Prolungare il percorso. Chi si ferma al giro base dell’anello perde il tratto verso il rifugio Locatelli, che si trova su un pianoro più raccolto e meno frequentato, con una vista sulle tre cime che molti considerano superiore.
- Pernottare in rifugio. Chi dorme al Locatelli o all’Auronzo vive le Tre Cime in una dimensione completamente diversa. L’alba e il tramonto, senza folla, restituiscono il luogo alla sua natura.
Le alternative nelle Dolomiti: stessa qualità, meno pressione
Le Dolomiti sono un sistema enorme e straordinariamente vario. Concentrare ogni visita sulle Tre Cime significa ignorare decine di luoghi di qualità comparabile, spesso raggiungibili in tempi simili e con una presenza umana infinitamente più gestibile.
Il gruppo delle Odle, in Val di Funes, offre panorami sulle torri dolomitiche che nulla hanno da invidiare alle immagini più iconiche del Cadore. Il sentiero che sale verso il rifugio Genova attraversa pascoli e boschi di abete con una progressione che ha ancora il sapore della scoperta. La Croda da Lago, sopra Cortina, è frequentata da escursionisti preparati ma raramente sovraffollata. Il Lago di Braies ha avuto i suoi problemi di folla, ma i sentieri che si allontanano dalla riva verso l’alta quota restano accessibili e silenziosi.
Più a est, nella zona del Parco Naturale Dolomiti Friulane, il paesaggio è altrettanto potente e la presenza umana è ancora quella di un turismo consapevole. Non si tratta di luoghi sconosciuti, ma di mete che richiedono un passo in più — un’ora di strada in più, un sentiero un po’ più lungo, una notte in rifugio invece del ritorno in albergo — e che per questo filtrano naturalmente il tipo di visitatore.
La questione che nessuno vuole affrontare davvero
Il sovraffollamento delle Tre Cime di Lavaredo non è un problema di singoli turisti maleducati. È il risultato di un modello di promozione turistica che ha puntato sull’immagine senza costruire una rete di alternative credibili, e di un sistema di accesso che non ha ancora trovato un equilibrio tra apertura e tutela. Limitare i numeri, gestire i flussi con prenotazioni obbligatorie, incentivare i percorsi alternativi: sono strumenti che esistono e che vengono discussi da anni. La loro applicazione è lenta, spesso bloccata da interessi contrapposti.
Nel frattempo, le tre torri di dolomia continuano a stare lì, verticali e silenziose, molto al di sopra del rumore che si è accumulato ai loro piedi. Chi riesce ad alzare lo sguardo, anche in mezzo alla folla, capisce perché questo posto sia diventato ciò che è. E capisce anche, forse, che merita qualcosa di meglio di quello che gli stiamo riservando. Il sito ufficiale delle Dolomiti UNESCO raccoglie informazioni aggiornate sui parchi naturali e sulle aree protette che compongono il patrimonio, un punto di partenza utile per chi vuole orientarsi in modo più consapevole.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








