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Single è meglio (o peggio): se e a quale età la sologamia diventa un problema secondo gli psicologi

Con l’evolversi delle dinamiche relazionali e l’aumento dell’autonomia individuale, gli esperti di salute mentale hanno approfondito
La sologamia tra scelta consapevole e isolamento emotivo (www.discoveritalia.it)

Nel contesto sociale contemporaneo, la scelta di vivere da soli, nota come sologamia, è diventata un fenomeno sempre più diffuso.

Con l’evolversi delle dinamiche relazionali e l’aumento dell’autonomia individuale, gli esperti di salute mentale hanno approfondito gli effetti di questa condizione sulla psiche e sul benessere emotivo, analizzando se e quando la decisione di rimanere single possa trasformarsi in un problema.

La sologamia rappresenta, per molti, una scelta di vita consapevole ed emancipata in cui si privilegia la propria autonomia e indipendenza. Studi recenti evidenziano come molte persone trovino nella singletudine un’opportunità di crescita personale, di autodeterminazione e di realizzazione individuale senza le pressioni di una relazione affettiva tradizionale. Gli psicologi sottolineano che questa condizione può assumere connotazioni problematiche se si protrae senza un equilibrio sano tra socialità e solitudine.

Secondo gli specialisti, il problema principale si manifesta quando la sologamia si trasforma in una forma di ritiro sociale, con conseguenze sulla salute mentale e sul senso di appartenenza. L’isolamento prolungato può infatti favorire stati di ansia, depressione e senso di solitudine profonda, specialmente in assenza di una rete di sostegno sociale solida.

L’età e il momento critico della singletudine

Diversi studi psicologici suggeriscono che la percezione della singletudine cambia notevolmente in base all’età e alle esperienze di vita. La singletudine nei giovani adulti, spesso vissuta come una fase temporanea di esplorazione e sviluppo personale, raramente viene percepita come un problema. In questa fase, la sologamia può essere un’opportunità per consolidare l’identità e definire obiettivi di vita senza compromessi.

Al contrario, nelle fasce d’età più avanzate, in particolare oltre i 40-50 anni, la permanenza prolungata in uno stato di singletudine può iniziare a manifestare effetti negativi, soprattutto se non accompagnata da una rete sociale attiva e da relazioni significative. Gli esperti evidenziano che in questa fase della vita emerge un maggiore bisogno di condivisione e di intimità, e la mancanza di tali elementi può deteriorare il benessere psicologico.

Gli psicologi raccomandano di valutare attentamente le motivazioni dietro la scelta della sologamia e di monitorare i segnali

Psicologi e interventi per un equilibrio salutare(www.discoveritalia.it)

Gli psicologi raccomandano di valutare attentamente le motivazioni dietro la scelta della sologamia e di monitorare i segnali di disagio emotivo che possono emergere nel tempo. È fondamentale distinguere tra un desiderio autentico di autonomia e un meccanismo di difesa contro paure relazionali o traumi non risolti.

Interventi terapeutici mirati possono aiutare chi vive la singletudine in modo problematico a sviluppare nuove modalità di relazione e di socializzazione, favorendo il benessere emotivo. Inoltre, promuovere stili di vita che includano attività di gruppo, hobby condivisi e momenti di socialità può contrastare gli effetti negativi dell’isolamento.

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