Sul Corso della Giovecca, uno dei principali assi storici di Ferrara, un palazzo costruito agli inizi del Novecento come sede della Cassa di Risparmio di Ferrara ha riaperto le sue porte in una veste completamente nuova. Il Palazzo Barbantini-Koch Ferrara è oggi il Polo Culturale de La Galleria BPER: uno spazio che unisce collezione permanente, mostre temporanee e archivio storico, restituendo alla città un edificio che per decenni era rimasto legato esclusivamente alla funzione bancaria.
Da sede bancaria a spazio aperto alla città
Non è la prima volta che un istituto di credito italiano si trova a gestire un patrimonio architettonico di rilievo. Ma la scelta di BPER Banca di trasformare il Palazzo Barbantini-Koch in un polo culturale pubblicamente accessibile ha un significato che va oltre la semplice riconversione funzionale. Significa decidere che un edificio storico nel cuore di Ferrara non deve restare chiuso dietro sportelli e uffici, ma diventare un luogo di incontro, di ricerca, di fruizione artistica.
L’apertura ufficiale al pubblico è avvenuta l’8 ottobre 2026, con un programma inaugurale che ha messo subito in evidenza la doppia anima del progetto: da un lato la valorizzazione delle collezioni legate al territorio ferrarese, dall’altro uno sguardo più ampio sulla storia dell’arte italiana attraverso una mostra temporanea di respiro nazionale.
La collezione permanente: arte a Ferrara tra passato e presente
Il cuore del nuovo polo è la mostra permanente dal titolo Uno scrigno di storia. Arte a Ferrara tra passato e presente, curata da Lucia Peruzzi e Luciano Rivi. Il titolo non è casuale: lo “scrigno” richiama sia la funzione originaria dell’edificio — un luogo in cui si custodivano beni e risorse — sia il valore del patrimonio artistico che oggi vi trova sede.
La scelta di Peruzzi e Rivi come curatori indica un approccio radicato nella conoscenza del territorio. Una collezione permanente che si occupa di Ferrara deve necessariamente confrontarsi con una città che ha lasciato tracce profonde nella storia dell’arte italiana: dalla stagione rinascimentale alla cultura figurativa del Novecento. Il percorso espositivo si propone di connettere questi momenti, mostrando come la città abbia continuato a produrre e attrarre arte nel corso dei secoli.
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Il palazzo ospita anche l’archivio storico di BPER, che diventa così parte integrante dell’offerta culturale. Un archivio bancario può sembrare un elemento tecnico, ma in realtà è spesso una fonte straordinaria per ricostruire la storia economica e sociale di una città: contratti, fotografie, documenti amministrativi che raccontano Ferrara attraverso un angolo visuale insolito.
La mostra temporanea: da Hayez a Casorati, i fiori come metafora
Accanto alla collezione permanente, il palazzo inaugura con una mostra temporanea di grande ambizione: VANITAS. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati, curata da Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni. Il tema della vanitas — la riflessione sulla caducità della vita attraverso simboli come fiori, frutti e oggetti destinati a deperire — è uno dei più longevi nella storia dell’arte occidentale.
Mazzocca è uno dei maggiori storici dell’arte italiana dell’Ottocento, e la sua presenza come curatore garantisce un approccio rigoroso alla selezione delle opere. Il percorso copre un arco cronologico che va da Francesco Hayez, figura centrale del Romanticismo italiano, fino a Felice Casorati, protagonista del Novecento italiano. Due secoli di pittura italiana attraverso un tema apparentemente decorativo che nasconde, invece, una riflessione profonda sul tempo, sulla bellezza e sulla morte.
Scegliere la vanitas come tema inaugurale per un palazzo che era una banca ha anche una sua coerenza simbolica. Il denaro, come i fiori, è soggetto alla transitorietà. L’arte, invece, resiste.
Ferrara e il patrimonio architettonico: una questione aperta
Ferrara è una città che conosce bene il rapporto tra architettura storica e funzione culturale. Il polo culturale di BPER si inserisce in un contesto urbano dove palazzi rinascimentali, chiese medievali e residenze nobiliari convivono con la vita quotidiana della città. Il Corso della Giovecca, dove sorge il Palazzo Barbantini-Koch, è una delle arterie principali del centro storico, il che rende la scelta della sede particolarmente significativa: non un edificio decentrato o difficile da raggiungere, ma un palazzo nel pieno della vita ferrarese.
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La questione di come gestire il patrimonio architettonico delle banche è diventata sempre più urgente negli ultimi anni, man mano che la digitalizzazione ha ridotto la necessità di filiali fisiche e sedi rappresentative. Ferrara non è la sola città italiana ad affrontare questo tema. Ma la risposta di BPER — trasformare il palazzo in un polo culturale con collezione permanente, spazio espositivo e archivio — è una delle più articolate tra quelle finora proposte nel panorama italiano.
Non si tratta di una semplice apertura occasionale o di un evento una tantum. La struttura è pensata per funzionare in modo continuativo, con una programmazione che alterna la collezione stabile alle mostre temporanee, costruendo un’identità culturale propria.
Cosa aspettarsi da una visita
Chi arriva a Ferrara e vuole visitare il Polo Culturale de La Galleria BPER trova dunque tre livelli di esperienza sovrapposti. Il primo è quello dell’architettura: un edificio del primo Novecento, costruito per rappresentare solidità e prestigio istituzionale, con spazi interni che riflettono quella vocazione. Il secondo è quello della collezione permanente, che offre una lettura della storia artistica ferrarese curata da specialisti del territorio. Il terzo è quello della mostra temporanea, che inserisce Ferrara in un dialogo con la pittura italiana dell’Ottocento e del Novecento.
Per chi visita la città nell’ambito di un itinerario più ampio — Ferrara è Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1995 — il palazzo rappresenta una tappa che si affianca ai grandi musei civici e ai palazzi estensi, aggiungendo una prospettiva diversa: quella di una collezione bancaria aperta alla città, con tutto ciò che questo comporta in termini di storia locale, di memoria economica, di sguardo sul territorio.
Il Palazzo Barbantini-Koch non è diventato un museo nel senso tradizionale del termine. È qualcosa di leggermente diverso: uno spazio ibrido, in cui l’arte si mescola all’archivio, la storia si incontra con la contemporaneità, e un edificio che per decenni ha custodito risorse finanziarie comincia a custodire qualcosa di più difficile da quantificare. Ferrara, del resto, è una città abituata a questa complessità.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








