Molti non lo sanno, ma c’è un pericolo che si nasconde nelle mele che tutti consumiamo comunemente. Ecco a cosa bisogna fare attenzione.
Un’indagine recente condotta da PAN Europe, rete paneuropea di organizzazioni ambientaliste, ha fatto emergere dati inquietanti sulla presenza di un pericolo che si nasconde nelle mele consumate quotidianamente in Europa, con un focus particolare sull’Italia e l’Alto Adige. L’analisi ha coinvolto 59 campioni di mele provenienti da 13 Paesi dell’Unione Europea, rivelando una contaminazione diffusa che pone interrogativi importanti sulla sicurezza alimentare e sull’efficacia delle normative vigenti.
Residui di pesticidi nelle mele europee: un problema diffuso
Secondo il rapporto pubblicato nel 2025, l’85% delle mele convenzionali analizzate presenta residui di molteplici pesticidi, mentre solo il 7% dei campioni risulta totalmente privo di tracce chimiche. La situazione è particolarmente critica per la presenza di PFAS – sostanze chimiche pericolose note come “eterni”, capaci di persistere nell’ambiente e accumularsi nel corpo umano per lunghi periodi. Questi pesticidi sono stati rinvenuti nel 64% delle mele europee analizzate.
Un dato altrettanto allarmante riguarda la presenza di pesticidi neurotossici, riscontrati nel 36% dei campioni, e di sostanze classificate come “candidati alla sostituzione” dall’Unione Europea, categoria che include principi attivi pericolosi destinati a essere progressivamente eliminati. Tra questi, spicca il Fludioxonil, un pesticida PFAS riconosciuto nel 2024 come interferente endocrino dall’UE, la cui messa al bando è tuttora bloccata per resistenze politiche.

Pericolo di presenza di pesticidi nelle mele – discoveritalia.it
L’attenzione degli esperti si concentra soprattutto sull’effetto cocktail, ovvero la combinazione degli effetti tossici derivanti dalla presenza simultanea di più pesticidi in un singolo alimento. Come sottolinea Gergely Simon, noto attivista di PAN Europe, “L’Autorità europea per la sicurezza alimentare è stata incaricata vent’anni fa di definire una metodologia per regolamentare gli effetti combinati dei pesticidi, ma questo obbligo non è stato ancora adempiuto. Le evidenze scientifiche collegano sempre più l’esposizione cronica a questi residui a problemi di infertilità e potenzialmente al cancro.”
Il caso delle mele italiane e l’allarme per i consumatori
L’attenzione del rapporto si concentra in modo particolare sulla produzione italiana, soprattutto quella dell’Alto Adige, una delle regioni simbolo dell’eccellenza melicola nazionale. Sono stati analizzati cinque campioni di mele raccolti a settembre 2025 nei mercati contadini della Val Venosta, in località come Rabland ed Eyrs. Qui, l’80% delle mele esaminate presenta residui di pesticidi, con una contaminazione multipla anche nei prodotti venduti in mercati locali, che molti consumatori associano a genuinità e qualità superiore.
Tutte le mele italiane contaminate mostrano la presenza di pesticidi PFAS e sostanze “candidati alla sostituzione”, anche se, a differenza di altri Paesi europei, nei campioni italiani non sono stati rilevati pesticidi neurotossici. In definitiva, una sola mela su cinque risulta completamente priva di residui chimici, confermando che la contaminazione è ormai la norma.
Un paradosso normativo riguarda inoltre i bambini sotto i tre anni: le mele vendute liberamente agli adulti non sarebbero ammesse nei prodotti destinati all’alimentazione infantile, soggetti a limiti molto più restrittivi per tutelare lo sviluppo in questa fascia d’età. I genitori spesso ignorano che l’esposizione ai pesticidi per i più piccoli può essere fino a 600 volte superiore scegliendo frutta fresca “convenzionale” rispetto a prodotti specifici per neonati.
In attesa di interventi normativi efficaci, gli esperti raccomandano ai consumatori italiani di preferire le mele biologiche, prive di pesticidi di sintesi, o in alternativa di sbucciare la frutta convenzionale per ridurre l’esposizione ai residui, che si concentrano soprattutto sulla buccia.
Tuttavia, la responsabilità non può ricadere esclusivamente sulle scelte individuali. La questione della contaminazione delle mele italiane, simbolo di salute e tradizione alimentare, denuncia un modello agricolo e normativo che deve rimettere al centro la tutela dei cittadini e degli ecosistemi, anziché gli interessi dell’industria agrochimica.








